Vanoli e De Rossi: due destini incrociati, percorsi identici ma narrazioni agli opposti
5 novembre 2025, 9 novembre 2025, 10 maggio 2026. Tre date che segnano la storia recente di Paolo Vanoli e Daniele De Rossi, due tecnici dalle traiettorie di carriera che tendono ad attrarsi. La prima, 5 novembre: Paolo Vanoli firma per la Fiorentina, Daniele De Rossi si lega al Genoa. Nelle ore precedenti erano due profili interscambiabili per i due poli, e così c'è un universo parallelo in cui De Rossi ha scelto di andare a Firenze e Vanoli a Genova. Quattro giorni dopo, il 9 novembre, il debutto da avversari sulle nuove panchine: un 2-2 pirotecnico in cui fu esaltato il carattere del Genoa mentre furono messe in evidenza le crepe difensive e mentali dei viola. Questo rimane un leitmotiv nella lettura dei due allenatori, complice anche piazze e contesti diversi; complice anche un concetto, quello di 'aura', che adesso serve a spiegare un po' tutto ma in questo caso è calzante, perché giustifica due narrazioni diverse.
Due narrazioni
De Rossi è l'uomo dal carisma magnetico, la ventata d'aria fresca che irrompe in casa quando apri la finestra, ti rapisce subito a parole, poi nei fatti, perché in effetti per un mondo calcistico che ristagna sempre nei soliti luoghi comuni e nelle frasi fatte stantie lui è uno che quando parla non è mai banale; Vanoli è il mr. Wolf, l'agente chiamato a ripulire la scena del crimine, deve fare un lavoro veloce, badare poco all'estetica, si è deciso così di default che non può essere degno di allenare la Fiorentina perché 'Firenze punta al bello', per diritto divino, dimenticandosi che forse il brutto (il tragico anche, visto lo 0-4 di Roma) fatto vedere dallo stesso Vanoli sia piuttosto dovuto a una situazione catastrofica che ha ereditato.
Un girone dopo
Entrambi hanno adempiuto al loro compito, anche se al secondo manca ancora un punto per 'festeggiare' la matematica salvezza. Entrambi si trovano di fronte però in un momento in cui i loro indici di gradimento sono agli antipodi. Ddr è il fiero condottiero di un Genoa che guarda in avanti - e con lui al timone-, provate a chiedere qualcosa di lui a un tifoso del Grifone e vi risponderà con gli occhi e il linguaggio dell'amore; provate a chiedere la stessa cosa, su Vanoli, a un tifoso viola, e ci sarà un'altissima probabilità che dopo una patina di doveroso rispetto per il lavoro fatto uscirà una colata di risentimento e rabbia. Eppure i risultati dei due sono simili: De Rossi ha fatto un punto in più, 34 contro 33, la Fiorentina partiva però da una voragine più profonda. Sta tutto negli occhi di chi guarda, da aspettative e pressioni. Lo sanno bene Vanoli e De Rossi, undici anni di differenza ma lo stesso spirito battagliero e la medesima capacità di fondersi con il gruppo squadra.
Incroci
E dire che, sempre per la girandola di incroci che si porta dietro Fiorentina-Genoa di domenica prossima, il sergente di Ostia poteva iniziare la sua carriera in panchina da Firenze, nell'estate 2020. Poi si preferì continuare con Beppe Iachini. Chissà se nel futuro di Ddr ci sarà ancora spazio per una suggestione fiorentina, visto che il suo nome è stato rilanciato nelle ultime ore anche in chiave gigliata. Se lo augurano gli stessi tifosi che a novembre non lo avrebbero voluto perché 'troppo vicino a Pradè'. Il tempo cambia giudizi e offusca ricordi, così fra qualche anno, quando ci troveremo a commentare le presenti annate di Genoa e Fiorentina, ci ricorderemo di come il pronto intervento di due allenatori, Vanoli e De Rossi, abbia evitato un doppio disastro, senza tenere a mente che a maggio dello stesso anno uno veniva preso a pesci in faccia dalla tifoseria mentre per l'altro era già in atto il processo di beatificazione.






