6 marzo 2006, l'intervista a Florentino Perez. Appena dimessosi da presidente Real
il 6 marzo del 2006 Florentino Perez parlava della sua avventura da presidente del Real Madrid, conclusa una settimana prima per avere dato le dimissioni. Ufficialmente per seguire la sua azienda ACS. "Ho capito che non potevo più lavorare a tempo pieno per la mia impresa di costruzioni, la Acs che ormai fattura più di 12 mila milioni di euro (ora sono oltre 40, ndr) e per il Madrid che ha bisogno di un presidente disponibile al cento per cento. Ma soprattutto ho capito che il club aveva bisogno di un nuovo impulso, di un cambiamento. E quindi il mio è stato un atto di lealtà e responsabilità nei confronti dei soci che mi hanno eletto in due occasioni. Occorrono cambiamenti, senza modificare però il modello che io ho lasciato, perché il modello è quello giusto".
In effetti il modello era quello giusto, visto che ora il Real Madrid è tornato nelle sue mani oramai da anni, vincendo Champions e costruendo il nuovo Bernabeu. Già ai tempi, però, lo aveva fatto. "Abbiamo preso un club che stava dormendo e lo abbiamo svegliato, grazie a un nuovo progetto basato sui migliori talenti per costruire una squadra magica. Perché io credo nelle emozioni, nello spettacolo e, senza la magia, non ci potrà mai esserci il Real Madrid. Grazie a questa filosofia, lascio il club più ricco del mondo. In Spagna non si possono distribuire i dividendi, perché le società di calcio non sono per azioni come in Italia. E allora, con gli introiti, abbiamo rifatto un nuovo modernissimo stadio".
Era un mondo diverso, ma già si delineavano i motivi del solco che c'è attualmente fra un club che fattura più di un miliardo e i nostri, fermi a vent'anni fa.
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