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Niccolò Trapani si racconta: "Sogno lo scudetto. I gradoni nel 3-0 alla Juve un ricordo indimenticabile. Mi sento pronto per il salto"
Oggi alle 19:00Copertina
di Andrea Giannattasio
per Firenzeviola.it

Niccolò Trapani si racconta: "Sogno lo scudetto. I gradoni nel 3-0 alla Juve un ricordo indimenticabile. Mi sento pronto per il salto"

Leader, bandiera e capitano: Niccolò Trapani è il volto di una Primavera viola che sogna in grande. Terzino destro classe 2006, nato a Bagno a Ripoli e cresciuto per undici anni nel vivaio della Fiorentina, è oggi uno dei punti fermi della squadra guidata da Daniele Galloppa. Intervistato da Radio FirenzeViola durante la trasmissione Made in Viola (in onda ogni sabato dalle 20 alle 21), racconta ambizioni e percorso: con la Primavera stabilmente ai vertici del campionato, il sogno non è più soltanto crescere, ma portare a casa lo scudetto. E lui vuole esserne un protagonista.

Niccolò Trapani, ben trovato. Vorrei ripartire dal tuo meraviglioso gol che ha portato al pareggio con la Roma: forse uno dei più belli della tua carriera. Raccontacelo.
"Sì, forse è il più bello della mia carriera. È arrivato in un momento molto importante, perché era una partita che sentivamo tanto: affrontavamo la prima in classifica e volevamo giocarci le nostre carte, anche per riscattare la sconfitta dell’andata al Tre Fontane. In generale stiamo bene, anche la squadra è in salute: siamo sereni mentalmente e concentrati sull’obiettivo".

Hai detto più volte che mister Galloppa ti chiede di migliorare sotto porta. Ti ha detto qualcosa dopo quel gol?
"Il mister mi ha sempre chiesto di migliorare negli ultimi metri e sono d’accordo con lui. Ultimamente sto trovando qualche gol e qualche assist, mi fa i complimenti, ma mi chiede sempre di restare concentrato e continuare a lavorare così".

Quella rete è un po’ l’emblema di una Primavera che non molla mai. È così?
"Sì, è vero. Siamo una squadra che ha avuto qualche momento di flessione, ma è sempre pronta a riscattarsi. Anche quando andiamo sotto senza meritarlo, non molliamo mai: conosciamo i nostri mezzi e fino all’ultimo secondo proviamo a ribaltarla. È successo con il Milan, con la Roma, in casa col Bologna. Ci basta un episodio per riaccenderci ed è una caratteristica molto importante che dobbiamo tenerci stretta".

Siamo all’ultima sosta prima del rush finale. Che bilancio fai della stagione?
"Il bilancio è sicuramente positivo, perché siamo primi a pari merito ed è un piazzamento importante. È vero però che abbiamo lasciato qualche punto per strada, in partite che meritavamo di vincere: penso a Cesena, a Milano con l’Inter, alla Coppa Italia con il Sassuolo e anche alla gara di Torino. Dispiace anche per la Youth League: vedendo il percorso dell’Inter sarebbe stato bellissimo arrivare fino in fondo. Però in campionato siamo sulla strada giusta".

Vi sentite la squadra da battere?
"Conosciamo le nostre potenzialità e ci riteniamo una delle squadre più forti del campionato. Ma deve essere una consapevolezza che ci dà forza, non presunzione: dobbiamo affrontare tutti sapendo che, imponendo il nostro gioco, possiamo battere chiunque".

Undici anni alla Fiorentina e quest’anno la fascia di capitano: cosa significa per te?
"Dopo undici anni, chiudere il percorso nel settore giovanile con la fascia è un grande riconoscimento. È anche la conferma di aver fatto un percorso giusto, migliorando anno dopo anno. È un onore, perché il punto più alto del vivaio è la Primavera, e viverla da capitano è motivo di orgoglio. In campo mi dà ancora più senso di appartenenza: già entrando con la fascia e lo stemma della Fiorentina ti senti felice".

Da capitano fai anche discorsi alla squadra? Come motivi i tuoi compagni?
"È molto soggettivo, ognuno vive il ruolo a modo suo. Spesso parla il mister prima delle partite, io preferisco intervenire a livello individuale. Conoscendo bene i miei compagni, cerco di dire a ciascuno le cose giuste: c’è chi ha bisogno di essere caricato e chi invece preferisce restare concentrato. Essendo qui da tanti anni e con un gruppo che è cambiato poco, riesco a capire cosa serve a ognuno".

Non è facile gestire tante persone. Come lo vivi?
"La vivo serenamente. Non è solo il pre-partita: durante la giornata, a mensa, mentre ascoltiamo musica o entriamo in campo, ci sono tanti momenti per parlare, dare consigli o anche solo trasmettere energia".

