“Insigne al Toronto? Scelta comprensibile”. Le parole di Ghisoni e Tossani a "Maracanà"
Paolo Ghisoni e Michele Tossani sono intervenuti ai microfoni di TMW Radio, nella trasmissione “Maracanà”, spazio in cui si è parlato principalmente di temi attuali come il trasferimento in terra canadese di Lorenzo Insigne, capitano del Napoli, al fronte della corposa offerta economica del Toronto, spaziando per le problematiche di tipo culturale che affliggono il calcio e la stampa sportiva italiana. Ad aprire le danze è Ghisoni in merito proprio alla questione Insigne: “La trovo una scelta rispettosa, non ne faccio una questione di merito calcistico. Sulle spalle ha un’eredità importante come capitano del Napoli e come simbolo. Ora, all’età di 30 anni, si apre per lui una parentesi nuova. E la scelta è stata quella di aprirla fuori dall’Italia, come fece ai tempi Del Piero. Sicuramente sarà anche un’esperienza di vita e trovo che Lorenzo da questo punto di vista possa crescere molto, ampliando anche gli orizzonti extracalcistici perché Napoli, come Roma, è una piazza fagocitante sotto tanti aspetti e non so quanto “tottiana” fosse la sua “prigione d’oro”. La nostra cultura ci fa affermare che vincere in quei campionati non sia la stessa cosa, ma io credo che prima di giudicare bisognerebbe conoscere quelle realtà, farci un giro. Molti non sanno ad esempio che da quelle parti, in materia di tecnici, c’è l’esplicita voglia di protezionismo interno, volto a far crescere le proprie figure. Ma anche che alcune squadre si affidano in blocco a procuratori che portano, sempre in blocco, giocatori di etnie ben precise a seconda dei ruoli”. Segue l’intervento del Match Analyst Tossani: “Sono d’accordo con Paolo, sul discorso Insigne. Spesso dimentichiamo che questo ragazzi sono anche, e soprattutto, dei lavoratori. Quella ricevuta da Insigne è un’offerta di lavoro importante in età relativamente avanzata, da una squadra di una città altrettanto importante, una delle metropoli dove la qualità della vita è tra le più elevate del nord America. Si tratta quindi di un’offerta che non era arrivabile né dal Napoli né da qualsiasi altra big europea per l’Insigne di oggi. A livello mediatico non mi è piaciuta questa denigrazione dell’MLS, che oggi è un campionato di buon livello, ovviamente non al pari con le grandi leghe europee, ma nel quale si investe e si inizia a produrre giocatori e allenatori. Non è più solamente il campionato delle vecchie glorie che siamo abituati a immaginare”. Ghisoni precisa: “A livello organizzativo stanno crescendo tanto, a differenza nostra, che da questo punto di vista è da anni che stiamo regredendo, quindi io cercherei di portare a casa e fare nostri alcuni spunti che potrebbero rivelarsi utili”. Guardando in casa nostra, si è parlato della grande quantità di giovani usciti dal settore giovanile della Roma lasciati partire per poi sbocciare in altre realtà (Scamacca e Frattesi su tutti). Queste le parole di Tossani in merito: “Il settore giovanile giallorosso è uno dei più floridi se guardiamo quanti giocatori tra Serie A e B ha saputo sfornare. Probabilmente qualcosa a monte è andato storto. Nell’Atalanta, ad esempio c’è più possibilità di emergere e di arrivare in prima squadra, però storicamente è una squadra che tende a vendere i propri giocatori. In Italia, in generale, è evidente che si fa fatica a far emergere i giovani e fare ricambio generazionale, si stenta a buttare i giovani nella mischia, a concedergli la possibilità di mettersi in gioco e a lasciare che sbaglino, non solo nel calcio ma anche in tante altre realtà professionali. Anche in questo caso il calcio è lo specchio della società”. Continua Ghisoni: “Non ci sono tante società che si impegnano molto in questo senso, ma mi piacerebbe citare l’Empoli che da anni lavora come tutti i club dovrebbero fare, facendo diventare straordinario ciò che dovrebbe essere normalità”. Vincere non dev’essere l’obiettivo da cui partire, bisogna prima costruirsi il contesto e la situazione adatta per poterci riuscire: “Il problema è che si parte quasi sempre dal risultato per trarre giudizi, e l’esempio lampante lo abbiamo visto successivamente alla vittoria degli Europei. Non si sottolineano i percorsi, le idee e i progetti facendo attenzione ai contesti che ci troviamo di fronte.
