Miracolo o illusione? E Gattuso avrà imparato dal passato? Dopo sei turni una sola certezza: dalla favola Lazio arriva una lezione per Juventus, Milan e Fiorentina
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Raimondo De Magistris
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13.10.2026 00:00Editoriale
Il 16 agosto dopo l'eliminazione dalla Coppa Italia per la Lazio sembrava l'inizio della fine. E invece due mesi dopo è prima in classifica
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Il 16 agosto, circa tre mesi dopo la finale persa contro l'Inter, la Lazio salutava prematuramente la Coppa Italia perdendo all'Olimpico contro il Mantova. Era il debutto di Gennaro Gattuso sulla panchina biancoceleste, era una partita che arrivava nel bel mezzo di un'estate a dir poco infuocata. Dinanzi a circa seimila spettatori di cui duemila della squadra virgiliana. Sembrava già l'inizio della fine, la nobile decaduta abbandonata al suo destino. Chi l'avrebbe mai detto allora che due mesi dopo si sarebbe celebrato il primo posto in classifica? Nessuno, nemmeno il contestatissimo Claudio Lotito. E invece la Lazio oggi è lì, in vetta alla classifica insieme all'Inter. "Ma io non sono mica uno scappato di casa", ha detto Gattuso domenica pomeriggio dopo il 3-1 contro il Monza. L'occasione propizia per rivendicare quanto di buono ha fatto da allenatore. "Sembra che ho fallito sempre. Pago la personalità che avevo da giocatore, ero sempre grintoso e indiavolato. Ma tutte le esperienze che ho fatto da allenatore sono state positive e mi hanno lasciato tanto".
La storia di Gattuso allenatore è in realtà un po' diversa, soprattutto i finali. Perché è vero che da commissario tecnico ha ricompattato uno spogliatoio dopo mesi complicati di gestione Spalletti, ma Zenica è una ferita ancora aperta e quella sconfitta non può che far rima con fallimento. Prima ancora con l'Hajduk Spalato perse un titolo che a un certo punto non sembrava in discussione chiudendo il campionato al terzo posto e ancora prima a Napoli gettò via la qualificazione in Champions per un punto. E al Milan? Un sesto posto e poi un quinto, anche lì con qualificazione in Champions solo sfiorata. Al Valencia e all'OM due fallimenti: insomma, non proprio una grande carriera da allenatore fin qui costellata da grandi occasioni (perse) proprio per i suoi trascorsi da giocatore, non nonostante quelli.
Alla Lazio Gattuso sta viaggiando ben oltre le aspettative, ma in virtù delle esperienze precedenti sa che la strada è ancora lunga. Che deve correggere i finali, che fino a questo momento ha battuto Venezia, Udinese, Genoa, Bologna e Monza e che il difficile deve ancora venire. Che, tirando le somme, è stata favorita anche da un calendario alla portata che si farà più impegnativo già da domenica, dalla sfida dello Stadium contro la Juventus.
"Noi col primo posto non c'entriamo proprio niente", ha aggiunto Gattuso dopo il 3-1 contro il Monza. Ma qual è l'obiettivo della Lazio? Può lottare per il quarto posto o arrivare tra le prime sette sarebbe già un trionfo? Difficile dirlo adesso, difficile capire oggi quale sarà la reale dimensione di una squadra che sta ottenendo ottimi risultati in questo avvio, nonostante un clima infuocato. Una contestazione alla proprietà che non s'è mai placata. Di certo c'è che Gattuso col suo lavoro sta rilanciando giocatori che sembravano ormai dei flop come Noslin e Belahyane, sta rispolverando il miglior Nuno Tavares e sta valorizzando un mercato chiuso col segno più.
Già, perché i 30 milioni di euro incassati dalla cessione di Mario Gila sono più che bastati per finanziare il mercato in entrata. I prestiti di Frattesi, Gudmindsson e Sutalo oltre all'acquisto di Pinamonti. Hanno permesso di chiudere l'accordo con tre svincolati già utilissimi con Doekhi, Pedraza e Diogo Leite e, più in generale, di definire una campagna trasferimenti che a prescindere da come andrà d'ora in avanti resta una sonora lezione per tante squadre che invece hanno forse più sbracato che speso.
La lezione a Milan, Juventus e Fiorentina
Ieri su TMW anche in modo un po' provocatorio abbiamo chiesto a Paratici, Carnevali e Cardinale dove fossero finiti i tantissimi soldi spesi in estate. Abbiamo analizzato operazioni di mercato che a distanza di qualche settimana già destano molte perplessità. L'assioma di fondo è che in molti casi s'è cambiato tanto per cambiare, più per gettare fumo negli occhi che per costruire davvero una squadra più competitiva. Del resto l'Inter (e in parte anche il Napoli) da anni dimostrano che aggiungere o sostituire e non stravolgere è la vera chiave del successo. Che spendere non vuol dire vincere e che la pazienza con chi c'è già è spesso più importante di un nuovo acquisto. E infatti questa è anche la Lazio di Mandas e di Floriani, di Noslin e di Belahyane, di Isaksen e di capitan Zaccagni: non sarà una squadra da Scudetto, ma intanto ha già dato una bella lezione su cosa vuol dire essere squadra a chi questa estate ha solo pensato a stravolgere tutto. Un'altra volta.Altre notizie
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