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Diario da Rio - Ma il Brasile ce l'ha un cuore o no?

19.06.2019 13:26 di Tancredi Palmeri    articolo letto 14911 volte
Diario da Rio - Ma il Brasile ce l'ha un cuore o no?
Sarà anche troppo scontato ridurla solo a quel problema lì, ma ala fine la differenza tra Brasile e Perù l’ha fatta solo una questione di cuore. Dice: ma come, perché loro due direttamente? Mica giocavano contro, quello lo faranno solo alla prossima per la sfida decisiva per il primo posto, visto che hanno entrambe 4 punti, pur tuttavia con il Brasile avanti in differenza reti.
Ma non importa, perché la situazione in cui si trovavano era simile (o quasi): entrambe superiori rispetto all’avversario, il Perù con la Bolivia e il Brasile con la Venezuela, con le dovute proporzioni ovvio, ma per esempio il Brasile doveva vedersela con un Venezuela che è competitivo come non gli capitava da un mare di tempo.
Ed è stata una questione di cuore. Perché il Perù ha giocato una partita gagliarda, attaccando a folate e scendendo con 4 uomini in linea come fosse rugby, ha cercato di fare seppure sbagliando, e alla fine il risultato si è allungato fino al 3-1 proprio grazie alla tigna applicata prima per rimontare e poi per allungare il vantaggio.
Il Brasile invece è risultato irritante perfino al proprio pubblico, nonostante l’indole brasiliana di natura più paciosa. Un primo tempo di nulla assoluto, a cui è seguita una seconda parte forse ancora più presuntuosa, perché è sembrato credere che corricchiare in più potesse essere sufficiente, pur senza costrutto. Non è servito nemmeno mettere lo Schillaci di Brasile, ovvero Everton Soares detto Cebolinha, che aveva segnato un 3-0 pazzesco contro la Bolivia, e che pure ha dato l’unica frustata a sinistra, propiziando due gol entrambi annullati dal Var. Il Venezuela poco ha fatto, ma è una squadra umile e onesta, consapevole dei propri limiti, e che merita rispetto per il sacrificio che ci mette. Per capire quanto fosse difficile fare risultato, pensate che in 25 precedenti il Venezuela ha vinto solo una volta con il Brasile. Eppure c’è riuscito, perché ci ha messo cuore.
E finche il Brasile ci metterà troppa testa - non inteso come scienza, ma come sovrastrutture mentali e ansia da prestazione - allora di qua non si uscirà: forse il Brasile ha ancora il cuore spezzato dal Mineirazo, e non riesce a reagire con leggerezza. E forse è per questo che in entrambe le partite il meglio lo si è vista da Everton, non solo perché più giovane e spensierato, ma anche perché l’unico degli impiegati a militare nel Brasileirao, e dunque magari giocando con la freschezza che non hanno i brasiliani ‘europei’, magari in colpa per non essere ancora in grado di riscattare il debito storico.
Però così il Brasile rischia di fare scivolare via anche questa Copa America in casa.
Se proprio i giocatori non dovessero riuscirci, che applichino la psicologia inversa: può andare solo meglio, è impossibile andare peggio di come successo recentemente con il 7-1.
O quantomeno, ‘dovrebbe’ essere impossibile…

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