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Cristiano Doni, quasi sindaco di Bergamo. Poi coinvolto nel calcioscommesse del 2011TUTTO mercato WEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 1 aprile 2023, 00:00Nato Oggi...
di Andrea Losapio

Cristiano Doni, quasi sindaco di Bergamo. Poi coinvolto nel calcioscommesse del 2011

Quasi sempre c'è un prima e un dopo, nella vita di ciascuno. Per Cristiano Doni i pre e i post sono almeno due. Il primo è prettamente calcistico. Estate 2002, Giovanni Trapattoni lo chiama per vestire la maglietta della Nazionale al Mondiale nippocoreano. D'altronde, pur avendo esordito da poco in Nazionale - contro il Giappone, subito gol, pur rocambolesco - è il simbolo di un'Atalanta che raccoglie record: con Giovanni Vavassori in panchina il saldo è positivo, il percorso di crescita appare quasi inarrestabile, anche se non è più la stagione dei Vava Boys che rischiano di arrivare in Europa. Doni segna 16 gol da centrocampista, considerando che il secondo cannoniere è Daniele Berretta con 5 il dato è inoppugnabile.

Come andrà a finire, tutti lo sanno, almeno per la Nazionale, con Ahn che si infila fra Panucci e Maldini, per la gioia di Byron Moreno. Per Doni invece inizia un discreto calvario durato almeno quattro stagioni. La retrocessione con l'Atalanta, il periodo alla Sampdoria, l'esperienza fugace - ma interessante, considerato che poi rimarrà legato all'isola - al Maiorca, per poi tornare a Bergamo, ancora da protagonista, per cinque anni. Da Mondiale a Mondiale, verrebbe da dire. In senso lato, Doni diventa una bandiera a Bergamo, divenendone quasi il sindaco non praticante, prendendo le chiavi della città e quasi diventando capoultrà, prendendo in giro i suoi ex tifosi (passato nel Brescia, qualche anno prima) e autore di una doppietta nell'Atalanta di Delneri che infrange l'imbattibilità dell'Inter di Mourinho, fine 2008.


Poi ci sono i lati oscuri, quelli del calcioscommesse. Nel 2011, dopo avere ritrovato l'ultima promozione in A, il suo nome è accostato all'operazione Last Bet. I tifosi nerazzurri organizzano anche una marcia, in centro, per sfilare e mostrare il proprio dissenso contro le informazioni di giornalisti e nelle procedure dei tribunali, ma alla fine Doni viene incriminato, lasciando il calcio giocato nella maniera più amara. Oggi è il suo cinquantesimo compleanno.