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Milan, Allegri: "Resto? I cambiamenti non sono nel mio dna. I fischi a Leao hanno fatto bene"
Massimiliano Allegri, allenatore rossonero, è presente in conferenza stampa alla vigilia di Hellas Verona-Milan, sfida valida per la 33esima giornata di Serie A e in programma domani alle 15:00 al "Bentegodi".
12:00 | Comincia la conferenza stampa di Massimiliano Allegri.
Non si è parlato proprio della partita in settimana...
"Veniamo da due sconfitte e tra partite nelle ultime quattro in cui non abbiamo segnato. È una partita importante per tornare alla vittoria. Il Verona è ancora molto vivo, ha contropiedisti e fisicità. Servirà una partita di squadra, affrontando il momento in totale serenità e facendo le cose in maniera ordinata. Mancano sei partite alla fine della stagione e domani è una partita importante per il nostro obiettivo. Serviranno totale serenità, compattezza e grande ordine".
Le hanno fatto piacere le frasi di Gabbia?
"Molto piacere, assolutamente. Però a questo punto ci siamo arrivati tutti insieme. Sono i giocatori che fanno vincere le partite, io li faccio perdere ogni tanto. La società ci è stata vicina, Furlani ieri ha pranzato con noi. Noi abbiamo l'obiettivo lì, ma serve fare un passettino alla volta. I ragazzi hanno bisogno di serenità e di rimettersi a fare con ordine quello che hanno sempre fatto: 24 partite senza perdere vogliono dire che la squadra ha valori tecnici e morali. Abbiamo un vantaggio sulle altre".
Fischi a Leao?
"I fischi gli sono serviti: forse ha capito che nella vita non tutte le cose vanno sempre per il meglio. Per la prima volta è stato fischiato e credo avrà una bella reazione: ha avuto una buona settimana di allenamento. Sono convinto che gli attaccanti torneranno a segnare e faranno gol importanti".
La sua permanenza al Milan è decisiva anche per la permanenza di Modric e Rabiot?
"Questo non lo so. Io so solo che tutte le energie e le forze devono andare sull'obiettivo finale. Sopra tutto e tutti c'è sempre il Milan. Qui sono passati in tanti, ma sopra c'è sempre il club e tutti dobbiamo lavorare per il club. La società in estate ha lavorato molto bene, abbiamo anche giocatori straordinari, va rinforzata la base. Ma per rinforzare la base bisogna arrivare in Champions. Prima si arriva in Champions, poi si programma il futuro".
Il Como ha perso...
"Primo bisogna vincere. Due, ieri il Como non ha vinto ma ci sono Juventus a tre punti e Roma a sei punti. 63 punti non bastano per entrare in Champions: domani affrontiamo la partita di Verona, una volta fatta quella penseremo alla Juventus e poi al Sassuolo"
La tua idea è restare?
"In queste settimane, tutti parlano, tranne i miei amici che sono a Livorno. Ogni anno si arriva in questo periodo a dire questo va di là, quello va di lì. Quello che conta è il risultato finale".
Te la senti di rassicurare i tifosi?
"Gli unici che non parlano sono i miei amici che stanno a Livorno. Ma è normale. Tutti gli anni si arriva in questo periodo e si dice che quello va di lì e quello va di là: il calcio è bello anche per questo. Nel calcio può succedere di tutto, anche nelle partite. Una cosa che conta è il risultato finale, attraverso le prestazioni. In questo momento l'obiettivo è chiaro. Ripeto, la mia storia di allenatore parli chiaramente: sono stato 4 anni al Milan, ho fatto 8 anni alla Juventus, poi sono tornato al Milan. Per me tanti cambiamenti non sono stati nel mio DNA. Mi piace lavorare in un club che è un'azienda, che va gestita come tale: va resa competitiva e nello stesso tempo sostenibile. Per fare questo non possiamo fare tutto in un giorno: bisogna programmare analizzare, vedere gli errori che sono stati fatti e continuare":
Si aspettava di trovare una situazione diversa al Milan?
"Una società di calcio deve essere competitiva e sostenibile, ma tutto, tutto, ruota attorno al risultato. È semplice. Se fai risultato, la società diventa più forte".
Cosa deve fare la società per crescere?
"La forza di una società è nel riconoscere e lavorare sui propri limiti. Se uno riconosce questo, può ottenere dei risultati migliori. In Champions le semifinaliste sono da 20 anni quelle col fatturato più alto. Se non ci puoi arrivare con questo, in società devi essere compatto a lavorare sui limiti, perché è su quello che puoi lavorare per farli diventare un punto di forza. Come abbiamo fatto noi sul campo per 24 partite".
Cosa vi siete detti a pranzo?
"Sono incontri, come ci sono stati in sede anche due giorni fa, in cui uno parla dell'annata e su cosa è andato e cosa no. Poi verranno messi sul tavolo quando raggiungeremo l'obiettivo, che potrebbe essere raggiunto anche all'ultima giornata. Importante vincere ma se non dovesse succedere non è che non entriamo in Champions... Poi a pranzo si discute sulla situazione ed è normale che dopo 3 sconfitte in 4 partite, ci facciamo delle domande. I ragazzi hanno fatto una buona settimana e in questi momenti potresti perdere delle certezze acquisite ma non deve succedere".
Perché non dice che vuole restare? Perché Furlani e Scaroni non lo dicono?
"L'ho detto anche prima: la mia storia di allenatore dice che sono stato tra MIlano e Torino e sono molto contento. Il primo step è arrivare in Champions, poi si può programmare il futuro. Ad un certo punto tutti sognavamo di competere con l'Inter, ma senza perdere di vista l'obiettivo. Io sono legato al Milan e di solito quando siamo partiti a inizio stagione, bisognava pensare già alla prossima: una volta che è stata costruita la squadra di quest'anno, già è partita la costruzione dell'anno dopo. Però bisogna arrivare in Champions. Non bisogna guardare tre mesi avanti, ma due anni".
Goretzka e Lewandowski occasioni?
"Al mercato ci pensa la società, io do delle indicazioni sulle caratteristiche dei giocatori. Do delle direttive sulla costruzione delle squadre. Io credo che il Milan abbia un'ottima rosa, sono molto contento. Ma ora puntiamo le energie su domani a Verona".
La battuta di Chivu ti ha dato fastidio?
"Devo fare i complimenti a Chivu, ha fatto un ottimo lavoro ed è vicino all'obiettivo: vincere lo Scudetto al primo anno è motivo d'orgoglio".
Oggi le società vogliono la Champions più che lo Scudetto...
"Dipende dalla situazione e dal contesto. È normale che l'Inter avesse l'obiettivo dello Scudetto, l'anno scorso l'ha perso per un punto. Noi, se dovessimo entrare in Champions, l'anno prossimo dovremmo alzare l'asticella per migliorare il posizionamento di quest'anno. Poi se sei in cima, non è che dici di lottare per un posto Champions: se sei la più forte devi dire che lotti per lo Scudetto. Per noi arrivare in Champions è un buon risultato, l'anno prossimo bisogna avere l'ambizione di migliorare il risultato di quest'anno"
Quindi l'anno prossimo dirà che puntiamo allo Scudetto?
"Intanto arriviamo in Champions, poi vedremo l'ambizione dell'anno prossimo. Quando lavori nel Milan devi sempre avere l'ambizione del massimo. Poi c'è la realtà: hai cambiato metà squadra, giocatori che si devono inserire, giocatori che sembra che abbiano fatto meno bene... Ma l'ambizione rimane sempre andare in Champions e migliorare quanto fatto quest'anno"
Termina qui la conferenza.
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