Gudmunsson buca l'esame del falso nove: la Nazione lo boccia, troppo barocco
Un esperimento fallito e, di conseguenza, una bocciatura in piena regola. La sostituzione di Albert Gudmundsson operata nell’intervallo di Roma-Fiorentina è suonata come una resa senza appello per un giocatore che si sta avvicinando all’epilogo della sua seconda annata in maglia viola senza aver mai dato l’impressione di poter essere realmente decisivo. Lo scrive la Nazione, che commenta con toni negativi i 45' di Gud all'Olimpico. E dire che il numero 10, specie in questa stagione, ha avuto la possibilità di giocare davvero in tutti i ruoli dell’attacco per mettersi in mostra: in estate è partito come trequartista nel 3-4-2-1 che aveva in mente Pioli (sistema abortito subito) poi è diventato seconda punta nel 3-5-2 che ha guidato il periodo di transizione tra il precedente allenatore e Vanoli e infine, da quando l’attuale tecnico ha varato il 4-1-4-1, è passato a fare prima l’esterno a sinistra e infine il centravanti nelle ultime due gare di campionato.
Risultati sempre discreti, non di più. La Nazione torna poi sulla gara di lunedì: a colpire piuttosto (ma in negativo) sono state alcune giocate «barocche» dell’ex Genoa: colpi di tacco, passaggi no-look e tentativi di prima quasi sempre dall’esito negativo. Un barocco-tarocco. A conferma di tutto questo, vengono in soccorso i numeri accumulati da Gudmundsson nella Capitale: appena 13 palloni toccati (il giovane Braschi, che ha giocato lo stesso suo minutaggio, ne ha gestiti 16) di cui solo 6 proiettati in avanti: di fatto, l’islandese ha fatto la mezzala aggiunta. Difficile dunque pensare che oggi «Gud» - riscattato un anno fa e messo a bilancio per 19 milioni di euro più 3 di bonus - possa rappresentare un tassello imprescindibile da cui ripartire in vista della prossima annata.






