Pastore: "Terra, fango e muri. Così si sviluppa il talento da bambino"
In una lunga intervista con la Gazzetta dello Sport, Javier Matias Pastore, ex fantasista di Palermo, Roma e PSG ha parlato di come si è costruito il bagaglio tecnico poi messo in evidenza ad altissimo livello: "Noi giocavamo ovunque: in casa, in garage, per strada, sull’asfalto, sul cemento, oppure nei campetti di terra e fango. Ed è così che sviluppi il talento, perché impari le astuzie e a gestire la palla che rimbalza in modo diverso a seconda del tipo di terreno. Altre volte si giocava utilizzando i muri come un compagno di squadra. Sono tutte cose che impari solo a quell’età. Nessuno te le insegna in un centro di formazione, e tanto meno quando arrivi in qualche squadra professionistica".
"Questo l’ho imparato per strada da ragazzo"
Alla domanda se quei gesti tecnici fossero gli stessi poi riproposti sui grandi palcoscenici con la maglia del PSG o dell'Argentina, Pastore ha spiegato che spesso, dopo un gol o un assist, gli è capitato di riconoscere in quell'azione qualcosa imparato da ragazzino per strada.
Ha raccontato di essere sempre stato, dai cinque anni fino al professionismo, un calciatore capace di immaginare il gioco e il singolo gesto particolare. Ha poi aggiunto che quelle giocate, sperimentate da bambino con gli amici, sono state le stesse che ha poi trasportato in campo, sottolineando come l'inventiva sia una sua caratteristica distintiva.
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