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Inzaghi piace ai club stranieri? Sì, ma Simone ha testa e cuore ad AppianoTUTTO mercato WEB
domenica 3 marzo 2024, 23:15Editoriale
di Gabriele Borzillo
per Linterista.it

Inzaghi piace ai club stranieri? Sì, ma Simone ha testa e cuore ad Appiano

Che Simone Inzaghi fosse seguito da club stranieri, importanti pure, non è certo una novità: come confessato anche dal tecnico nerazzurro gli interessamenti c’erano prima e ci sono adesso. Anzi, a maggior ragione adesso, con l’Inter che gioca un calcio a tratti dominante, totalizzante, divertente, arioso, efficace, aggiungete voi quel che ritenete sia il termine migliore da accostare all’accoppiata pallone-Inter.

Quindi se la domanda è: ci sono società calcistiche di prima fascia interessate all’attuale tecnico nerazzurro, la risposta vien da sé. Assolutamente sì. Ma la domanda non tiene conto della realtà che il tecnico piacentino sta vivendo ad Appiano Gentile. Dunque riformulerei la domanda in maniera del tutto diversa, e cioè: Simone Inzaghi ha voglia di mollare baracca e burattini, lasciare la sua creatura, perché questa squadra è, piaccia o meno, la sua creatura, costruita insieme a Beppe Marotta, Piero Ausilio e Dario Baccin, voluti e confermati dal giovane presidente Steven Zhang, uno scudetto, due coppe Italia, tre supercoppe italiane, una finale di Europa League e una di Champions al suo attivo ma attenzione, va cacciato per far posto nonsicapiscebeneachi, attaccato così si legge tutto d’un fiato? Ciurlerei pochissimo nel manico e passerei, senza colpo ferire, alla risposta: assolutamente no.

Simone Inzaghi è il cuore e l’anima di questo gruppo, condottiero rispettato, stimato e apprezzato in primis dai suoi stessi ragazzi, incarnati nello sguardo di Lautaro Martinez, degno capitano di una squadra cresciuta in maniera esponenziale non tanto nel modello di gioco offerto, l’Inter ha sempre giocato un bel calcio, anche quando le cose andavano per il verso sbagliato, quanto nella certezza di poter raggiungere, uniti, coesi e compatti, risultati importanti. Ricordo ancora le parole del Toro nel 2022: abbiamo un debito con questa gente, dobbiamo onorarlo. Beh, Lauti, ti voglio bene e sei nel mio cuore calcistico fin dal tuo sbarco a Malpensa, la strada che avete intrapreso è quella corretta, bisogna continuare a batterla senza distrazioni.

Diverso invece il discorso per Simone nostro: ho sempre, e per sempre intendo sempre, pensato a lui come a un innovatore. Non mi convinceva il suo modo di comunicare, signore sempre ma financo troppo timido e, in qualche caso, la gestione delle sostituzioni anche se, diciamocelo pure tra noi, non è che fai salti di gioia quando ti giri e non sai chi mettere e come renderà in campo. Non mi piace l’idea di cacciare l’allenatore in corsa, non mi è mai piaciuta e non la condividerò mai: però, son sincero, un anno fa oggi avrei desiderato arrivare a giugno e salutare Simone. Che, quanto adoro ‘sto ragazzo, mi ha letteralmente stupito, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, conquistandomi come ha conquistato ormai tutto il popolo nerazzurro, non c’è nulla di male a confessarlo, anzi. Attualmente non cambierei Inzaghi con niente e nessuno, lo dico e non lo nego, comunque vada a finire la stagione sportiva. Perché l’Inter e Inzaghi sono una cosa sola.

No, diciamo che l’Inter, Inzaghi e il popolo nerazzurro sono una cosa sola. Il Meazza è tornato a ruggire, il Biscione ha ricostruito sé stesso tornando al suo blasone e dove gli compete: in cima, a giocare sui tavoli dei grandi club mondiali. Grazie a Zhang, Marotta, Ausilio e Baccin. Ma, non me ne vogliano costoro, soprattutto grazie a chi indossa questo colori e a chi li guida: Simone Inzaghi, quarantasette anni (quarantotto il 5 aprile, il tutto per la precisione), da Piacenza. Terra di vini, pisarei, turtei e salumi, senza dimenticare la picula: uno dei paradisi nostrani della buona tavola.

Alla prossima, avanti l’Effecì.