Cagliari, Zappa: "La retrocessione è stata dura. Serie B? Ci sentivamo in difetto"
Gabriele Zappa non ha ancora compiuto 27 anni, ma è ormai un veterano in casa Cagliari, perché gioca in Sardegna dal 2020. Ai microfoni della Lega di Serie A ha spiegato che cosa lo ha spinto a rimanere in rossoblù: "Ormai siamo tutti abituati che un giocatore fa uno o due anni e poi cambia. Ogni tanto ne parlo con Pavoletti, con Deiola, con quelli che mi hanno visto arrivare da ragazzino, anche con il mister. Mi dice sempre: 'Ti ho visto arrivare che eri un bambino'".
Le piace giocare a calcio o è più un lavoro?
"A me fa impazzire giocare a calcio, soprattutto lo spogliatoio. Non vedo l’ora di arrivare al campo per dire cavolate con i compagni. Da vedere invece non mi piace tanto. Dopo una giornata intera al campo non ho voglia di guardare altre partite a casa, tranne qualche bella di Champions".
La retrocessione è stata dura?
"È stata una bella batosta. Nessuno se l’aspettava, avevamo una squadra forte. Poi sentivamo i nostri tifosi esultare ogni 20 minuti perché la Salernitana prendeva gol… Ma la palla non voleva entrare. È brutto deludere così tanta gente e te stesso".
Eppure è rimasto in Serie B. Perché?
"Molti di noi si sono sentiti in difetto. Sentivamo di dover fare qualcosa per riportare il Cagliari in Serie A".
Come ha vissuto la sera della salvezza a Milano?
"Eravamo in hotel, giocavano Crotone-Benevento prima di noi. Io guardavo la partita sull’iPad perché il mio compagno di stanza dormiva. Quando è arrivato il gol che ci salvava, ho sentito tutti i compagni picchiare sulle porte. Siamo usciti in corridoio ad abbracciarci. È stata una salvezza sudata."
Il salto dalla Primavera dell’Inter alla prima squadra del Pescara com’è stato?
"Non l’ho sentito tanto perché avevo già fatto un anno da fuori quota e mi allenavo spesso con la prima squadra. Poi è arrivato il Covid, ho vissuto due mesi da solo in casa… quello è stato tosto."
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