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Il Parma, l'importanza di Chivu, Cuesta e il sogno Mondiale: Mandela Keita si raccontaTUTTO mercato WEB
Oggi alle 17:45Serie A
di Lorenzo Di Benedetto

Il Parma, l'importanza di Chivu, Cuesta e il sogno Mondiale: Mandela Keita si racconta

Una storia tutta da raccontare, con gli inizi in Belgio, quasi per caso e su "richiesta" di un dottore, fino all'arrivo in Italia, al Parma, con un esordio shock in Serie A contro l'Udinese. Mandela Keita però non si è fatto problemi e ha guardato solo avanti, consapevole di essere soltanto all'inizio di una carriera che vuole far diventare sempre più importante. In esclusiva a TMW il centrocampista gialloblù si è raccontato, sempre con il sorriso sulle labbra, partendo dalla storia del suo nome, Mandela: "La scelta è stata di mia mamma. Non devo dire molte cose su Nelson Mandela, provo a essere come lui nella vita. Ha fatto grandi cose per il mondo. Voglio essere umile come lui e lavorare sempre a testa bassa. È il mio idolo nella vita e dico grazie a mia mamma". Come ha iniziato a giocare a calcio? "Un dottore disse a mia mamma che avevo troppa energia e avrei dovuto fare qualcosa per sfogarla un po'. Mi piaceva il calcio e allora ho iniziato a giocare, da quando avevo 5 anni. Poi qualcuno ha notato la mia qualità ed è partita la mia carriera, con alcuni momenti difficili, ma adesso sono qua". Com'è stato arrivare in Italia? "Bello. La società mi ha comprato per tanti soldi e ha avuto sempre fiducia in me. Grazie al Parma che ha creduto in me sono qui. La prima partita che ho fatto non è stata facile, con due cartellini gialli e il rosso ricevuto all'esordio, ma lavorando giorno dopo giorno, grazie anche all'aiuto della società e dei compagni, le cose sono migliorate, anche grazie a Chivu, con il quale ho fatto tanti passi in avanti". Quanto è stato importante Chivu? "Mi ha dato tanto. Anche Pecchia credeva in me ma non era lo stesso che con Chivu, anche per colpa mia, visto che dovevo imparare tante cose. Poi quando è arrivato Cristian Chivu mi ha dato tanta fiducia e tanti consigli. Mi diceva sempre di credere in me stesso e di lavorare sulle piccole cose. Grazie a lui ho fatto passi in avanti e l'annata è andata bene". Come vanno le cose con Cuesta? "Molto bene. È un allenatore molto giovane e per la prima volta allena una squadra di un massimo campionato. Le cose tra noi due vanno molto bene, vuole che cerchi di migliorarmi per far sì che possa avere un futuro importante. Crede in me e io credo in lui, così come tutto il gruppo. Vogliamo fare tutti molto bene per ottenere i risultati che ci siamo prefissati". Il fatto che sia così giovane vi aiuta? "Sì, è più facile perché pensa in modo più simile al nostro. Capisce alcune cose che un allenatore più anziano farebbe più fatica a capire". Come valuta la sua stagione fino a ora? "Non male. Devo migliorare in tante cose ma sto crescendo passo dopo passo. Devo continuare a lavorare e restare concentrato perché voglio aiutare la squadra e l'allenatore a fare sempre meglio". Il Parma lotta per la salvezza. In futuro ci sarà la possibilità, per questo club, di lottare anche per traguardi più importanti? "Deve sempre esserci l'ambizione ma adesso dobbiamo vedere la realtà e pensare solo a vincere le varie partite. Dobbiamo pensare a una gara alla volta senza pensare troppo al futuro". In merito alla sua posizione in campo. Preferisce giocare in un centrocampo a due o a tre? "Mi metto sempre a disposizione dell'allenatore. Posso giocare mezzala o play e a volte posso anche cercare di attaccare con la palla al piede. Cambi poco a due o a tre". Lei è il giocatore che fa più dribbling nel Parma. "A volte mi voglio anche divertire in campo, il calcio è anche divertimento. Penso qualche volta che voglio solo dribblare ma giocando a centrocampo devo stare attento a quello che faccio". L'obiettivo è anche quello di fare più gol? "Sì, devo migliorare e credere di più in me stesso. So tirare bene in porta anche se in tanti non lo sanno". Pensa alla Nazionale? "Sì, ci penso, ma devo fare bene con il Parma e sono concentrato sulla squadra e sui risultati. Poi è chiaro che ogni giocatore spera di giocare il Mondiale e ci penso anche io. Spero che il ct del Belgio guardi la Serie A e possa notarmi ma tutto passa dalle prestazioni con il Parma". Ha giocato anche in Champions League, che sensazione ha provato? "È stato qualcosa di fantastico. Io ho sempre tifato per il Barcellona e ho avuto la fortuna di giocarci contro e di vincere quando vestivo la maglia dell'Anversa. Quando ho sentito l'inno della Champions ho provato grande emozione, visto anche che c'era la mia famiglia a guardarmi". Cosa le dice adesso sua mamma? "Di stare attento a non infortunarmi e di stare calmo. Non capisce tanto di calcio ma mi dice di andare avanti con la palla e provare a fare gol". Ha un grande rapporto con sua mamma. "Sì, la mia famiglia è molto importante per me. Mia mamma, i miei fratelli, mia sorella e i miei cugini: sono molto concentrato sulla mia carriera e sulla mia famiglia. Gioco a calcio anche per loro e sono molto importanti". I suoi fratelli giocano a calcio? "Sì, sono gemelli e sono più forti di me. Hanno 13 anni e se continueranno così potranno fare molto bene in futuro. Sono molto intelligenti e giocano in Belgio, vicino a dove abito. Sono molto concentrati, capiscono il calcio". Quindi li consigli al Parma? "Sì, certo. Sono due centrocampisti. Uno gioca sempre al centro e l'altro sia da mezzala che da esterno". È scaramantico? "Sì. Prima di entrare in campo faccio sempre le stesse cose, sia in partita che in allenamento. Faccio un esempio: metto sempre prima la scarpa sinistra e poi la destra".