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Il rapporto con lo spogliatoio, i pesanti ko, il mercato: tutti i motivi della rottura Real-Alonso

Il rapporto con lo spogliatoio, i pesanti ko, il mercato: tutti i motivi della rottura Real-AlonsoTUTTO mercato WEB
© foto di Federico Titone/BernabeuDigital.com
Gaetano Mocciaro
ieri alle 19:30Calcio estero
Gaetano Mocciaro

Sorprende per la tempistica, l'addio di Xabi Alonso dal Real Madrid ma la sua panchina era traballante da ormai troppo tempo. Due mesi abbondanti in cui si sono susseguite voci sul suo futuro e ultimatum vari.

Le avvisaglie di crisi si sono viste a partire da novembre, dalla sconfitta di misura in Champions contro il Liverpool a cui hanno fatto seguito tre pareggi e due sconfitte nelle successive 7 partite. Una situazione che ha fatto precipitare il Real in campionato da un primo posto a +5 sul Barcellona a subire il sorpasso da parte dei catalani che si sono portati a +4.

Dopo la sconfitta contro il Manchester City, la seconda consecutiva arrivata pochi giorni dopo quella contro il Celta, il "Bernabeu" aveva fischiato la squadra e si sono sentiti gli scricchiolii della panchina: "Possiamo capirli. Anzi, dovremmo accettarli come normali perché si richiede sempre il massimo". Alonso inoltre aveva precisato: "Sento il sostegno dei giocatori".

Non del tutto vero, per onor di cronaca. Chiedere a Vinicius, entrato da ottobre in una crisi senza uscita, sfociata nel disappunto palesato dal giocatore dopo una sostituzione nel Clasico contro il Barcellona. Molti giocatori, filtra dalla stampa spagnola, non hanno inoltre digerito un approccio al lavoro decisamente diverso rispetto a quello di Carlo Ancelotti. La rigidità di Xabi Alonso si è scontrata con lo stile più rilassato del suo predecessore.

Alonso paga anche il mercato estivo: l'addio di Luka Modric, per quanto il croato abbia 40 anni, ha tolto qualità al centrocampo. E non è arrivato nessun regista. E già i blancos avevano commesso l'errore di non rimpiazzare Toni Kroos. L'investimento più importante, quello di Franco Mastantuono, non è stato certamente valorizzato: l'argentino ha collezionato molte panchine, venendo puntualmente lasciato fuori non appena il valore dell'avversario saliva.

Pesano inevitabilmente le sconfitte subite. Non tanto per il numero, ma per le modalità: il Real Madrid è stato sconfitto dal Paris Saint-Germain in semifinale del Mondiale per Club per 4-0. Ha perso il derby contro l'Atlético Madrid per 5-2. E poi sono arrivati i ko contro Liverpool, Manchester City e Barcellona, con l'aggravante di aver visto l'eterno rivale alzare un trofeo.

E infine il gioco: quello a memoria visto a Leverkusen non si è mai visto e la condizione fisica della squadra ha lasciato perplessi. Tutto ciò ha portato all'addio dopo 34 partite.

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