C'è un italiano che può andare ai Mondiali: senza azzurri, forza Perù. E non speriamo nell'aiutino
Noi abbiamo chiuso con Joao Pedro in attacco. Nato brasiliano di Ipatinga, oggi italiano a tutti gli effetti. Per questo, senza chiudersi in anacronistiche xenofobie, aveva tutto il diritto di vestire la maglia azzurra. Certo, il fatto che non stesse vivendo la miglior stagione della sua carriera - ultimo gol il 23 gennaio, due mesi fa - avrebbe potuto suggerire altre scelte. Magari Caprari, che invece è in rampa di lancio, o Balotelli che, l'ha ricordato lui stesso, sotto porta è bravino. Ma quel che è fatto è fatto, inutile piangere sul latte versato. Per quanto, sul tema degli oriundi, dei quali dopo Camoranesi quasi nessuno ha davvero migliorato la Nazionale, si potrebbe anche tornare a riflettere. Senza confonderlo, per la cronaca, con quello degli italiani di seconda generazione e soprattutto dei tanti ragazzi delle nostre giovanili che qualcuno chiama stranieri e in realtà potrebbero essere italianissimi. Altra storia, in ogni caso.
Il Perù ha Gianluca Lapadula. E può andare ai Mondiali. Grazie all'attaccante classe '90. Torinese, papà di Savelletri e mamma peruviana. Dal 2020 difende i colori della Blanquirroja, che anche grazie ai suoi gol - da ultimo nel 2-0 al Paraguay - si giocherà lo spareggio intercontinentale per volare a Doha. Chiariamo: nessuno propone un improbabile rimpianto Lapadula. A un certo punto della sua carriera, dopo i trenta gol in B col Pescara, lo si poteva anche immaginare azzurro "da grande", ma il salto, tra Milan e Genoa, è andato così così e quindi oggi non lo inseriamo in quel capitolo lì. In compenso fa felice il Perù, almeno ci prova, ed è una bella storia. C'è un italiano, beato lui, che può andare ai Mondiali: tutto dipenderà dallo spareggio intercontinentale con la vincente di Emirati Arabi Uniti-Australia. Dato che gli azzurri non ci saranno, nel caso sapremo almeno chi tifare in quei momenti vuoti e tristi che separeranno il 21 novembre dal 18 dicembre.
E l'aiutino? Non c'è da sperarci. In Iran le donne non vengono ammesse allo stadio, subito in Italia parte la caccia al ripescaggio più che l'indignazione. Sport vecchio, ahinoi, già celebrato quattro anni or sono. Finirà allo stesso modo: la FIFA ha chiesto chiarimenti, la federcalcio iraniana si è scusata, a Zurigo gireranno la testa dall'altra parte. D'altra parte, nonostante le rassicurazioni di Infantino, con che faccia si potrebbe mai escludere Teheran quando i Mondiali si giocheranno a Doha? Nell'ultima classifica del Global Gender Gap Index, che si occupa di monitorare il mondo sotto il profilo del rispetto dei diritti delle donne, l'Iran occupa il posto 150 su 156. Il Qatar è appena sopra, posizione posizione 142. Inutile sperarci, non sarebbe neanche giusto. Semmai, se proprio l'Iran dovesse essere miracolosamente escluso ed espulso in un sussulto di progressismo, meglio farebbe la FIFA a cogliere la palla al balzo e dare il suo posto all'Ucraina. Gli azzurri, incrociando le dita, li rivedremo nel 2026. Nel frattempo, forza Lapadula.






