Bologna, mercato d’inverno a saldo zero: poche certezze e tante domande
Il calciomercato invernale del Bologna si è chiuso senza squilli di tromba e con una sensazione diffusa di incompiuto. Non tanto per l’assenza del colpo, quanto per l’equilibrio complessivo delle operazioni. A poche ore dalla sfida contro il Milan, secondo in classifica, il tema mercato resta sullo sfondo come una nuvola che fatica a dissolversi.
I numeri parlano chiaro: tre giocatori ceduti – Holm, Fabbian e Immobile – più Sulemana, subito a segno al Cagliari, sostituiti da due esuberi arrivati in prestito fino a giugno, Sohm dalla Fiorentina e João Mario dalla Juventus, entrambi relegati a un ruolo marginale nelle rispettive squadre. A completare il quadro l’arrivo del ventenne norvegese Helland, difensore di prospettiva e di belle speranze, ma inevitabilmente bisognoso di tempo per adattarsi alla Serie A e ai meccanismi di Vincenzo Italiano.
Non è arrivata la cessione di Dominguez, rimasta in bilico fino all’ultimo giorno: il Cagliari spingeva, il Bologna ha resistito perché non è stato trovato un sostituto adeguato. Una scelta prudente, ma che fotografa un mercato più difensivo che propositivo. Nel frattempo, quasi tutte le rivali si sono rinforzate, mentre il Bologna è rimasto sostanzialmente fermo.
Da qui nasce il giudizio complessivo: difficile considerarlo un mercato positivo. Le motivazioni reali non sono note e le solite voci incontrollate non aiutano a fare chiarezza. È certo però che i giocatori ceduti hanno trovato destinazioni gradite e ingaggi superiori rispetto alle possibilità del club rossoblù. Il rischio, a lungo termine, è evidente: se si accontentano sempre i desideri individuali, il messaggio che passa è che chiedere la cessione conviene. E prima o poi, in fila, potrebbero arrivarne altri.
Sul piano economico, l’operazione Holm-Fabbian potrebbe garantire circa 31 milioni complessivi, qualora i riscatti andassero a buon fine. Ma non è affatto scontato (sullo svedese c’è il diritto da parte della Juventus, sull’azzurrino pende l’obbligo di riscatto ma solo in caso di salvezza della Viola). In caso contrario, entrambi torneranno a giugno, probabilmente più scontenti e meno motivati di prima: una variabile che non può essere ignorata.
Il mercato ha fatto discutere soprattutto per uno scambio simbolo: Holm per João Mario. Holm era partito fortissimo, tra i migliori assistman della Serie A, poi qualcosa si è incrinato. Un calo improvviso, una presenza sempre più defilata, fino alla separazione. Più che un’operazione tecnica, lo scambio è sembrato il riflesso di una squadra in cerca di serenità prima ancora che di qualità.
E allora la domanda vera non è “chi è arrivato?”, ma “cosa serviva davvero al Bologna?”. Forse non un grande nome. Forse ritrovare il gruppo. Perché questo Bologna è cresciuto non grazie ai singoli, ma attraverso un’identità forte: coesione, mentalità, equilibrio. Un’identità che ha riportato una città a vincere una Coppa Italia e a respirare aria d’Europa. Ed è proprio quell’equilibrio che negli ultimi due mesi sembra essersi smarrito.
La linea societaria, ribadita anche da Marco Di Vaio, è stata chiara: “Non abbiamo necessità numeriche”. Tradotto: niente rivoluzioni, niente panico, ma un mercato di assestamento in vista di un’estate che potrebbe essere decisiva. Helland è un investimento sul futuro, Sohm e João Mario pedine di scambio, senza aumentare la profondità della rosa ma cercando di mantenere in piedi il progetto.
Ora, però, il tempo delle analisi è finito. Davanti ci sono campionato, playoff di Europa League e Coppa Italia. Tre competizioni che diranno se questo mercato è stato semplicemente prudente o realmente lungimirante. Forse il vero colpo non sarà arrivato a gennaio, ma dovrà essere il ritorno di un Bologna che si riconosce come squadra. Perché, alla fine, è questo che serve davvero: ritrovare sé stessi.
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