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Bologna, Dall’Ara affamato ma l’attacco resta a digiuno: 360’ senza esultareTUTTO mercato WEB
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ieri alle 08:00Serie A
di Leonardo Nevischi

Bologna, Dall’Ara affamato ma l’attacco resta a digiuno: 360’ senza esultare

Il problema non è stato il caldo. E probabilmente non è stato nemmeno il campo “allentato”. Il problema è nella testa. Il giorno dopo lo 0-0 tra Bologna e Cagliari lascia una sensazione più pesante del punto mosso in classifica. Perché il Bologna non è semplicemente una squadra che fatica a segnare: è una squadra che sembra aver perso brillantezza mentale, lucidità nelle scelte, fiducia nei propri mezzi. I numeri, in questo senso, sono impietosi: 360 minuti senza gol, un digiuno che attraversa competizioni e contesti diversi — dall’Europa contro l’Aston Villa nel ritorno dei quarti di finale al campionato contro Juventus, Roma e Cagliari. E proprio questo è il punto. Perché se contro una squadra chiusa e organizzata come il Cagliari si può anche accettare la difficoltà nel trovare spazi, diventa più complicato giustificare lo stesso vuoto offensivo contro avversari che hanno concesso campo, ritmo e possibilità di giocare. È lì che emerge il blocco: non nelle gambe, ma nella testa. Nel post-partita, Vincenzo Italiano ha provato a spiegare così la prestazione: “I miei giocatori hanno cercato di dare il massimo, ma avete visto anche i risultati dagli altri campi (facendo riferimento ad Atalanta-Genoa e Como-Napoli entrambe terminate senza reti, ndr): pochi tiri in porta, molto caldo, campo allentato. Dovevamo essere più veloci nel giro palla ma non ci siamo riusciti”. Parole che suonano più come un tentativo di contestualizzare che come una vera analisi del problema. Perché se è vero che anche altre partite della giornata sono state avare di spettacolo, è altrettanto vero che il Bologna arriva a questo momento con un trend preciso e preoccupante. La squadra gira lenta, il pallone viaggia senza incisività, le soluzioni offensive si riducono a tentativi isolati. Manca quella scintilla che per mesi aveva reso il Bologna una delle realtà più interessanti del campionato. E quando la brillantezza svanisce, emergono i limiti: meno movimenti senza palla, meno coraggio nell’uno contro uno, meno cattiveria negli ultimi metri. Il dato casalingo, poi, pesa come un macigno. Nove sconfitte in diciotto partite al Dall’Ara non sono un dettaglio, sono un segnale. E anche in una giornata in cui non si perde, il pareggio contro il Cagliari non basta a invertire la percezione: in casa ci si aspetta di più, soprattutto in un momento della stagione in cui sarebbe servito uno scatto (dati gli ultimi risultati dell’Atalanta e uno scontro diretto da giocarsi, il settimo posto non era poi così irraggiungibile). Il Bologna, oggi, non è stanco: è svuotato. E la differenza è sostanziale. Sebbene Italiano abbia detto che “giocare quattro competizioni toglie punti al campionato e questa rosa non era attrezzata per giocarle”, è altrettanto vero che la stanchezza si gestisce, si allena, si recupera. Il vuoto mentale, invece, è più subdolo: ti rallenta, ti rende prevedibile, ti toglie quell’istinto che trasforma un’azione normale in un’occasione da gol. A tre giornate dalla fine, la questione non è più solo tecnica o tattica. È una questione di reazione. Perché il rischio, altrimenti, è che questo finale di stagione scivoli via senza lasciare traccia, se non quella di un’occasione che, lentamente, si è spenta.