Il paradosso del campionato
Sembra quasi un paradosso, ma il campionato pare ormai diventato una parentesi fra le partite di coppa. Che siano quelle di coppa Italia o di Champions League poco importa. Un po’ per “colpa” del Napoli che ha messo talmente tanti punti fra sé e le inseguitrici che il capitolo scudetto è ormai soltanto da sistemare formalmente. Un po’ per responsabilità, stavolta senza virgolette, della corsa Champions (o corsa Europa) che mai come in questa stagione è frizzante, quanto imprevedibile. Ma è una corsa all’indietro. L’incredibile mancanza di continuità nei risultati ha fatto in modo che la Juventus (attualmente penalizzata di 15 punti) possa pensare di rientrare… La Champions della prossima stagione però è fondamentale. Per qualcuno addirittura vitale, come ha dichiarato Marotta alla vigilia della semifinale contro la Juventus. Prescindere dalla Champions non si può, soprattutto per chi ha bisogno di continuare a incassare, senza voler fare troppe cure dimagranti.
Ecco perché un paradosso. Sì, il Napoli che ha vinto. Sì la lotta salvezza che oggi sembra abbastanza delineata. E così le sfide di questo weekend pasquale sembrano meno affascinanti. Tutti a pensare a cosa è successo nelle semifinali di coppa, tutti a pensare ai prossimi impegni in Europa, tra Champions, Europa League e Conference. In poche partite per dare un giudizio definitivo, per capire se la stagione è colorata oppure rimane in bianco e nero.
E pensare che in una partita le variabili che possono condizionare il passaggio del turno sono tantissime. E non tutte governabili. Si dice sempre che vincere un campionato significa effettivamente essere i più forti: aver avuto la costanza, aver battuto tutti, averli affrontati tutti più o meno nelle stesse condizioni. E se pensate agli episodi che comunque indirizzano una partita (e le polemiche) in campionato, pensate a quanto possano incidere in 180 minuti.
Ecco perché la Champions è chiamata la competizione dei dettagli. Ma lo stesso vale per Europa League e Conference. Basta poco per indirizzare la partita. O le partite. Chiunque può sperare. In una partita chiunque può vincere. Si, puoi partire con il favore del pronostico. Ma in una partita secca può succedere qualsiasi cosa. Un po’ meno in un andata e ritorno. Decisamente meno in un campionato intero.
E viene il dubbio che proprio pensando troppo alle coppe, ci si rifugi in una sorta di complesso di inferiorità. E’ più “facile” vincerne due (o imbroccarne due) che avere continuità. E sarebbe un gravissimo errore. Proprio perché manca la continuità se poi magari capita un errore sarà ancora più difficile porvi riparo.
Ci può insegnare qualcosa la partita di campionato fra Napoli e Milan: quella serata storta del Napoli (o particolarmente valida del Milan), fosse successa in Europa avrebbe condizionato il turno. O anche la semifinale fra Juventus e Inter. E’ bastato un gol su rigore nel recupero del secondo tempo, l’unico gol segnato dall’Inter contro la Juve in questa stagione per poter tenere tutto ancora aperto. I giudizi, probabilmente, fino al 92esimo erano completamente diversi.
Senza poi scomodare tutto quello che è successo dopo.
Ma se queste cose poi dovessero cambiare nelle eliminazioni dirette, i motivi di rammarico per le difficoltà in campionato sono addirittura superiori.
E allora, proprio per evitare di trovarsi in mano con il cerino, ecco il campionato, che non è solo una parentesi. Ma il portone principale. Per la continuità: sportiva e non.






