Lazio, Gattuso: “Lotito, Frattesi, il derby, Tavares e non solo. Vi dico tutto”
Andrea Castellano
Al Festival dello Sport di Trento c’è anche Gennaro Gattuso. Il tecnico della Lazio è protagonista del panel “Non mollare mai” delle ore 15 al Teatro Sociale. Insieme a lui il giornalista Luigi Garlando. Di seguito le sue dichiarazioni.
“Gasperini? Al di là del grandissimo allenatore che è, nei miei momenti difficili è sempre stato presente. Mi chiamò quando ero al Milan. Mi disse di tenere duro, che gli piaceva come giocavamo. È sempre stato presente. Ci somigliamo un po', siamo caratteri forti. Con me ha sempre avuto momenti positivi. Andremo a cena insieme 100%, è un onore, Gasperini dopo Sacchi fa parte di quella categoria di allenatori... Ha portato qualcosa di nuovo. Tanti miei colleghi proviamo a fare quello che fa lui ma difficilmente ci riusciamo. Ha portato sicuramente un cambiamento”.
“Il derby? Quando sento i miei ragazzi parlarne, o altri tra magazzinieri o fisioterapisti, li stoppo subito. Ancora ci sono partite importanti, poi ci penseremo quando arriverà e ne parleremo. Stare davanti alla Roma? Non conta nulla. Prepariamo bene la partita con il Monza. Veniamo da una lunga sosta anomala, siamo stati a Formello con pochi giocatori di movimento. Non vedo l’ora che tornino tutti, il Monza va a mille all’ora. I miei precedenti con Juric non sono buoni, ricordo Napoli-Verona su tutti, se vincevamo arrivavamo secondi e invece siamo arrivati quinti. È stata una mazzata incredibile“.
“Stadio pieno? Mi manca. L’ho già detto, per me il calcio senza tifosi… Avete capito, non è calcio. I tifosi sono una componente importante nel gioco, ti incitano e ti fanno tirare fuori qualcosa di più. Giocare in uno stadio vuoto non è calcio. In questo momento stiamo soffrendo a non avere tifosi in uno stadio che ci danno una mano”.
“Lotito? È una leggenda il fatto di litigare sempre con lui. Da calciatore ho fatto qualche sciocchezza, ma da quando faccio questo mestiere difficilmente litigo. Mi piace il dialogo, si fanno le cose insieme che ci diciamo. Ho litigato poco, mi piace parlare con gente vera, che quando ci diciamo le cose le parole vengono mantenute. Non mi piace farmi prendere in giro. C’è questo rapporto con Lotito. Poi quando le cose nel quotidiano non funzionano, bisogna parlarsi. Lui è un genio, ha un’intelligenza incredibile. Poi le dinamiche di una squadra… bisogna parlarne, sennò i problemi vengono fuori dopo. Lotito ha 4-5 telefoni, e difficile da gestire (ride, ndr.). Lui è il presidente, per lui la porta è sempre aperta. Meglio che dice le cose in faccia ai giocatori, che viene al campo e parla lì. È meglio così rispetto a leggere qualcosa sui giornali”.
“Prima della Lazio venivo da un’esperienza che mi è costata, mi ha fatto del male. La nazionale è stata una mazzata incredibile. Avevo voglia di ripartire subito, erano un po' di anni che stavo all’estero e mi piace. Mi piace mettermi dentro culture diverse. Sono state esperienze importanti. A Lotito ho detto no 2-3 volte, stavolta ho detto sì perché era una squadra in difficoltà e pensavo che i giocatori potessero darmi qualcosa. Mi sono convinto. Siamo partiti bene, la strada è lunga. Ma sono orgoglioso dei ragazzi che stanno dando tanto. Abbiamo fatto un ritiro a Formello, ha fatto un caldo bestiale. È stato difficilissimo. Vedere i ragazzi allenarsi in quel modo, senza mollare e senza lamentele, ho percepito che ci fosse qualcosa di speciale”.
“Frattesi è un giocatore che ho avuto la fortuna di allenare in nazionale. Quei giorni di raduno gli ho sempre detto che doveva prendere una decisione. Per me era un giocatore importante e non doveva accontentarsi. È un giocatore particolare, che ha doti ben precise. Gli ho detto che doveva prendersi delle responsabilità. Noi potevamo fare poco sul mercato, per lui scegliere la Lazio è stato incredibile. Questo è il nostro rapporto. Sono contento che si è preso le sue responsabilità, per il rispetto della sua carriera”.
“Nuno Tavares? C’è solo uno ai suoi livelli, che è Nuno Mendes. È un giocatore che ha tutto, poi non ha dato continuità alla sua carriera. All’inizio non è stato rosa e fiori, si okk stati momenti di tensione, non solo con lui. Io odio le persone che hanno talento e non fanno nulla per migliorarsi. Io ho fatto un percorso diverso, ero più scarso degli altri. Fatico a sopportare chi ha talento e lo butta”.