Raccontaci la tua carriera e da dove nasce la passione per il calcio.
"Giocavo fin da piccolo nei campini di Ponte a Ema, spesso con ragazzi più grandi di me, quindi dovevo usare la tecnica per evitare i contrasti. Poi sono andato a Belmonte per tre anni, dove ho conosciuto anche Conti, con cui gioco ancora oggi. Successivamente mi ha chiamato la Fiorentina: essendo tifoso ho accettato subito, e ora sono qui in Primavera".

Hai sempre fatto il terzino destro?
"No, all’inizio ero un attaccante esterno fino all’Under-16. Poi con mister Galloppa ho iniziato ad arretrare, come terzino o quinto. In Under-18 invece ho giocato anche a centrocampo, da mediano o mezzala: quell’esperienza mi ha aiutato molto, sia nella personalità sia nella lettura del gioco. Ora, anche tornando sulla fascia, mi porto dietro tutto quello che ho imparato".

Nel tempo libero segui solo calcio?
"Seguo molto calcio perché è una passione, sia la Fiorentina che in generale. Mi piace anche il basket, seguo l’NBA quando posso. Poi guardo serie TV più che film e cerco di uscire con gli amici: è importante staccare dopo giornate lunghe al campo".

Sei anche appassionato di fantacalcio…
"Sì, anche se quest’anno sta andando male! L’anno scorso avevamo vinto. Faccio la squadra con Martinelli: quest’anno abbiamo preso Fazzini, che ho conosciuto in ritiro in Inghilterra. È un ragazzo eccezionale e un calciatore fortissimo".

Chi sono i tuoi modelli di riferimento nel calcio di oggi?
"Nel mio ruolo guardo molto João Cancelo, soprattutto per come interpreta il ruolo da terzino moderno, anche a sinistra e da invertito. In generale però mi colpisce l’ambiente della prima squadra: l’attenzione ai dettagli prima e dopo l’allenamento, il lavoro con i preparatori. È quello il livello a cui ispirarsi".

Da tifoso viola, qual è la tua Fiorentina del cuore?
"Una delle emozioni più grandi è stata il 4-2 contro la Juventus: avevo otto anni ma lo ricordo benissimo, con la tripletta di Giuseppe Rossi. Quella squadra aveva una qualità altissima. Ma anche la Fiorentina degli ultimi anni mi sta piacendo molto".

Ti è capitato di tornare in curva a tifare?
"Sì, l’anno scorso sono andato con alcuni compagni di Primavera a vedere Fiorentina-Juve 3-0 e la semifinale di Conference con il Betis. Sono partite che si sentono tanto e viverle in curva è bellissimo".

Com’è stata la partita con la Juve?
"Bellissima. Dopo il terzo gol di Gudmundsson abbiamo fatto anche i “gradoni” e ci siamo ritrovati diversi metri più avanti per l’esultanza ai gol (ride, ndr). Vincere contro la Juve, con gli amici, è sempre un ricordo speciale".

Questo tuo senso d'appartenenza si ritrova anche nell’Under 18 che ha vinto il Viareggio dopo 34 anni: quanto sei contento?
"Tanto. Avendolo giocato so quanto sia difficile, con partite ogni tre giorni. Ho fatto i complimenti ai ragazzi e al mister Capparella: per lui è stata anche una rivincita dopo la finale persa l’anno scorso".

Che effetto ti fa vedere un tuo coetaneo come Niccolò Fortini in prima squadra?
"È bellissimo. Lo conosco da undici anni e vederlo arrivare lì ti dà fiducia: ti fa pensare che ce la puoi fare anche tu. È un ragazzo che lavora tanto e si merita tutto".

E invece l’esordio di Riccardo Braschi? Pare sia tornato con la mentalità giusta...
"Sono felicissimo per lui, è un amico stretto e se lo merita. Non è facile tornare in Primavera dopo l’esordio, ma lui è tornato con la testa giusta e ha dato una grande mano alla squadra. Mister Galloppa batte sempre su questo tasto, ovvero quello di non sentirsi mai appagati".

Dopo il Viareggio della 18, la Primavera cosa vorrebbe regalare al club nell'anno del centenario? Lo scudetto?
"Sì, assolutamente. Sarebbe bello rivivere certe emozioni e magari vincere, dopo la finale persa l’anno scorso. Sarebbe speciale portare a casa sia il Viareggio che il campionato, anche in memoria del presidente".

Quanto manca a Trapani per l’esordio in prima squadra? Ti senti pronto?
"Il sogno è quello, soprattutto se si tratta della squadra del cuore. Quest’anno credo di essere cresciuto tanto rispetto alla scorsa stagione. Allenarmi con la prima squadra mi ha fatto imparare molto. Mi sento pronto: devo farmi trovare pronto in allenamento, poi la decisione spetta al mister e alla società. Io sono pronto".