Conte non salta e la Juve balla la sua vittoria più bella
La Juve vince e poco per volta convince sempre un po' di più anche all'interno della stessa partita. La squadra di Spalletti non è un agglomerato di grandi campioni e lo sa. Lo sanno i giocatori e lo stesso allenatore che ha però almeno convinto la truppa dei propri valori, quelli tanto per intenderci spazzati via troppo in fretta ogni volta che si sono resi necessari gli ultimi cambi di allenatore. È sempre dura ripartire da capo e ricostruire parzialmente qualcosa senza la dovuta pazienza. Spalletti lo sta facendo nel migliori dei modi confermando tutta l'esperienza in suo possesso e quanto gli stimoli di questo progetto lo stiano agevolando dopo il fallimento in Nazionale. Qui allena nella quotidianità, lì gestiva quello che si trovava tra le mani nei pochi giorni a disposizione tra un allenamento e una partita decisiva. E senza troppa stoffa è difficile anche per i migliori sarti cucire gli abiti migliori.
Napoli – Dopo il ko dell'andata Spalletti non ci avrà dormito sopra fino al fischio finale di ieri sera. La “spallettata” di metà dicembre non aveva funzionato e le responsabilità maggiori stavano nel manico e in quel tentativo di far male senza l'uso di attaccanti di ruolo. Puro autolesionismo ammesso allo scadere di quella partita che poteva segnare, come in altre occasioni precedenti l'avvento del mister, in rovinosi passi all'indietro. E invece da lì si è ripartiti per riempire quella scatola “vuota” (cit. di Spalletti) che alla Juve non puoi lasciare nello stesso stato per due partite consecutive. Spalletti è un “martellatore”, un ottimo motivatore capace di trascinare la squadra dalla sua con la cultura del lavoro di campo. Infatti sono in tanti a condividere che questo gruppo, adesso, ha un capo e una coda. Visibili e tangibili. Tutti i giocatori hanno iniziato una corsa contro il tempo per alzare il proprio livello e per dimostrare l'effettivo valore. Chi più e chi meno è in gioco, e più di qualcuno ha capito che i granellini nella clessidra stanno per terminare.
Conte – I tifosi Juventini lo hanno fischiato tantissimo prima dell'inizio della partita: traditi dalle parole e dai fatti, e non solo una volta. E come non capirli. Gli amori a volte fanno giri immensi e poi ritornano, ma è abbastanza chiaro che non ci saranno più riavvicinamenti. Dai fischi all'ironia di fine partita, Conte ha provato a raddrizzarla dopo averla preparata in piena emergenza. La Juve è stata superiore in tutto: Di Gregorio non ha fatto una parata, la difesa ha tenuto lontane le insidie grazie anche al contributo della diga di centrocampo composta da Thuram e Locatelli. Di David, Yldiz e Kostic le perle con quell'aria di festa che a Torino non si respirava dai tempi magici delle grandi imprese. In piccolo, ma con lo stesso gusto, anche questa che riporta la Juve davanti al Como e più vicina a Roma e Napoli. Capitolo mercato. Meglio la Juve in campo di quanto si riesce a fare fuori.






