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La forza del Napoli viene da lontano

La forza del Napoli viene da lontano TUTTOmercatoWEB
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La Giovane Italia
venerdì 3 marzo 2023, 09:30La Giovane Italia
L'intervento di Paolo Ghisoni, direttore de La Giovane Italia, a Maracanà, consueto appuntamento di TMW Radio.

Durante la puntata di Maracanà su TMW Radio, Paolo Ghisoni è intervenuto per approfondire alcune tematiche relative al calcio italiano.

Il primo argomento di discussione sono state le parole di Spalletti in conferenza stampa, che ha lodato il lavoro di Sarri ai tempi del Napoli: “Io non capisco mai se Spalletti "ci prende un po’ in giro" oppure quello che dice è sincero e onesto, una peculiarità di molti toscani. Ci sono alcune cose di questo suo passaggio che mi danno proprio l’idea di una “baruffa” tra toscani, mio parere personale. Spalletti è una persona estremamente acuta ma ogni tanto, come in occasione della vittoria contro la Juve quando va a stringere la mano ad Allegri, compie alcune azioni che secondo me stridono un po’ con il fatto di essere veramente sincero, come quando apprezzi un tuo collega, che guarda caso è toscano. Secondo me hanno una "chiave di lettura" tra di loro che è molto sottile, dove il confine tra ironia e presa in giro è difficile da captare: io ho avuto sempre questa sensazione con i toscani. Aldilà di questi complimenti a Sarri, che potrebbero avere una base di fondamento, è poi la metodologia di esposizione che mi lascia perplesso".

Rimanendo sempre in tema Napoli, è stata posta la domanda su quale tra la squadra attuale e quella allenata da Sarri fosse la più forte: “Secondo me va fatto un distinguo su due elementi: uno è Kvaratskhelia, che non c’era in quell’annata di Sarri. Inoltre Higuain era un grande finalizzatore, Osimhen fa tanti gol ma a differenza dell'argentino va a rincorrere anche l’avversario. É una figura migliore come uomo squadra, dà messaggi super positivi al gruppo: quando sono là davanti faccio gol, mentre quando non ho il pallone aiuto la squadra a recuperarlo. Mi sembra abbastanza ingeneroso poi non ricordare Gattuso, che senza Osimhen è arrivato a giocarsi la Champions all’ultima giornata in un periodo complicato: situazione Covid, problemi personali e se vi ricordate furono messi in Cassa integrazione i dipendenti, un momento difficile a livello economico. Il gruppo lo sapeva tenere bene anche Gattuso, che poi Spalletti abbia fatto un grande lavoro questo è fuori dubbio, però di quel Napoli una buona parte c’erano già. Poi becchi la "carta Kvara" che seguivi da 3 anni, un difensore forte come Kim: questa è bravura dello scouting di Giuntoli. Il salto di qualità è fuori discussione, ma va dato merito anche a chi in società c‘è già da prima e determinati tasselli sa dove andare a prenderli, con margine e qualità dal punto di vista del bilancio. Ci sono alcune dinamiche che, a parer mio, sono state agevolate dalla bravura della società e di quello che è stato costruito negli anni con Sarri prima, Gattuso poi e ora con Spalletti”.

Ultima parentesi sul Milan, rinato nelle ultime settimane e atteso domani sera alla delicata trasferta di Firenze senza Leao squalificato: “Quello che mi è piaciuto di Pioli è una frase che ha detto prima di Milan-Atalanta: “Questa squadra è guarita”. Ho rivisto il Milan, a livello di compattezza e situazioni, di quando ha vinto il campionato. Non sono tanto preoccupato per l’assenza di Leao con la Fiorentina, sono invece fiducioso sul fatto che la squadra ora ha ripreso certezze, lasciandosi alle spalle quell'esperimento orrendo nel derby del 3-5-2 con Origi e Giroud. La trasferta di Firenze resta delicata, ma vedo una squadra che ha ripreso consapevolezza e che, grazie anche al successo con il Tottenham, ha riacquistato autostima. Questa è una squadra che, togli un elemento e ne metti un altro, non lo fa rimpiangere. È vero che Leao è un giocatore che ti dà lo strappo, però tra lo strappo a corrente alternata di Leao e la continuità di alcuni giocatori, probabilmente vado sull’affidabilità. De Ketelaere? Io non sono così ottimista, come personalità mi ricorda un vecchio giocatore arrivato in Italia con grandi aspettative: Vincenzo Scifo, che doveva diventare il nuovo grande regista e fu "Aspettando Godot" per tanto tempo. È vero che lui ha dei numeri importanti, però bisogna anche iniziare a intravedere cattiveria nelle giocate. Quando è entrato in campo domenica, su risultato tranquillo, l’ho visto contrario al trend del Milan. É giusto aspettare il talento, ma il talento a un certo punto devi anche metterlo in campo".

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