Diciotto vittorie in 33 partite, troppi gol subiti: il 2025/26 di De Zerbi raccontato dai numeri
Diciotto vittorie, tre pareggi, dodici sconfitte. I numeri, a volte, sanno essere più spietati di qualsiasi giudizio. Raccontano una stagione irregolare, spezzata, incapace di trovare continuità. Raccontano il percorso di Roberto De Zerbi al Marsiglia e spiegano, meglio di tante parole, perché si sia arrivati alla separazione.
Diciotto successi non sono pochi, come i 77 gol realizzati. Anzi, testimoniano che l’OM di De Zerbi ha saputo esprimere picchi importanti, tratti di calcio brillante, partite dominate con personalità e identità. È il marchio di fabbrica del tecnico italiano: squadre riconoscibili, costruzione dal basso coraggiosa, controllo del pallone come forma di dominio. In quelle diciotto vittorie c’è tutto il meglio del suo repertorio. Ma il calcio non si misura solo nei picchi. Si misura nella continuità. E lì il dato si incrina: tre pareggi e dodici sconfitte, 43 gol subiti. Troppi, soprattutto per un club che vive di ambizione e pressione costante come il Marsiglia, una piazza esigente, diventata ancor più pressante dopo il trionfo europeo dell'odiato PSG. Alcune battute d’arresto sono state più che semplici sconfitte: quella contro il Bruges in Europa (culmine di un cammino decisamente deludente), la "manita" incassata a Parigi nell'ultimo turno di campionato, la Supercoppa persa in Kuwait contro la squadra di Luis Enrique in modo rocambolesco. Cadute simboliche, partite che hanno lasciato strascichi emotivi e alimentato dubbi.
Il problema non è stato perdere, ma il modo in cui è accaduto. Blackout improvvisi, fragilità difensive, scelte tattiche che hanno fatto discutere. In oltre trenta partite, quasi mai la stessa formazione. Moduli adattati, ruoli cambiati, uomini chiave alternati o messi da parte. Una gestione che, se nei momenti positivi veniva letta come coraggiosa e innovativa, nelle fasi negative è apparsa come confusa e destabilizzante. L'epilogo era inevitabile.











