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Cloudflare multato, il CEO: "È censura". Serie A e LaLiga: "Ospitano i siti pirata"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca 2025
ieri alle 18:37Altre Notizie
di Ivan Cardia

Cloudflare multato, il CEO: "È censura". Serie A e LaLiga: "Ospitano i siti pirata"

La multa da 14 milioni di euro nei confronti di Cloudflare alza il livello dello scontro con la Serie A, e in generale con l’Italia. Nei giorni scorsi la società americana, che fornisce servizi per il funzionamento, la sicurezza e le prestazioni di Internet e dei siti web, e per questo è diventata la "casa" di molti siti che trasmettono contenuti illegali, è stata sanzionata dall’autorità per le garanzie nelle comunicazioni: alla base, la perdurante violazione della normativa antipirateria, introdotta nel nostro Paese dal 2023 in via legislativa, e con la piattaforma Piracy Shield. 
 La risposta della società, in pieno stile trumpiano, è arrivata da Matthew Prince, CEO di Cloudflare che ha pesantemente contestato la multa, taggando il vicepresidente statunitense JD Vance ed Elon Musk: “Un organismo quasi giudiziario in Italia ha multato Cloudflare per 17 milioni di dollari per non aver aderito a un loro schema di censura di Internet. Lo schema, che persino l’UE ha definito preoccupante, ci imponeva, entro appena 30 minuti dalla notifica, di censurare completamente da Internet qualsiasi sito che una oscura cabala di élite mediatiche europee ritenesse contrario ai propri interessi. Nessun controllo giudiziario. Nessuna garanzia di giusto processo. Nessuna possibilità di appello. Nessuna trasparenza. Ci veniva richiesto non solo di rimuovere i clienti, ma anche di censurare il nostro resolver DNS 1.1.1.1, con il rischio di oscurare qualunque sito su Internet. E ci veniva imposto di censurare i contenuti non solo in Italia, ma a livello globale. In altre parole, l’Italia pretende che una oscura cabala mediatica europea possa decidere cosa è consentito e cosa no online”. Nel suo lungo post su X, Prince ha criticato alcuni punti molto discussi di Privacy Shield - la rapidità, necessaria trattandosi di partite in live streaming, ma anche il rischio che finiscano coinvolti siti che con la pirateria non hanno nulla a che fare -, mentre più borderline è la chiosa: “L’Italia non ha alcun diritto di stabilire cosa sia consentito o meno su Internet negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada, in Cina, in Brasile, in India o in qualsiasi altro Paese al di fuori dei suoi confini”. Se si tratta di diritto d’autore, verrebbe da dire di sì. Nel mezzo, alcune aperte minacce: “1) interrompere i milioni di dollari in servizi di cybersicurezza forniti gratuitamente alle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina; 2) interrompere i servizi gratuiti di cybersicurezza di Cloudflare per tutti gli utenti con sede in Italia; 3) rimuovere tutti i server dalle città italiane; e 4) annullare tutti i piani per aprire un ufficio Cloudflare in Italia o effettuare investimenti nel Paese”. Alla questione, per la cronaca, oltre allo stesso Musk (lo stesso X ha utilizzato alcuni servizi di Cloudflare in passato), si è interessato Claudio Borghi, deputato della Lega Nord, ricordando come il suo partito “Abbia votato contro ogni censura”. La Lega, ovviamente, è parte della maggioranza che ha votato la normativa anti-pirateria in questione. L’uscita del CEO di Cloudflare, azienda recentemente portata in tribunale anche dalla Premier League per motivazioni molto simili, non è caduta nel silenzio. A Prince sono arrivate nella giornata odierna, nel giro di un paio d’ore le risposte della Liga, storicamente vicina al campionato italiano su questi temi, e della stessa Lega Calcio Serie A, entrambe con un tweet. Il post de LaLiga: “Combattere la pirateria non significa censurare né attaccare la libertà di espressione. Significa combattere l'attività criminale. Non distorcere il dibattito. Cloudflare continua a ignorare le leggi e le istituzioni degli altri Paesi, cercando