Perché siamo così legati ai campionissimi del passato?
Fa più notizia una dichiarazione di Totti che un guizzo di Mbappé. Perché mai? C’è più attenzione per i campioni del passato che per quello del presente, almeno per chi ha diverse primavere sulle spalle. Pensate ai tifosi rossoneri: in tantissimi rimpiangono l’era degli Invincibili. La formazione della Juventus Campione d’Europa di Lippi è conosciuta a memoria da chi ama i colori bianconeri. Potrei andare avanti all’infinito con tanti altri esempi. E poi i campionissimi… Platini, Falcao, Zico per poi passare a Ronaldo (il Fenomeno), Zidane, Kakà e via dicendo. Solo citare i loro nomi si prova un forte senso di nostalgia. Forse sono condizionato dai tanti documentari, a tema sportivo, che sto vedendo ultimamente, come quello dedicato al 1996 di Del Piero, ma mi mancano i miei eroi di un tempo. Da un certo punto di vista è anche normale. Quando si avanza con gli anni, si ricorda con più piacere i momenti più felici della propria vita che, solitamente, riguardano la propria infanzia. Calcisticamente parlando, le prime vittorie e i primi campionissimi diventano attimi indimenticabili, un sicuro rifugio quando le cose, sempre sportivamente parlando, vanno male.
Questo è una solida chiave di lettura ma non l’unica. Non so se è sempre colpa dell’età non più freschissima ma ho la sensazione che i campionissimi di oggi siamo meno… reali. Si pensi a Jamal. Chi lo può avvicinare se non fortunatissimi e danarosi personaggi. Per i normali fan è una sorta di mito, praticamente inarrivabile. Forse è più facile trovare una sua card autografata che incontrarlo per strada o al termine di un allenamento e farsi fare un autografo sulla maglia che si indossa. Ecco, anche questo ci lega ai campioni del passato in maniera diversa e profonda. Ricordo sempre un divertente aneddoto. Tanti anni fa un amico, per fare contento un super tifoso di Roberto Baggio alle prese con dei problemi di salute, è andato a Torino (il Divin Codino allora giocava alla Vecchia Signora), fuori dall’allora sede della Juventus e ha chiesto a Roby Baggio se potesse fargli un grande regalo: una sua maglia autografata per quella persona che stava attraversando un momento non facile. Bene, senza fare domande, quella maglia è arrivata ed ha raggiunto il suo scopo ultimo. Non dico che Yamal (prendo lui come esempio a nomi di tutti i campionissimi di oggi) non lo farebbe ma credo sarebbe molto più complicato e non così… genuino. Ecco, i campioni del passato mi sembravano più genuini. C’era meno attenzione mediatica, meno business e, di conseguenza, un rapporto più reale tra il campionissimo e i suoi fan. Ora è tutto diverso. Va beh, editoriale “pacco” ma oggi mi andava così. Colpa della partita NBA vista a Londra. Gli americani ci sanno fare alla grande con il business…
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