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Il golpe della Superlega Europea: terremoto nel calcioTUTTOmercatoWEB.com
martedì 20 aprile 2021 18:54Editoriale
di Gian Luca Rossi
per Linterista.it

Il golpe della Superlega Europea: terremoto nel calcio

Difficile scrivere in questi giorni concitati della marcia trionfale dell’Inter verso il 19° scudetto. Ormai nemmeno gli scaramantici più incalliti, quelli che in cucina accendono ancora il fuoco strofinando due pietre, quelli che leggono gli oroscopi o rendono visita al mago di turno anche per scegliere il colore delle mutande del giorno, ormai temono seriamente che l’Inter di Antonio Conte e, sottolineo, di Antonio Conte, possa autodistruggersi in extremis. Scusate l’incipit ma chi scrive è un illuminista convinto che ognuno sia sempre artefice del proprio destino. Meglio allora approfondire il golpe in atto in queste ore da parte dei club più ricchi (e più indebitati) del mondo.
La storia ci insegna che spesso i colpi di Stato si fanno in nome e per conto dei più poveri, mentre qui è il contrario. Sono i più ricchi (e i più indebitati) a ribellarsi sbattendo la porta in faccia all’Uefa che non poteva che reagire mostrando a sua volta i muscoli più tirati.
E quindi via agli insulti, ai vertici urgenti, ai comunicati roventi, con le prese di posizione dei politici di primo piano e le minacce di carte bollate.
In questa prima fase traumatica di guerra aperta non può che essere così.
Per farla breve, i nuovi padroni del calcio, i dodici club più prestigiosi e non per questo tutti tra i più vincenti d’Europa, hanno deciso: “il pallone lo portiamo noi!”
Chi non ha bacino d’utenza, background, appeal televisivo non gioca.
Quelli della mia generazione ricorderanno Costantino Rozzi, lo storico Presidente dell’Ascoli, che già nel febbraio 1979 disse che, a lungo andare, ci sarebbe stato un campionato europeo con i più grossi club di ogni Paese e, parallelamente, altri campionati nazionali e minori per il suo Ascoli e gli altri comuni mortali. E aggiunse che sarebbe stato un trauma vedere Inter, Milan, Juve e Torino, perché a quei tempi il Toro era un grande, giocare più in Europa che in Italia ma che alla lunga ci saremmo abituati tutti. Beh, sono passati più di 40 anni e se non ci vedeva lungo lui…
I transfughi oggi hanno alle spalle JPMorgan, tanto per cominciare, pronta a garantire subito un contributo una tantum pari a 3,5 miliardi di euro a ognuno dei 12 ribelli, che diventeranno presto almeno 15, a supporto di infrastrutture e perdite da Covid. Altri 3 miliardi, poi, potrebbero essere versati come anticipo sui ricavi, ma si stima di poter arrivare a un totale di 10 miliardi nel lungo periodo, praticamente il triplo di quanto garantito dalle attuali Coppe europee. Insomma: un oceano di denaro, perché ogni Club partecipante avrebbe un incasso annuo minimo garantito di 270 milioni di euro, circa il doppio incassato oggi dal vincitore della Champions.
Già me lo vedo Steven Zhang, che ogni giorno torna in Italia domani, piombare qui al volo per afferrare il malloppone!
Scherzi a parte, ci sarà ampio spazio - così dicono loro, i ribelli - anche per la mutualità, intesa come contributi al calcio al di fuori dalla Superlega: una miniera d’oro rispetto agli spiccioli che versa oggi l’Uefa come mancetta della nonna a chi resta fuori dalle Coppe. Ed è la ragione per cui alla lunga anche chi si ritroverà fuori dal nuovo Circolo Pickwick - chiamarlo così è persino offensivo - forse farà buon viso a cattiva sorte.
Intanto nell’ultima infuocata Assemblea di Lega, Inter, Milan e Juve hanno già dichiarato che, bontà loro, continueranno a giocare in Serie A. Il tono dev’essere stato più o meno quello di Alberto Sordi alias Marchese Onofrio del Grillo: “Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo!”
Come andrà a finire? La mia idea è che si picchieranno duro sui denti da una parte e dall’altra ancora per un po’, ma alla fine prevarrà il grande acronimo nostrano che da sempre muove il mondo: il cosiddetto C.A.M., ossia “capissciammè” e si troverà un accordo che soddisfi più o meno tutti, soprattutto i più ricchi (e i più indebitati).
Nel nuovo Campionato Europeo anche l’Uefa dei vecchi tromboni avrà il suo tornaconto economico, magari persino con un bel patrocinio ufficiale e vivranno tutti felici e contenti, tranne i tifosi che hanno capito che di romantico e di meritocratico, anche nel calcio, come nella vita reale, non è rimasto più niente.

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