“Ricordo tante cose di cui non vado fiero da calciatore. Vivevo le partite con grande impeto e un’adrenalina incredibile. A volte cambio subito quando mi riguardo, non riesco a vedermi. Ho un figlio maschio che ha 19 anni, da quando è piccolo mi faceva vedere tante cose che ho fatto in campo. Era difficile spiegargli che si doveva comportare bene, ma non ero credibile (ride, ndr.). Io non vorrei un Gattuso nella mia squadra”.
“Le batoste da allenatore me le sono cercate. Io sto bene a casa per uno o due mesi, poi faccio fatica. Ho avuto la fortuna di conoscere una donna speciale… Ma poi mi manca l’adrenalina, la voglia. E quindi si va. La soddisfazione più grande di questo mestiere è quando prendi un gruppo e i ragazzi migliorano”.
“Boban, Maldini, Albertini sono stati fondamentali per me. Bisognava solo osservarli e fare copia e incolla. Erano sempre coerenti, per me è stato facile, era un sogno. Non ero all’altezza di quel Milan, ma ce l’avevo dentro. Mi sono messo sotto, c’era Tassotti che mi aiutava. A Milanello c’erano le foto di tanti trofei vinti, il mio sogno era vedere una mia foto lì dentro. Ho avuto la fortuna per tanti anni di indossare quella maglia e devo ringraziare i tanti campioni e le persone speciali. Maldini non era solo il capitano, ma uno che non saltava mai un allenamento. Era un campione a 360º gradi, un campione incredibile di uno spessore imbarazzante”.
“Il murales di Baresi imbrattato? Tanta rabbia. Viviamo in un mondo difficile, problematico, non mi sorprendo più di nulla”.
“Pato? Giocatore incredibile, molto sfortunato. Andava troppo forte, non toccava per terra. Ha sofferto tanto. Una volta mi sono arrabbiato di brutto con lui, aveva perso dei palloni in uscita a Verona contro il Chievo. Gli ho urlato di brutto e me lo stavo mangiando dopo un gesto che mi ha fatto con la mano. Pirlo? Lui era peggio con gli scherzi, mi ha distrutto. Io sentivo tanto le partite, pretendevo che ci fosse serietà da chi i mi stava vicino. Da allenatore però sono diverso, mi piace se si distraggono un po’ i calciatori”.
“Giocare con Gallinari? Sono un metro e venti, dove vado (ride, ndr.). Mi piace tanto il basket, loro sono di un altro pianeta fisicamente”.
“Bierhoff? Era fortissimo di testa. Io andavo su e saltavo e ne prendevo. Avevo una tecnica, mettevo il culone e non li facevo saltare. Ho preso tanti palloni di testa, ero esplosivo. Sapevo come mettermi. Toni poche volte la prendeva contro di me”.
“Perché mi sono aperto una pescheria? Quando mia moglie andava a prendere il pesce, era troppo caro (ride, ndr.). Per questo ho aperto una pescheria con il ristorante”.
“Materazzi? Sono stato con lui a Perugia, ci ho condiviso tanto e mi ha aiutato tanto. Lui stava bene, era più grande. È stato importante per la mia crescita. C’è sempre stato un rapporto incredibile con lui. All’Inter era un animale, sembrava che non ti conosceva, dava delle ‘tranvate’ vere”.
“Vieri? Personaggio incredibile, lui e questo, non finge. L’ho rivista tante volte la partita con Byron Moreno, ne ha combinate tante. Ma anche noi… Abbiamo avuto tante occasioni, siamo stati ingenui. Anche io al golden gol ho avuto una grande opportunità. Io a Moreno gli ho detto qualche parolaccia in calabrese”.
“Bosnia-Italia? Gli episodi fanno la differenza. È sempre così, fanno parte del nostro mondo e della nostra vita. L’ho sempre detto: devo ringraziare i ragazzi e le persone che hanno lavorato con me, tutti i giocatori. Mi hanno dato tutto e l’ho toccato con mano. È una ferita che rimarrà per il resto della vita ma non posso dire nulla. Bastoni l’ho ringraziato, fa parte del gioco. Rimane tutto quello che mi hanno dato e le cose buone che abbiamo fatto. Noi veniamo sempre giudicati per il risultato e mi dà fastidio, bisogna vedere come si fanno le cose. Il Mondiale all’inizio non l’ho visto, facevo fatica anche ad addormentarmi. Poi ho iniziato a seguirlo dopo il primo turno”.
“Alajbegovic con la Juventus? La cicatrice rimarrà per sempre, ma mi piace guardare avanti. Oggi mi hai portato qua, ma sai che non mia piace parlare di quello che è stato fatto, voglio pensare a quello che c’è da fare”.
“Il giorno che non avrò più il formicolio e le emozioni, dirò basta. Spero di diventare nonno, farò quello. E farò tutto per i miei nipotini”.


