Sara Gama: "Mattarella ha riconosciuto quello che è stato fatto per il calcio femminile"
Sara Gama, ex capitana della Juventus e della Nazionale, oggi vicepresidente AIC e Cavaliere della Repubblica, ha fatto il punto sul calcio femminile italiano in un’intervista a Tuttosport, tra risultati raggiunti e priorità future.
Sul professionismo, Gama sottolinea come abbia rappresentato un passaggio fondamentale: «abbiamo regolarizzato una posizione non corretta in cui viveva la maggior parte delle calciatrici», permettendo al tempo stesso ai club di competere meglio sul piano internazionale. Evidenzia anche il cambio di prospettiva economica: «un conto è farsi portare via una calciatrice a zero, diverso è poterla vendere come professionista», definendolo un netto passo avanti.
Quanto alla partenza di molte giocatrici verso l’estero, Gama riconosce che il campionato perde protagoniste, ma invita a leggerla anche come un’opportunità di crescita: le atlete accumulano esperienza e possono tornare più complete, arricchendo il movimento.
Il vero nodo, però, resta la base. L’ex difensore insiste sulla necessità di investire nei settori giovanili: «45.000 tesserate è un numero troppo basso». Per sostenere il vertice serve una piramide più ampia e accessibile, con strutture diffuse sul territorio che permettano a tutte di giocare senza grandi spostamenti.
Gama racconta di essere già impegnata in prima persona su questo fronte, attraverso incontri con realtà locali e federali. Un lavoro poco visibile ma essenziale, che richiede collaborazione tra tutte le componenti del sistema calcistico per ampliare davvero il bacino.
Sul momento della Nazionale, reduce da un avvio complicato nelle qualificazioni, preferisce non soffermarsi sui risultati ma sulla prestazione: «questa Nazionale ha grande qualità che non ha messo in campo». L’obiettivo è alzare il livello ed esprimere finalmente il potenziale, senza dover più “andare oltre”, ma semplicemente giocare al massimo delle proprie possibilità.
In campionato, invece, accoglie positivamente l’equilibrio nella corsa Champions, considerandolo un segnale di crescita: una competitività diffusa che distingue la Serie A femminile da altri tornei meno combattuti.
Guardando alle giovani, Gama ribadisce l’impegno dell’AIC nel tutelare le calciatrici formate in Italia. Le nuove liste introdotte puntano a incentivare i club a investire nei vivai, garantendo spazio a chi cresce nel sistema nazionale e mantenendo un equilibrio tra sviluppo del talento e esigenze di mercato.
Infine, sul riconoscimento ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ammette la sorpresa: «mai avrei potuto immaginare un’onorificenza del genere». Ma preferisce non viverla come un traguardo personale, bensì come il simbolo di un percorso collettivo: un segnale concreto delle opportunità che oggi esistono per le bambine che vogliono diventare calciatrici: «Il presidente Mattarella ha riconosciuto quello che è stato fatto in questi anni per il calcio femminile, riferendolo in particolare alle opportunità create per le bambine che vogliono giocare a calcio, che prima non c'erano».
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