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Pisa, venti minuti da grandi, poi il crollo: la dura legge di San Siro punisce il coraggio dei toscaniTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 08:15Serie A
di Davide Caruso

Pisa, venti minuti da grandi, poi il crollo: la dura legge di San Siro punisce il coraggio dei toscani

C’è stato un momento, esattamente al 23° minuto, in cui il settore ospiti del Meazza ha davvero creduto al miracolo. Sul tabellone luminoso brillava un sorprendente Inter Pisa 0-2. Non si trattava di un errore del sistema, ma del risultato di un piano gara che Alberto Gilardino aveva disegnato alla perfezione. Per quasi mezz’ora il Pisa ha vissuto una favola a occhi aperti nella Scala del Calcio, accarezzando l’idea di poter compiere il “delitto perfetto”. Poi, però, i vice campioni d’europa si sono svegliati. E quando l’hanno fatto, per la squadra toscana è stato come ritrovarsi nel mezzo di una valanga senza possibilità di riparo. L’avvio dei nerazzurri era stato un esercizio sterile di possesso palla, quasi l’80% nei primi minuti, mentre il Pisa colpiva con cinismo. Gilardino aveva preparato una trappola perfetta: baricentro basso, linee strettissime e verticalizzazioni immediate a ogni recupero. L’eroe di quella illusione si chiamava Stefano Moreo, un gigante che per venticinque minuti ha messo in crisi la difesa interista, trasformando in oro ogni pallone toccato. Due tiri, due gol: all’11’ e al 23’, quest’ultimo su assist di Tramoni. In quel frangente il Pisa sembrava una squadra impeccabile: spietata, ordinata, letale. La corazzata di Chivu, sorpresa da tanta sfrontatezza, pareva incapace di trovare contromisure. Ma il calcio, si sa, è crudele. Ferita nell’orgoglio, l’Inter ha smesso di specchiarsi nel proprio palleggio e ha iniziato a giocare con la ferocia dei grandi. Da lì in avanti, la differenza di cilindrata è apparsa in tutta la sua brutalità. Non è stata una semplice rimonta. In diciannove minuti, dal 26’ al 45’, il Pisa è precipitato dal paradiso all’inferno. La difesa, fino a quel momento eroica, si è sciolta sotto i colpi di un Dimarco incontenibile e di Lautaro Martinez. Il vero dramma sportivo non è stato il pareggio, ma il crollo psicologico che ha portato al 3‑2 di Esposito proprio allo scadere del primo tempo. Quel gol ha spento la luce, trasformando la ripresa in una lunga, dolorosa agonia. La lezione di San Siro. Il Pisa lascia Milano con sei gol subiti e una lezione severa. La squadra ha scoperto che in Serie A non si possono concedere 29 tiri dall’interno dell’area a nessuno, tantomeno all’Inter. Ha capito che quando il ritmo sale a livelli da Champions, la generosità 121 km percorsi, più dei nerazzurri di Milano, non basta se si corre a vuoto inseguendo un pallone che viaggia al doppio della velocità. Eppure, in mezzo alle macerie del 6‑2, qualcosa resta. Resta la prestazione monumentale di Moreo, l’unico a non affondare, capace di tenere in scacco da solo l’intero reparto arretrato avversario finché ha avuto fiato. Resta quel coraggio iniziale, quella sfrontatezza di andare a prendere l’Inter a casa sua. Gilardino dovrà ripartire da quei primi venti minuti. Perché se è vero che l’Inter appartiene a un altro pianeta, il Pisa visto in avvio ha dimostrato di avere un’anima. Ora servirà trasformare quella scintilla in un fuoco che duri novanta minuti, non soltanto venti.