San Siro, il Consiglio di Stato respinge i ricorsi di Inter e Milan per l'affitto durante il Covid
Il Comune di Milano ha agito correttamente nel rideterminare il canone di affitto di San Siro per le stagioni 2019/20 e 2020/21, segnate dall’emergenza Covid. È quanto stabilito dal Consiglio di Stato che, con due sentenze gemelle, ha respinto in via definitiva gli appelli di Inter e Milan contro le decisioni già assunte dal Tar della Lombardia nel novembre 2024. Al centro del contenzioso vi era il metodo di calcolo utilizzato dall’amministrazione comunale nell’ottobre 2021 per ridurre il canone dovuto dai club a fronte delle restrizioni sull’accesso del pubblico. Nella rideterminazione, Palazzo Marino aveva incluso tra gli incassi rilevanti anche i proventi derivanti dai diritti televisivi, sia per le competizioni nazionali sia per quelle internazionali.
Secondo Inter e Milan, tali entrate non avrebbero dovuto essere considerate, trattandosi – a loro dire – di una voce estranea alla concessione e all’utilizzo dello stadio. I giudici amministrativi, prima in primo grado e ora in appello, hanno però ritenuto infondata questa impostazione. Per il Consiglio di Stato, durante il periodo pandemico le due società hanno comunque utilizzato lo stadio Meazza per disputare le proprie gare, completando campionati e tornei. L’attività sportiva non si è interrotta e proprio tale utilizzo dell’impianto ha consentito ai club di generare utilità economiche collegate alla concessione, tra cui rientrano anche gli introiti da diritti tv, indipendenti dalla presenza del pubblico sugli spalti.
Palazzo Spada ha inoltre escluso che il Comune abbia modificato unilateralmente la Convenzione: la rideterminazione del canone è stata considerata una corretta applicazione delle clausole contrattuali, preceduta da un’adeguata istruttoria.
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