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Questa Lazio è diversa e manda un messaggio al campionato. All'Inter servono nuove idee

Questa Lazio è diversa e manda un messaggio al campionato. All'Inter servono nuove idee TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
sabato 27 agosto 2022, 08:00Il corsivo

C'è chi sorride e c'è chi cerca le risposte. Chi inserisce due campioni e chi aspetta troppo, ma quei giocatori in panchina non li trova. Soprattutto, c'è chi vince e c'è chi perde. La prima grande partita di questa Serie A ha dato una fotografia di quello che sono oggi Lazio e Inter, di quello che possono diventare e di quello che rischiano di essere. Un'istantanea, nulla di più, al 26 agosto, alla terza giornata di campionato. Troppo presto per trarne assiomi e sentenze, ma tutti ci hanno raccontato che questa stagione la decideranno gli scontri diretti - come se in passato non importassero più di tanto - e allora il primo scontro diretto del campionato ci conferma di essere stato davvero tale.

La Lazio è cambiata. Punta in alto. Che fosse uno scontro diretto, classifica dell'anno scorso alla mano, non era in effetti mica detto. L'Inter corre per lo scudetto, nonostante le ristrettezze ha tenuto i migliori e si è rinforzata. Ma la Lazio? Qualcuno dei migliori l'ha persino tenuto controvoglia, vedasi Luis Alberto che nelle notti di mezza estate fa le bizze e poi si riscopre sorridente sul prato dell'Olimpico. È diversa, la squadra biancoceleste, rispetto a quella che era una stagione fa. Ha una rosa più ampia e più rispondente alla filosofia del suo allenatore. Si era già detto un estate fa, è vero, che la società avesse assecondato le idee di Maurizio Sarri: era così fino a un certo punto. In questa estate, complici anche accesi confronti, è però innegabile. Al netto del terzino sinistro, che il toscano vorrebbe e non è detto arrivi, Lotito e Tare gli hanno dato più scelte e gli hanno messo a disposizione giocatori che meglio rispecchiano il suo credo. Se poi l'unico che non rientra nel progetto è un Mago che dal cilindro tira fuori un coniglio nel sette, allora tutto diventa più facile. La vittoria di ieri sera, vista dall'ottica biancoceleste, è un messaggio a tutte le altre: la Lazio c'è. Magari non per il tricolore, ma è qualcosa di molto diverso rispetto alla galassia informe, ancora figlia del suo precedente allenatore, che viveva l'anno zero di una rivoluzione. E Sarri in panchina, con Gasperini e a questo punto Pioli uno di quelli che più cambia le squadre grazie al gioco, è un fattore da non sottovalutare.

All'Inter servono nuove idee. A proposito del predecessore del toscano, il ritorno di Simone Inzaghi all'Olimpico non è stato particolarmente felice. Se abbia fatto o meno il callo al considerare quello stadio qualcosa di diverso da casa sua, non lo sappiamo e neanche importa più di tanto. Dopo una sconfitta brutta per come è arrivata - poca determinazione, tanti errori - il tecnico nerazzurro ha trovato parole che non l'hanno migliorata di molto: da che mondo è mondo, gli episodi sono un escamotage per nascondere altre incertezze. Si può essere più cattivi, certo che sì. Ma poi intervengono le scelte. Quella di piazzare nuovamente Gagliardini su Milinkovic, per esempio, non ha pagato: fosse tutta questione di centimetri, si chiamerebbe basket. I cambi sono arrivati in ritardo e hanno sbilanciato una squadra che ancora deve conoscersi: l'Inter non è cambiata tantissimo, ma ha cambiato il proprio miglior giocatore in rosa, il proprio centravanti. Lukaku come problema è una fesseria. Lukaku come giocatore che va inserito in un modo di giocare diverso da quello che gli è più congeniale, una certezza. L'anno scorso, il migliore era Perisic: non c'è più e bisognerà pure farsene una ragione. Ma, al netto dei limiti difensivi di Dimarco e del ritardo di condizione di Gosens, la questione attorno al croato è un'altra: non era soltanto un esterno, ma una fonte di idee e di gioco. Saltava l'uomo, per esempio. Al netto dell'opportunità economica, non era un caso se in dirigenza vi era chi spingeva per Dybala. L'Inter non l'ha preso e di giocatori di quel tipo ne ha pochissimi, forse nessuno o forse Mkhitaryan quando tornerà. Come ha detto Bastoni, non è il momento di fasciarsi la testa, figuriamoci. Di riflettere su cosa manca, cosa serve e come sopperire, sì.

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