Weah e il cognome pesante: "Ho sempre dato il 100%, dovevo lavorare più di tutti"
Questa sera Timothy Weah vivrà una partita molto speciale: l’attaccante statunitense dell’Olympique Marsiglia affronterà il Paris Saint-Germain, il suo ex club (e quello dove il talento di suo padre si è rivelato), nel Trophée des Champions. Intervistato dal Dauphiné Libéré, l'ex Juventus ha raccontato l’impressione profonda che gli ha fatto l’ambiente marsigliese e il calore dei tifosi dell’OM.
"L’amore per il calcio e per il club si percepisce in tutta la città. La gente vive per l’OM: quando perdi, si riflette sulla loro quotidianità. Giocare in uno stadio pieno, con i tifosi sempre presenti e urlanti, è un’esperienza unica. Mi sento molto connesso ai supporter e, ironia della sorte, a Parigi incontravo più fan dell’OM che del PSG", ha raccontato il 25enne americano, che ha sottolineato come questa pressione costante diventi uno stimolo positivo.
Weah ha ricordato di essere cresciuto sotto i riflettori, con quel cognome cucito addosso: "Fin da giovane sapevo di dover lavorare più degli altri. Se dai meno, iniziano i commenti sul fatto che sia merito di mio padre. Per questo ho sempre cercato di dare il 100%, e la mia mentalità non è cambiata. A Marsiglia sapevo che il mio nome sarebbe stato sotto osservazione: la gente non si aspettava qualcuno pronto a sacrificarsi per la maglia, ma io ero pronto a lavorare duramente e dare tutto". Questa sera, al Jaber Al-Ahmad International Stadium di Kuwait City, Weah cercherà di dimostrare tutta la sua determinazione e il suo attaccamento all’OM, affrontando l’ex squadra con l’obiettivo di lasciare il segno e conquistare i tifosi in uno dei match più attesi della stagione francese.
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