La confessione di Modric: "Se non avessi fatto il calciatore, sarei stato un cameriere"
Non è solo il racconto di una carriera irripetibile, ma il ritratto intimo di un uomo che ha sempre scelto la misura, mai l’eccesso. Intervistato dal Corriere della Sera, il centrocampista rossonero Luka Modric si è raccontato senza filtri, ripercorrendo presente, passato e futuro, ma soprattutto soffermandosi sui valori che lo hanno accompagnato ben oltre il campo. Di seguito un estratto: "Amo la normalità. La famiglia normale, la vita normale, le piccole cose. Non mi sento unico. Nella mia vita non ho mai pensato, neppure per un secondo, di essere superiore a qualcun altro. Se non avessi fatto il calciatore, mi sarebbe piaciuto fare il cameriere".
Proprio sul lavoro del cameriere, il croato ha poi aggiunto: "Ero bravino. E mi piaceva. Ho studiato all’istituto alberghiero di Borik. Il primo anno facevamo pratica al ristorante Marina di Zara, dove si tenevano i pranzi di nozze. Me la cavavo a servire le bevande; e ai pranzi di nozze croati si beve parecchio. L’unica cosa che non mi piaceva era lavare i piatti".
Infine, un commento sulla sua famiglia: "Non è stata una storia facile, ma i miei genitori Stipe e Radojka mi hanno dato valori importanti: rispettare tutti, restare umile. Papà operaio, mamma sarta. L’umiltà aiuta, in campo come nella vita. Anche mio zio Zeljko è stato fondamentale per me. Lui e papà sono gemelli omozigoti, sono cresciuti in simbiosi, si sentono dieci volte al giorno, e siccome lo zio non ha figli abbiamo un legame speciale".
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