solo di imporre la propria volontà e di promuovere i propri affari, favorendo al contempo coloro che commettono reati contro la proprietà intellettuale. Continua a lanciare minacce pubbliche dirette agli utenti europei e a tentare di manipolare istituzioni e leader politici. Non riguarda solo l'Italia: ci sono sentenze giudiziarie anche in Spagna e Giappone, tra gli altri Paesi. Elon Musk e JD Vance, la tutela della proprietà intellettuale si basa sulle sentenze dei tribunali, sul giusto processo e sullo Stato di diritto, non su decisioni arbitrarie o opache.La pirateria non è un crimine senza vittime. Nel settore sportivo, minaccia la sostenibilità dei club, migliaia di posti di lavoro e il reinvestimento nel calcio di base e giovanile. Solo in Spagna, oltre il 35% dei contenuti piratati di LALIGA continua a essere distribuito tramite l'infrastruttura di Cloudflare, nonostante migliaia di diffide e azioni legali già attuate dai provider di servizi Internet. Pretendere che gli intermediari tecnologici rispettino la legge non significa censurare Internet. Significa combattere la frode audiovisiva organizzata e garantire la sostenibilità di un'industria culturale e sportiva globale”. Il post della Lega Calcio Serie A: “Le dichiarazioni rilasciate dal CEO di Cloudflare sono un insieme di distorsioni, minacce e falsità che sono al tempo stesso sorprendenti e dannose per la stessa azienda americana. Elon Musk e JD Vance, la sanzione irrogata dall'AGCOM, pienamente giustificata, non ha nulla a che vedere con la censura di internet. Riguarda esclusivamente la legittima e necessaria tutela del diritto d'autore, sia per gli eventi sportivi in ​​diretta che per i contenuti cinematografici e televisivi. Cloudflare è stata sanzionata perché è l'unica grande azienda globale che, per scelta del suo CEO, rifiuta sistematicamente qualsiasi collaborazione con autorità, forze dell'ordine, titolari di diritti e persino tribunali. Per questo motivo, è diventata la prima e più comune scelta delle organizzazioni criminali per gestire i propri servizi illegali, proprio a causa della sua ferma volontà di consentire atti di pirateria. Ciò accade non solo in Italia, ma in tutto il mondo, come dimostrano le numerose sentenze contro Cloudflare in Francia, Spagna, Belgio e, naturalmente, anche in Italia. È semplicemente falso affermare che l'Unione Europea abbia espresso preoccupazione per il sistema italiano di protezione dei contenuti. Al contrario, la Commissione Europea ha formalmente ed esplicitamente riconosciuto il sistema come pienamente conforme al diritto dell'UE, al Digital Services Act (DSA) e alla Raccomandazione della Commissione sulla protezione dei diritti di trasmissione sportiva e dei contenuti correlati. Per quanto riguarda le misure tecniche richieste, va sottolineato che ciò che Cloudflare si rifiuta di fare è da tempo regolarmente attuato da centinaia di fornitori di servizi internet registrati sulla piattaforma, nonché dai principali fornitori di servizi di risoluzione DNS, proprio il servizio offerto da Cloudflare e che viene ampiamente sfruttato dagli utenti di servizi illegali per aggirare i blocchi imposti dalle autorità competenti. Infine, le gravi dichiarazioni e le ripetute minacce del CEO di Cloudflare saranno prontamente segnalate alle autorità competenti, ma dovrebbero anche destare preoccupazione nella società nel suo complesso e nei decisori politici non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Esse rivelano l'arroganza di un certo tipo di azienda tecnologica che crede di poter operare oltre i confini nazionali ignorando qualsiasi tutela della proprietà intellettuale, dei dati personali o dei contenuti premium di cinema, televisione e sport, soprattutto in un Paese come il nostro, dove l'equilibrio e lo stato di diritto sono capisaldi da oltre 2.000 anni. La speranza è che Matthew Prince sia costretto a dimettersi e che un'azienda importante come Cloudflare smetta immediatamente di diffondere bugie e, soprattutto, smetta di proteggere i criminali”.