Il fantasma di Albert Gudmundsson è l'idea di Gudmundsson: per l'islandese un'altra partita da "007"
Un fantasma si aggirava ieri sera sul campo del BluEnergy Stadium. Aveva la dieci sulle spalle, il ciuffo biondo e uno sguardo poco convinto, non nuovo per lui. Ci son partite in cui Albert Gudmundsson fa il Gudmundsson e alcune in cui è solo Albert, un passante, una comparsa sfocata in un film d'azione, che passeggia mentre il palazzo dietro di lei prende fuoco. Specifica importante, la condizione fisica: Gud ha subito un brutto colpo meno di un mese fa, distorsione alla caviglia contro il Torino e venti giorni di stop. Ieri è stato lanciato dal primo minuto e ha giocato tutta la partita; il suo apporto è da James Bond, ma in senso negativo: lo chiamavano 007, zero tiri, zero dribbling riusciti, sette palle perse.
E, soprattutto, un atteggiamento, una prossemica, che a qualcuno comincia a stancare. Chiariamoci, l'islandese biondo non sarà mai uno da vena al collo come De Rossi, va ascritto alla categoria degli 'indolenti', talenti che spesso fanno pesare il proprio dono. A questo proposito mister Roberto Malotti, ospite qualche giorno fa di Radio FirenzeViola, faceva una considerazione interessante, "Lui è uno che non sarà continuo per definizione ma farei sempre giocare, perché ha un talento tale per cui a fine stagione le gare in cui non la struscia sono giustificate da quelle in cui fa la differenza" (qui l'intervento integrale dell'ex allenatore del Grosseto).
Ora però, con diciotto mesi di Gud a Firenze, in tanti si interrogano su questo bilanciamento tra partite no e partite sì, e in generale sull'ipotesi che il gioco non valga la candela (20 milioni spesi per il cartellino del classe '97). I numeri dicono, 57 partite col giglio sul petto, 15 reti (la metà su rigore), una dozzina di assist. Quello e i numeri non dicono rappresentano l'incognita sull'immediato futuro: senza Solomon, le luci dei riflettori - e della critica - saranno puntate con ancora più insistenza su di lui, per qualità, per il dieci sulle spalle, per il prezzo del cartellino.
Indipendentemente dal ruolo - col Parma dovremmo rivederlo a sinistra, in una posizione in cui, a dir la verità, si era distinto per un buono spirito di abnegazione, mancando però nel peso sotto porta - il prossimo mese dirà tanto sulla carriera di un giocatore che compirà 29 anni a metà giugno e rimane, ancora, un'illusione da limitare solo al secondo anno al Genoa. Per adesso il Gud a livelli da Gud si è visto solo in quella strana annata con Gilardino, poi il mito e l'idea di un trequartista così incisivo si sono tramandati per racconti, singole giocate e tocchi di palla che continuano a illudere che lì sotto ci sia ancora qualcosa.






