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Visionario e incompiuto: l'enigma De Zerbi, l'allenatore che divide più di chiunque altroTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 08:27Serie A
di Michele Pavese

Visionario e incompiuto: l'enigma De Zerbi, l'allenatore che divide più di chiunque altro

Roberto De Zerbi non è più l’allenatore del Marsiglia. Una fine scritta: i numeri, i sondaggi, l'eliminazione in Champions e la "manita" incassata a Parigi, la disfatta europea, tutto spingeva verso la rottura. Eppure la vera notizia non è l’esonero in sé, ma il carico di dubbi che ancora una volta accompagna la figura forse più discussa tra gli allenatori italiani negli ultimi anni. Il 65% dei tifosi dell’OM chiedeva il cambio in panchina. Una percentuale netta, quasi brutale. Dietro quel numero, come spesso accade, si nasconde una frattura più profonda: quella tra l’idea di calcio e la gestione della realtà. De Zerbi è un allenatore che seduce con la teoria e divide nella pratica. È capace di trascinare un gruppo con il suo carisma e con una proposta di gioco identitaria, riconoscibile, quasi ideologica. Ma quando i risultati si incrinano (o peggio, non arrivano), il suo impianto si espone a critiche feroci. Al Marsiglia è rimasto intrappolato nei suoi paradossi. In trenta partite ha cambiato quasi sempre formazione, complice una stagione segnata da infortuni e cali di forma, ma anche da scelte tecniche che hanno disorientato l’ambiente. Moduli fluidi, ruoli intercambiabili, uomini chiave messi da parte: Maupay, Balerdi, Murillo, Rulli. Una gestione che per alcuni è sinonimo di coraggio e meritocrazia, per altri di instabilità. Nello spogliatoio la spaccatura era evidente: da una parte chi vedeva in lui un leader capace di elevare il livello del gruppo, dall’altra chi faticava a seguire una linea percepita come poco chiara. La scena più simbolica resta quella del Parco dei Principi. Dopo la sconfitta pesante contro il PSG, incalzato dai giornalisti, De Zerbi ha ripetuto più volte: "Non lo so". "Non lo so" perché la squadra sia crollata. "Non lo so" cosa sia successo. Una confessione rara nel calcio contemporaneo, dove gli allenatori si aggrappano a spiegazioni tattiche o a episodi arbitrali pur di non mostrare incertezza. Quel "non lo so" è stato letto da molti come un’ammissione di smarrimento. E qui nasce il dubbio centrale: può un tecnico dichiarare di non avere risposte e al tempo stesso essere l’uomo giusto per trovarle e risalire la china? La risposta del club è stata no e quindi è arrivata la separazione, prima di un ciclo decisivo tra campionato e Coppa di Francia. Non un fallimento totale, perché anche a Marsiglia De Zerbi ha regalato ciò che da anni lo accompagna: momenti di grande calcio, fasi di dominio tecnico e concettuale, alternati a blackout improvvisi, talvolta incomprensibili. È la sua cifra. È successo al Sassuolo, dove ha costruito una piccola rivoluzione culturale ma senza mai compiere il salto definitivo. È successo allo Shakhtar, progetto interrotto dalla guerra ma già segnato da alti e bassi. È successo al Brighton, dove l’hype europeo conviveva con periodi di fragilità strutturale. È successo ora all’OM. De Zerbi è un allenatore divisivo perché non è neutro. Non si limita ad amministrare. Propone, espone, rischia. È un teorico del gioco prima ancora che un gestore di equilibri. In un’epoca in cui il pragmatismo viene spesso premiato, lui resta fedele a una visione quasi radicale del calcio. Il problema è che quella visione richiede tempo, fiducia e una stabilità che raramente trova. E quando il contesto si incrina, la sua figura diventa il bersaglio naturale. Come diventa naturale la domanda: "Cosa farà ora?". Le opzioni non mancheranno, perché il suo nome continua a generare fascino presso club che cercano identità e progetto. Ma la domanda, ancora una volta, è se riuscirà a colmare la distanza tra l’idea e la continuità, tra il picco e la stabilità. Perché il talento non è in discussione, il dubbio riguarda la maturazione. Può De Zerbi evolvere senza tradire se stesso? Può trovare un equilibrio tra dogma e adattamento, tra illusione e realtà? Forse è proprio questo a renderlo l’allenatore italiano più discusso degli ultimi anni: non lascia indifferenti. Divide tifosi, spogliatoi, opinionisti. Genera entusiasmo e scetticismo nella stessa misura. Ogni sua avventura sembra sul punto di consacrarlo definitivamente, e ogni volta qualcosa si inceppa prima del traguardo, riportandolo al punto di partenza. Il Marsiglia è solo l’ultimo capitolo di una storia ancora aperta. E il prossimo, come sempre accade con De Zerbi, sarà accompagnato dalla stessa domanda: genio incompiuto o tecnico in cerca della sua definitiva maturità?