Alla fine spunta Gatti, il padre lo racconta: "L'amore per la Juventus è sbocciato forte"
La Juventus si aggrappa con le unghie e con i denti al treno-Champions. Quando si stava materializzando un durissimo -7 dal quarto posto, ecco la zampata di Federico Gatti a rianimare la squadra di Luciano Spalletti, contro la Roma. È stato un caso che sia toccato ancora a lui, difensore con il vizio dei gol, spesso non banali? "Ci vuole anche fortuna in quelle situazioni lì, in mischia", spiega suo padre Lodovico a TuttoMercatoWeb.com. Facendo subito capire da chi ha ereditato l'umiltà, il centrale di Spalletti.
Fortuna sì, ma non è la prima volta che capita a lui...
"Ci vuole anche l'intuito di andare nella zona giusta, di capire come verrà deviata la palla. Una cosa che uno ha dentro. Ma come dicevo in questa situazione ha goduto anche di fortuna e deve esserne contento. In un momento in cui la Juventus sta raccogliendo meno di quello che meriterebbe, sia per errori propri, ingenuità, che per una certa dose di sfortuna. C'è la Roma, c'è il Como, c'è l'Atalanta: sarà lotta fino alla fine".
Quanto è orgoglioso di averlo visto partire dalla Promozione e di vederlo oggi incidere su una partita della Juventus?
"Non è facile da spiegare a parole. La sua è una storia abbastanza incredibile. Un mix di bravura e fortuna. Nell'incontrare per esempio le persone giuste nei momenti giusti. Un puzzle nel quale i pezzettini devono andare ad incastrarsi perfettamente. Noi (genitori, n.d.r.) siamo sempre un po' increduli per tutto ciò che gli è successo. Lui con le unghie e con i denti cerca sempre di dimostrare che ci vuol stare in questo mondo".
Da fuori sembra un ragazzo molto umile. Questo aspetto è stato importante per lei da trasmettere, come genitore?
"Noi lo abbiamo lasciato sempre molto libero di fare le sue scelte, da quando era più giovane. A volte anche sbagliando, ma da genitori non è mai facile: è un 'mestiere' nel quale non si ha molto tempo per fare esperienza, anche perché noi abbiamo avuto solo lui come figlio. L'istinto ci ha spinti a lasciargli molta autonomia nel suo percorso. Come dicevo poi nella sua strada ha trovato alcuni 'genitori adottivi', diciamo così. Dirigenti nelle squadre in cui è stato che lo hanno preso sotto la loro ala e lo hanno protetto, piuttosto che 'bastonato' quando era ora. Ma è stato bravo a fare il suo percorso. Noi siamo stati più spettatori, che rimangono sorpresi positivamente di quello che fa".
Si ricorda di quando giocava più avanzato, in campo? Ieri scherzosamente si è detto pronto a fare l'attaccante...
"Ho sentito quelle parole e mi sembra evidente che fosse una cosa scherzosa, lo diceva con il sorriso sulle labbra. Lui vive di queste cose, delle alchimie negli spogliatoi, si nutre del rapporto con i compagni e con chi ruota attorno alla squadra. Però quando era piccolino inizialmente giocava proprio da centravanti. Aveva doti acrobatiche: faceva gol molto belli esteticamente. Crescendo è stato spostato a centrocampo, i gol sono leggermente diminuiti, ma aveva sempre occasione di essere pericoloso e ne faceva soprattutto da fuori area. Ora immagino che dedichino del tempo anche alle situtazioni sui piazzati e lui ne beneficia. E come dicevo, lì ci vuole sia bravura che fortuna".
Da quando è arrivato alla Juventus, quanto sente che Federico si sia legato alla maglia, all'ambiente ed ai tifosi?
"Moltissimo. Probabilmente quando giocava a Frosinone non si aspettava di poter arrivare così velocemente ancora più in alto. Per lui e per noi era già importantissimo essere arrivati in Serie B. L'annata a Frosinone era stata meravigliosa sotto tutti i punti di vista. Per i legami con le persone che ha trovato, un allenatore fondamentale per lui, dei dirigenti incredibili. La Juventus è stata la prima squadra di così alto livello a chiamarlo, gli ha fatto aprire gli occhi su un mondo che immagino non pensasse nemmeno lui di poter riuscire a raggiungere. Per lui è stato il primo amore, diciamo così. Ed è sbocciato forte".
Com'è stato l'approdo in bianconero?
"Al di là dell'emozione, quando è arrivato alla Juve magari temeva di non essere all'altezza. L'incontro con Allegri è stato molto importante in tal senso, credo lo abbia formato sotto tanti aspetti. Il legame con il club è aumentato sempre di più. I tifosi lo hanno sempre supportato e sono un altro aspetto cui è legato. Oggi questa maglia la veste con grande orgoglio".
Negli anni ha dovuto rafforzare anche il carattere. In una grande partita come quella che ha disputato contro il Galatasaray per esempio, ha comunque subito delle critiche per il gol fatto da Osimhen. Alla Juventus la richiesta è molto altra, d'altronde.
"Noi che vediamo le partite da spettatori spesso non riusciamo a renderci conto di cosa ci sia dentro questi ragazzi, che magari sono ragazzi normali di 20-25-30 anni. Una volta li ergiamo a protagonisti, la volta dopo li critichiamo per quello che fanno. Ma penso che tutti gli sportivi amino il loro lavoro mettono tutto di loro stessi per quello che fanno. Anche in altri sport vediamo campioni che fanno imprese incredibili, ma poi la cosa più complicata è quella di riconfermarsi. C'è la componente caratteriale oltre che tecnica, serve trovare la chiave per godere tutto, i momenti positivi e quelli negativi. Fondamentale per me è il gruppo ed essere seguiti da persone dello staff che li aiutino in tutto quello che fanno".











