Al referendum sui rigori vincono Muric e la casualità
E sono quattro. Quattro come i rigoristi fin qui impiegati nel battere i sette penalty concessi tra campionato e coppe (Locatelli, Yldiz, Vlahovic e David), e come i punti persi in classifica per averne sbagliati due – escluso quello ribattuto in rete da Yldiz contro l'Udinese - con una buona dose di ingenuità e approssimazione. Poi si può dire tutto il contrario di tutto per salvare le proprie tesi nel rispetto di teoriche gerarchie mai rispettate alla lettera, ma a certi livelli bisogna essere più che precisi nel definire ruoli, idee e soluzioni. Soprattutto di fronte all'evidente necessità che lo spogliatoio mostra di non riuscire ancora a gestire in proprio. Così come nel prendere le decisioni giuste, quelle che fanno la differenza quando si deve affrontare un avversario, decidendo la giocata migliore per trovare la via del gol o per servire un compagno meglio piazzato. Guardandolo dalla tribuna Spalletti è una macchina da guerra (sportiva), puntiglioso e preciso nell'esaltare o riprendere un suo giocatore. Perché giustamente i dettagli fanno la differenza e portano tangibili miglioramenti accorciandone i tempi di apprendimento.
Referendum – Anche i referendum, appropriandoci dell'esempio del mister, devono essere chiari e magari proposti ripetutamente in certi spogliatoi, soprattutto in quelli in cui emerge poca leadership ed esperienza. Referendum su chi deve andare a battere i calci d'angolo, da una parte o dall'altra del campo, chi le punizioni e soprattutto quei pochi rigori che possono capitare in una stagione. Oppure si deve chiarire da subito la possibilità di lasciare libertà ai “candidati” di decidere di volta in volta la migliore soluzione. Quello che appunto non si è capito al momento dell'assegnazione del rigore decisivo contro il Sassuolo. Yldiz e Vlahovic si sono contesi il pallone per primi e poi si è inserito Locatelli caldeggiato da Spalletti sulla spinta emotiva del capitano. Niente di più sbagliato.
W la Maremma – Chiariamo subito un aspetto. I rigori li possono sbagliare tutti, ma dipende anche da come. Prendersela con Locatelli che ha sbagliato da dischetto sarebbe stato e rimarrebbe pura follia per chi continua a farlo. Il problema è aver perso quei punti che rischiano di far perdere alla Juventus, quella di Spalletti e dei tifosi che la sostengono ormai apertamente, quell'aereo per decollare verso l'Europa che conta. Nei quattro punti persi con Lecce e Sassuolo c'è gran parte della fragilità della Juve di quest'anno che sente tremare le gambe nei momenti decisivi. Semplice riflessione, caro Spalletti. Evviva la Maremma e la possibilità di credere ancora di poterla raddrizzare in queste ultime otto giornate.






