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L’Inter annienta il Como. Chivu, che lezione a Fabregas! Milan ok, ma serve un attaccante (Tresoldi?). Juve stop con la Viola, manca un rigore. Allegri incassa la fiducia e Napoli ribolle. Via Lucca e Lang

autore
Enzo Bucchioni
ieri alle 23:42Editoriale
autore Enzo Bucchioni
08.11.2026 23:42Editoriale
Federico De Luca
Federico De Luca
Una grande lezione di calcio, ma questa volta l’ha data l’Inter e non il fantastico Como reduce dai nove gol segnati in Champions. E’ Chivu e non Fabregas che domina e vince una sfida che aveva un sapore particolare, fino a pensare a un possibile passaggio di testimone per il presente e soprattutto per il futuro. Invece i nerazzurri si sono ribellati, nella loro migliore versione stagionale, come se avessero voluto marcare il territorio, hanno giocato ad alta intensità, aggressivi e concentrati in tutte le zone del campo, ma anche tatticamente, nell’interpretazione della partita, si sono dimostrati superiori. Gli approcci sbagliati della prima parte della stagione, Derby compreso, sono stati ampiamente superati, messi da parte come nell’ultima di Champions. E se il Como resta un grande laboratorio calcistico, l’Inter ha dimostrato di essere una squadra più matura e più solida. Ovviamente non parliamo in assoluto di un ridimensionamento di un’idea,  tutto quello che abbiamo detto e scritto sul Como è una certezza, ma anche la squadra di Fabregas come in genere tutte le squadre che esaltano il gioco e lo mettono al centro del loro lavoro, cambiando poco, a volte diventano prevedibili. E qui diamo tutti i meriti a Chivu che ha studiato i limiti e i difetti dell’avversario. Chiudendo le linee di passaggio, occupando le zone bene, pressando i due play, impedendo ai giocatori di muoversi negli spazi e di giocare in rapidità a un tocco o due tocchi, il Como si è bloccato. Se non gira la palla il Como non gira: ieri la palla è sempre stata schermata o sporcata, la squadra di Fabregas non è mai riuscita ad alzare il ritmo diventando prevedibile. Ma Chivu ha trovato anche altre soluzioni come il movimento sulla destra di Thuram, soprattutto all’inizio, per portare fuori un difensore e mettere Pio nell’uno contro uno con Ramon. Il primo gol è nato così.  Non basta il gioco collettivo. Quasi tutti gli interisti hanno vinto anche i duelli individuali. Proprio Pio ha messo in crisi lo spagnolo, forse il miglior centrale di questo inizio di campionato, convocato anche in nazionale. Ma Bastoni ha battuto Douvikas, Nico Paz ingabbiato tra difensori e centrocampisti è sparito dal campo per tanti minuti e nel finale quando qualche spazio l’ha trovato è sembrato poco lucido. Sicuramente stanco. E’ stato come se tutti gli interisti avessero voglia di dimostrare che il Como è sicuramente una squadra che propone un calcio straordinariamente moderno, efficace, ma che loro, i Campioni d’Italia, sono ancora superiori. Missione riuscita. In chiave scudetto l’Inter era e resta la favorita nonostante la Lazio sempre sola, la Roma arrembante, il Como appunto e il Milan che risale. Zitti zitti proprio i rossoneri in campionato dimostrano quella brillantezza e la personalità che evaporano in Europa. E’ come se questa squadra, inconsciamente o meno, abbia deciso di puntare tutto sul campionato, abbia in testa di provare a inserirsi nella lotta scudetto. Del resto le scelte di Amorim con il turn over profondo il giovedì, sono un supporto concreto. Con il Genoa una mano l’hanno data gli errori individuali in difesa a inizio gara, ma il Milan ora ha una buona identità e sono cresciute anche le prestazioni individuali. I rossoneri sono davvero da scudetto? Con un goleador (l’obiettivo è Tresoldi) e un difensore nel mercato di gennaio (come promesso da Cardinale) il discorso potrebbe diventare interessante. Ma il focus resta uno dei posti Champions e non sarà facile per la cresciuta concorrenza. La zona Champions era un obiettivo anche del Napoli, ma sinceramente faccio fatica a pensare che ci possa essere una rimonta del genere. Allegri ha la fiducia di De Laurentiis, non serve ribadire, le ragioni sono economiche (cacciarlo costerebbe 26 milioni), ma c’è anche la speranza che l’esperienza serva al tecnico per ricompattare un gruppo sicuramente diviso se non proprio in guerra. Contro la Lazio s’è vista una buona reazione caratteriale forse per la minaccia di De Laurentiis di organizzare un ritiro permanente, ma anche per l’orgoglio di molti giocatori che in sfide come quella con la Lazio capolista ritrovano le motivazioni. Il Napoli a tratti ha giocato un buon calcio, ma era successo anche con Inter e Roma. Il problema è tenere questo livello di concentrazione e di determinazione e per ora è stato un disastro. Anche nella prima mezz’ora di ieri la Lazio ha stradominato, il Napoli si regge più sulla voglia di alcuni giocatori (McTominay in testa) che su una precisa identità. Storia vecchia. Quello che deve comunque preoccupare è la spaccatura con gran parte dello stadio. I fischi e i cori sono arrivati prima, durante e dopo. Il pareggio non ha placato l’ira e le contestazioni. Lang in particolare ha duellato a gesti con i tifosi, una situazione poco gestibile. Ma anche Lucca è nel mirino della tifoseria. Se De Laurentiis vuole tenersi stretto Allegri deve fare mercato a gennaio, serve nuova energia. Un difensore e un attaccante sono indispensabili, ci vogliono intuizioni valide. Manna deve dimostrare che la fiducia è ben riposta, ma cedere Lucca e probabilmente  Lang con il recupero degli infortunati, a questo punto sono priorità. Così è difficile se non impossibile, ritrovare un rapporto sereno con l’ambiente. Ha pareggiato anche la Juve, fermata da una Fiorentina grintosa e coraggiosa. Anzi, è stata la squadra viola in netta ripresa, ha giocato la miglior partita della stagione, a andare in vantaggio per due volte. L’ultimo pari della squadra di Spalletti è arrivato solo grazie a una papera di De Gea. La Juve gioca a sprazzi, gli errori in difesa sono disarmanti, troppe le scelte individuali sbagliate anche in attacco, non si vede una squadra vera e la zona Champions è lontana sei punti. Un altro passo indietro quando si aspettava il cambio di marcia, anche se manca un rigore per fallo di mano di Joao Mario che ha fatto infuriare i bianconeri.  Chi deve recriminare è la Fiorentina, ha giocato e creato di più, il pari sta stretto .

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