Tentare di battere il Bodo (e le loro provocazioni) per sognare
Dopo la sbornia del week end, con le sconfitte di Milan, Juve e Napoli, l’Inter si ritrova inaspettatamente con un vantaggio di 10 punti sulla seconda. E’ un fatto che cambia la sensibilità verso la Champions e un passaggio del turno non ancora compromesso, anche se in parte indirizzato dopo la partita di andata col Bodo.
La premessa è che il successo sul Lecce ha aperto nuovi orizzonti e confermato che è la rosa ad essere affidabile sulla lunga distanza. La squadra è identica all’anno scorso ma dalla panchina si alzano giocatori che mantengono un livello sufficientemente alto per poter affrontare gli impegni con un piglio autoritario, mostrando meno distanza tra chi gioca di più e chi meno.
Questo non aumenta la forza nella singola partita ma la tenuta complessiva e la costanza del rendimento.
L’Inter non ha una squadra più forte rispetto alla scors astagione ma una rosa migliore, per questo nelle partite come contro il Lecce il livello tecnico emerge sempre. Negli scontri diretti o con formazioni ben organizzate e dal livello più alto invece non può esserci quella stessa sensazione di strapotere ordinario, anche perché manca almeno un modello di giocatore che abbia un’esuberanza tecnica e fisica superiore.
Thuram è un giocatore potenzialmente straordinario ma quest’anno pecca in cattiveria. Corre, tenta di assistere i compagni ma è prevedibile, a tratti svagato. Basta guardare le partite giocate nella stagione 23/24 per accorgersi della differenza nell’approccio, nella velocità e l’entusiasmo che metteva.
Oggi è un problema che si fa sentire ancora di più, considerando la lunga assenza di Lautaro, il quale ha rapidità ed esperienza che sono le caratteristiche adatte per tentare una rimonta. Pio Esposito sta crescendo di partita in partita ma non è ancora decisivo sotto porta se è vero che realizzato 7 gol in totale, tra tutte le competizioni. E’ straordinario negli assist e dal centrocampo dovrà arrivare un gran contributo in termini realizzativi. L’altro giocatore sotto il suo standard, ancorché irrinunciabile, è Barella.
Corre, è sempre generoso ma meno lucido e più soggetto a errori in fase di impostazione.
Il suo rendimento è fondamentale ma qualcosa lo porta ad avere il freno tirato o semplicemente un agonismo meno accentuato.
Questa sera l’Inter ritrova Dumfries dalla panchina ed è una grande notizia. Il Bodo è una squadra con un collettivo forte e un’idea di gioco radicata negli anni. Grande rispetto per le imprese che ha fatto, per questo stupisce la mediocrità delle dichiarazioni provocatorie del suo allenatore Knutsen: “Il Manchester City non aveva nemmeno nominato il campo... neanche noi siamo abituati a San Siro, ma pensiamo ad altro. Quello che fanno gli altri non è importante per noi, quelli che pensano troppo al freddo e ad altre cose non sono furbi”. La frase si commenta da sola.
Un giornalista norvegese ha poi chiesto a Chivu se l’eventuale eliminazione non possa essere una piccola vergogna, perché effettuata da una squadra di una cittadina di 50.000 anime e uno stadio da 8000 posti. E’ una considerazione retorica, con un carico capzioso ma espresso senza la volontà di mancare di rispetto, anche se Chivu l’ha intesa così e ha risposto per le rime al giornalista.
Nel complesso l’Inter scenderà in campo con la consapevolezza di dover fare tre gol più degli avversari, una partenza ad handicap non proibitiva ma molto complicata. Non sono da escludere i supplementari.
La freschezza atletica del Bodo è parsa evidente nella gara di andata, quando nella ripresa hanno spinto di più e mantenuto i giri alti fono al termine. Stanno bene e vanno affrontati con un alto grado di ferocia agonistica, schermando bene la difesa e mostrando la stessa pazienza avuta con il Lecce.
A questo proposito il pubblico salentino ha fischiato tutta la partita Bastoni con un atteggiamento moralistico. Non si trattava di qualche centinaio ma di migliaia che hanno praticato fischi e urla contro il difensore nerazzurro “dai, buttati” praticando un tipo di gogna tragicomica. E’ stato imbarazzante.
Per il pubblico, non per Bastoni






