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Marino: "Italia non pronta per Gama come vicepres. FIGC. Ma sarebbe scelta bella e coraggiosa"

Marino: "Italia non pronta per Gama come vicepres. FIGC. Ma sarebbe scelta bella e coraggiosa" TUTTOmercatoWEB
Claudia Marrone
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Claudia Marrone
Oggi alle 11:49Calcio femminile
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Nel corso della diretta mattutina della radio di TuttoMercatoWeb.com, in attesa di sapere se sarà ammesso al prossimo corso UEFA Pro a Coverciano, è intervenuto l'ex tecnico della Triestina Giuseppe Marino. Che ha detto la sua sulla situazione del campionato di Serie C, che deve ancora completarsi a livello di organico e vedrà alcune formazioni partire penalizzate: "Questa esperienza l'ho vissuta l'anno scorso a Trieste: il problema è che molto spesso noi allenatori siamo chiamati poi dopo a fare il nostro lavoro nel migliore dei modi possibili, e non è sempre è facile, quando parti con una penalizzazione purtroppo sei cosciente del fatto che può succedere di tutto. Certo, dipende anche da che tipo di penalizzazione, perché magari un -6 può essere una passeggiata rispetto a un -25, che è stata un pochino una sentenza data indirettamente alla squadra che ho allenato lo scorso anno. A ogni modo, bisogna vedere sempre come viene vissuta anche la situazione, può divenire un peso ma anche invece un moto di orgoglio, perché poi lì fai vita o morte. È una situazione che va gestita diversamente da una partenza normale, però la differenza comunque la fa l'entità della stessa, anche se è poi sempre meglio partire senza deficit".

Ogni anno, però, la situazione si ripete. Da ora in avanti, la Federazione deve davvero fare un qualcosa, deve cambiare un sistema.
"Assolutamente. Non credo sia giusto che debbano pagare coloro che lavorano sul campo, deve essere controllato tutto all'inizio. Sappiamo che le problematiche ci sono e ci possono essere in tutte le società, in tutte le realtà, in tutte le nazioni, ma qui ora serve una svolta, magari normative più severe all'inizio, nelle iscrizioni, nell'accettare determinate domande, con il tutto che poi mina anche la credibilità di un campionato".

Lei è un tecnico giovane, che nasce nel calcio femminile. Mi ha colpito molto una sua recente intervista, dove ha detto che li ha vissuto progetti stabili e vincenti. Perché un mondo come quello femminile, in Italia, è invece ancora bistrattato, quando poi può dare invece sbocchi di lavoro importanti?
"È una domanda che si dovrebbe fare a chi sta ai vertici. Io credo che gli sport, in entrambi i contesti, debbano avere la stessa parità sia di remunerazione, ma soprattutto di riconoscenza e anche di visibilità. Io per anni, perché sono stato nel femminile per 13 anni, ho vinto tre campionati, ho vinto la Coppa Italia, ho disputato finali nazionali, ma ho avuto visibilità ridotta, nonostante quella sia stata una tappa fondamentale del mio percorso: non avendo un passato nobile da ex calciatore, ho dovuto fare la vera e propria gavetta, dalle scuole calcio, dai Piccoli Amici fino alle categorie regionali. Poi ho fatto le categorie nazionali a livello giovanile, ma non avendo avuto la possibilità di lavorare nel maschile perché non conoscevo nessuno, sono entrato nel femminile. Da lì ho provato a costruirmi una carriera, a ritagliarmi uno spazio, ma in questa nazione c'è difficoltà ad accettare quello che è il calcio femminile, ma soprattutto quello che è lo sport al femminile in generale. Ed è una cosa che mi fa una rabbia enorme perché l'ho vissuto e perché so i sacrifici che ci sono dietro, sono gli stessi che vengono fatti nel dilettantismo quando si parla del giocatore che aspira al professionismo. Quando ci sono passione e sacrifici, è giusto equiparare tutto a livello di visibilità. Poi sta alla gente decidere quale è lo spettacolo che vogliono seguire di più, però dare almeno pari opportunità, questo credo che sia sia la base da dove da dove dovrebbe partire la il nuovo percorso della Federazione".

Si è parlato del profilo di Sara Gama come possibile vicepresidente della gestione Malagò. Ma l'Italia è pronta a una Gama come vicepresidente federale?
"Se vuoi la risposta politically correct dovrei darti una risposta che non corrisponde a cosa penso. Perché no, non credo che l'Italia sia pronta a una scelta del genere: qualora il presidente dovesse però farla, e sarebbe una scelta tanto coraggiosa quanto ambiziosa e bella, non credo sarebbe vista di buon occhio. Però auspico che il presidente faccia valere realmente quello che è nella sua testa e che ridisegni un percorso diverso dagli altri. Gama l'ho conosciuta, l'ho affrontata da calciatrice, è stata la bandiera di una di una società molto importante del calcio italiano femminile, ha un percorso importante alle spalla, e che credo possa essere la persona giusta per una ripartenza. Ma viviamo in un mondo dove, come ha detto anche il CT della Nazionale Baldini, si fanno delle etichette. La cosa bella che sto vedendo adesso è a esempio un Canzi che dalla Juventus Women torna al Cagliari maschile, o tecnici che dalla A femminile passano al professionismo maschile, e questo è quello che dovrebbe succedere a condizioni normali. Invece di appicciare etichette, si dovrebbe far lavorare chi ha passione, chi ha voglia, chi trasmette emozioni, chi vive ancora di emozioni e chi crede che questo sport trasmetta ancora qualcosa, e non sia solo figlio di interessi economici. Anche perché stiamo pagando la non apertura verso la meritocrazia. Andiamo dietro dietro al nome, andiamo dietro a quello che pensiamo che possa rappresentare un qualcosa di estetica, ma non andiamo sui contenuti, non andiamo sulla sostanza. Ed è un problema, che sto vivendo anche in prima persona".

Il suo nome però circola per le panchine di Serie C. Cosa sta bollendo in pentola?
"Tutto e niente, come spesso accade in questa fase: ci sono sondaggi, telefonate, però al momento non si è concluso niente. Rimango in attesa di un progetto che mi dia la possibilità magari di partire in delle condizioni diverse, un po' più serene, rispetto a quelle che ho vissuto, che mi dia la possibilità di dimostrare, come ho fatto l'anno scorso, di poter tranquillamente affrontare queste categorie. So che siamo tanti, so che noi allenatori siamo tantissimi, però io ho sempre provato a portare sostanza, contenuti, a cercare comunque di dare un'identità a quelle che sono le squadre dove sono stato, caratteriale ma anche tattica. Vedremo, ma la voglia di tornare in pista è tanta".

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