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tmw / fiorentina / L'editoriale
A Lecce i viola devono confermare quanto di buono hanno fatto contro il Palace. Firenze discute la conferma o meno di Vanoli, che ha fatto un ottimo lavoro. E poi ricordiamoci i giudizi sui predecessori...TUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Alberto Polverosi
per Firenzeviola.it

A Lecce i viola devono confermare quanto di buono hanno fatto contro il Palace. Firenze discute la conferma o meno di Vanoli, che ha fatto un ottimo lavoro. E poi ricordiamoci i giudizi sui predecessori...

La trasferta di Lecce è decisiva per forza, ma senza angoscia, senza panico, senza il terrore che ha accompagnato la Fiorentina fino a un paio di settimane fa. Il Salento può diventare il punto della svolta definitiva in caso di vittoria: la squadra di Vanoli salirebbe a 38 punti e spingerebbe i leccesi, terz’ultimi, a -11. Il che, a cinque giornate dalla fine, equivale a una salvezza praticamente certa. Siccome la Fiorentina in questa stagione non è mai stata una squadra affidabile, non è consigliabile prendere la vittoria sul Crystal Palace come una totale garanzia per il futuro. Meglio aspettare ancora un po’, anche per questo motivo la partita di lunedì a Lecce può diventare interessante.

Se i viola hanno davvero svoltato, come farebbe pensare non tanto la vittoria ma soprattutto la prestazione di giovedì scorso, dovranno dimostrarlo in Puglia. Ora però è giusto sottolineare il lavoro di Vanoli, la crescita di Ndour, la ripresa di Gudmundsson e il buon ritorno di Solomon, tutto quello che si è visto contro gli inglesi in Conference League. Il valore di questo successo diventa ancora più considerevole se si pensa agli assenti: erano fuori Dodo, Parisi e Kean. Chi ha giocato al posto dei primi due non li ha fatti rimpiangere. Probabilmente il Crystal Palace avrebbe impostato una partita diversa se non fosse arrivato a Firenze con i tre gol di vantaggio realizzati a Londra, ma questo non può togliere i meriti alla Fiorentina, che ha giocato con coraggio, personalità e attenzione.

Sull’unica distrazione (di Gosens) ha preso il gol che avrebbe chiuso non solo la qualificazione ma anche la partita se la Fiorentina fosse stata la squadra di due o tre mesi fa, e invece è riuscita a rimontare, come era successo due volte in Conference contro il Ratkow e in campionato contro l’Inter. È decisamente il momento migliore dei viola: nelle ultime quattro gare di campionato ha fatto 10 punti. È vero che a Verona era più giusto un pareggio, ma con l’Inter forse era più giusta una vittoria della Fiorentina. Oggi la squadra ha un’altra faccia, un altro colore: è quella che tutti avevamo immaginato alla vigilia di questa stagione, prima che precipitasse all’ultimo posto. Non ruba l’occhio, non incanta con il gioco, però ha sostanza, ha corpo robusto e testa fresca.

Sotto questo aspetto il merito di Vanoli non va trascurato. Dall’inizio del 2026 la Fiorentina è settima in classifica, la posizione che molti pronosticavano dopo la fine del mercato estivo. Vanoli ha trovato una squadra desertificata, senza niente, smarrita e impaurita, con statistiche che la condannavano alla Serie B. Non è stato facile risollevarla e infatti i suoi primi mesi sono stati difficilissimi. Poi, poco alla volta, anche grazie a un paio di intuizioni eccellenti (come Parisi ala destra e Fagioli regista), la Fiorentina è tornata in linea di volo. Come ogni anno, Firenze discute animatamente sulla conferma o meno dell’allenatore. Vanoli non piace a tutti, ma forse vale la pena ricordare quanto accaduto con i suoi predecessori: Italiano (tre finali) litigava quasi ogni partita con i tifosi del parterre e non godeva di grande consenso, su Palladino (65 punti) si è scatenata la contestazione e su Pioli (un disastro dall’inizio all’esonero) erano (eravamo...) quasi tutti convinti che sarebbe stato l’allenatore della grande stagione viola. Quindi meglio restare cauti e aspettare la fine del campionato prima di dare giudizi. Perché, come accade nel calciomercato, non è importante chi parte ma chi arriva. Se al posto di Vanoli la Fiorentina prende un grande allenatore (ricordando che Pioli apparteneva — e appartiene — a questa categoria avendo vinto lo scudetto con il Milan), allora va bene. Ma se dovesse arrivarne uno dello stesso livello, allora conviene pensarci molto bene. Anche perché l’eventuale rilancio della Fiorentina passa sì dalla panchina, ma solo dopo la proprietà, la società e la squadra.