Una Notte con Pizia, sacerdotessa di Apollo
Non l’ho mai rivelato a nessuno, ma un sogno bellissimo mi ha tenuto compagnia nella notte di San Lorenzo.
Il cielo sembra di color indaco. È una rovente giornata d’estate, forse di metà agosto. Sono in vacanza in Grecia. Davanti a me, un monumento inconfondibile. Avevo studiato questa splendida costruzione ai tempi della prima liceo, al Liceo Manzoni, quando la Professoressa Vegas spiegava i templi della età micenea. È il santuario di Delfi, nella Focide, ai piedi del Monte Parnaso, costruito intorno al 600.A.C. Considerato il centro del mondo, il tempio era consacrato alla venerazione di Apollo, sede del famoso oracolo. Sto scattando qualche fotografia, in quel momentolontano da tutti. Dalla Stoa degli Etoli, appena fuori dal sacro recinto del Santuario, sento una voce morbida: “Erxou evtauza”. I miei studi del greco antico mi aiutano. Mi invita ad avvicinarmi. Dietro la colonna del portico, intravedo una donna dall’ampio peplo bianco, avvolta da un velo rosso che gli nasconde il viso.
“Eccomi, o donna, dimmi che cosa desideri?”
Lei sembra capirmi e mi risponde:
“Sono la sacra Pizia, sacerdotessa di Apollo. Voglio rivelarti la verità sul futuro. Voglio rispondere ai quesiti che più ti arrovellano”
“Sì, o Pizia, ho il desiderio conoscere il nobile o l’atroce destino che attende i saettatori dal colore della porpora e della notte - gli rispondo - Dopo la scorsa stagione, un totale disastro per le rovinose scelte, non voglio vivere, affranto, altri momenti di mestizia…
“Apollo mi ha rivelato di aver visto anche il Sacro Zeus - mi interrompe la sacerdotessa - prendere dei fulmini da Efesto, dio dei fabbri e dei metalli, per scagliarli a terra, sconvolto dall’ira funesta, quando sono stati scelti allenatori dalla terra di Lusitania. Prosegui, uomo …”
“Dicevo…Dopo la buia stagione, però, il mio cuore è meno agitato con Maximus Liburnius, l’etrusco, sul trono, affiancato dall’uomo dai capelli bianchi, venuto dalla terra degli Albanoi. Ma ti prego, o Pizia, rivelami il nostro destino!”
“Attendi, attendi, o pellegrino, lascia che il divino Apollo ti riveli la verità. Solo lui conosce il futuro. Solo io lo posso rivelare a voi, mortali!”
Si allontana da me, per purificarsi alla fonte Castalia. Brucia farina d’orzo e foglie d’alloro, per poi sedersi su un tripode. Poi la vedo entrare in uno stato di estasi, respirando vapori che fuoruscivano dal terreno. Poi gira il volto ancora verso di me.
“Che cosa ti ha rivelato, o sacra Pitonessa, il dio delle profezie?” chiedo preoccupato per il suo stato di trance.
Pizia ha la voce alterata, ma intuisco le sue parole.
“Orribile è l’inizio. Grande il tuo pianto, quando vedi Rafa il Lusitano cadere per la crudele ferita. Né si placherà il tuo dolore e dei tuoi confratelli, quando l’aspra contesa ti vedrà uscire sconfitto dagli arcieri del fulvo Nicola e dai discendenti di Cremone, compagno di Paride!”
“No, crudele sacerdotessa, che cosa mi riveli? Profeta di sciagure, non hai dato responsi a me graditi!” urlo accorato
“Reprimi la furia. Ben t’annunzio che i gloriosissimi Allegridi ben reagiranno anche se …”
“Non tentare d’ingannarmi, crudele Pizia, non mangiarmi l’anima! Che cosa accadrà?”
“Duro il responso dei figli di Ippocrate. L’uomo che viene da una terra lontana, il valoroso guerriero Cristian, poi Adriano, il lungo crinito che viene dalla Marna, e Fofus ,il corridore della antica Lutetia , rimangono nella tenda per lungo tempo…”
“Una sciagura. Ma tu che conosci tutto… come potremo allora conquistare lo scettro d’oro?” chiedo rassegnato
“Hai una sorte benigna! Sul trono siede l’uomo del vecchio mare, che domina il cuore dei suoi guerrieri. A volte, per l’ira, getta il mantello a terra, a volte agita le bianche braccia, ma Allegride, l’adunatore di nembi, mentre due vanno litigando e fanno baruffa in mezzo agli dei, ordisce gli inganni e non esce mai sconfitto dal campo di battaglia. Cantano i peana ifigli di Kilpinion, perché plaudono il gigante dalle cento braccia, o il saettatore lusitano…”
“O pitonessa, ma allora lottiamo per la vittoria, anche quando il sole scende presto avvolto dalle ombre e il termometro si guarda l’ombelico enonostante i lamenti dei nostri eroi?”
“Ora tu conosci tutto, o pellegrino. Ora vai, il divino Apollo ha parlato! Vai per le tue terre e tieniti caro Liburnius, l’uomo che viene dal vecchio mare, furbo e astuto come Odisseo, re di Itaca, l’ideatore di inganni”
E si allontanò, accompagnata dal fruscio del suo ampio mantello, fra le colonne dello Stoa degli Etoli.
E io mi svegliai, più sereno e felice.