La Juventus, ad esempio, che veniva da un ciclo incredibile di vittorie, era fisiologico che dal punto di vista generazionale incappasse nella necessità di un ricambio, generazionale e non, che avrebbe potuto significare un calo di rendimento in termini di vittorie, ma siamo talmente afflitti dalla ricerca morbosa del risultato nell’immediato che si preferisce affidarsi a giocatori già pronti e confezionati, magari ai parametri zero dall’estero, piuttosto che puntare sui nostri giovani e provare a riaprire un ciclo”. Infine, sempre Paolo Ghisoni, fa una panoramica interessante riguardo ai profili di prospettiva futura che attualmente si stanno affacciando ad alti livelli nel panorama calcistico nazionale. Un discorso che vede un’analisi approfondita ruolo per ruolo, di quelle che sono le esigenze profonde del movimento calcio italiano, con un occhio di riguardo alla Nazionale maggiore, e a quanto l’offerta di talenti possa colmarle. “Le nuove generazioni di portieri stanno vivendo un momento di grande frustrazione perché avere davanti un esempio quasi inarrivabile come quello di Donnarumma non è certo confortante. Le individualità, nel complesso, sono però buone. Stiamo parlando di un ruolo che presenta diverse delle chiusure: la maglia azzurra è più che blindata e scardinarla è alquanto improbabile. Totalmente diverso è il discorso legato ai difensori: l’eredità che lasceranno Bonucci e Chiellini è pesantissima. Ma anche la loro complementarietà di ruolo non sarà facile da ritrovare. Proprio per questo motivo non è facile capire in prospettiva futura chi potrà essere loro erede: alcuni giocatori possono perdersi per strada perché stiamo parlando di un ruolo molto delicato, che necessita di una maturazione diversa rispetto ad altri. Devono saper reggere l’urto e soprattutto dimostrare di poter essere longevi come i loro predecessori. Spostando il focus sulla zona mediana del campo, vedremo un grande affollamento. Dopo anni in cui la qualità a centrocampo non era elevatissima, abbiamo avuto un’inversione di tendenza. Qualche anno fa c’era il centrocampista di quantità, che faceva la differenza e balzava all’occhio, mentre adesso, frutto di un decennio di convinzioni tattiche diverse basate più sul possesso palla e sul predominio, si sono sviluppate in maniera fisiologica delle qualità tecniche che privilegiano i centrocampisti dai piedi buoni. Davide Frattesi, che sta crescendo a dismisura, farebbe comunque fatica a trovare spazio nell’attuale centrocampo azzurro, dove c’è grande affollamento di giocatori che hanno più o meno la sua stessa età. Per gli attaccanti il discorso cambia nuovamente. Perché si parla di Scamacca come figura di riferimento? Perché il ruolo di attaccante è cambiato radicalmente. L’attaccante oggi ha un dispendio energetico molto più elevato rispetto al bomber di qualche tempo fa, che aspettava in area la palla giusta “alla Inzaghi”. Si è evoluto il calcio. Gianluca Scamacca incarna tutte le qualità che il calcio moderno richiede. Con le dovute proporzioni, è un giocatore che per caratteristiche si avvicina molto di più a Ibrahimovic che a un attaccante normale. Siamo nella dinamica di un ventiduenne con diversi problemi che ha bisogno del suo ambiente. È un ragazzo squisito. Mi sento di fare un appello ai colleghi giornalisti… Lasciatelo in pace sulla situazione familiare, parlate di sport e non di gossip. Qui si rischia di dare fastidio a un giocatore di talento che ha finalmente trovato la propria dimensione, anche grazie alla forte amicizia con Frattesi”.






