Rocchi non risponderà ai pm, Gervasoni sì: le ultime sull'inchiesta di Milano
Gianluca Rocchi non si presenterà davanti al pm Maurizio Ascione, Andrea Gervasoni sì. I due, entrambi autosospesi dopo l’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Milano per concorso - ma non tra di loro, non si sa con chi - in frode sportiva, scelgono due strade all’apparenza diverse. L’ex designatore, ha spiegato il suo legale, si avvarrà della facoltà di non rispondere: "Rocchi voleva presentarsi, ma ho deciso io di rinunciare perché, allo stato, non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mandato difensivo”.
Strada diversa per Gervasoni, braccio destro di Rocchi indagato per Salernitana-Modena della scorsa Serie B (nonostante fosse supervisore per la A, una delle tante stranezze dell’inchiesta) che, come ha spiegato il suo legale, l’avvocato Michele Ducci, risponderà alle domande. Solo su quella partita, non su altre, se il pm proverà a interrogarlo al riguardo.
Mentre fioccano le indiscrezioni e i retroscena, le gare all’attenzione del pm milanese - che sarà trasferito su sua richiesta nelle prossime settimane - restano quattro o cinque, tutte relative alle scorse stagioni. Avvolte nel mistero le carte del procedimento, che non vede indagati dirigenti dell’Inter né di altri club di Serie A: secondo indiscrezioni, nella famosa "riunione" di San Siro del 2 aprile 2025, Rocchi avrebbe discusso con altri componenti del mondo arbitrale. Un confronto che difficilmente potrebbe avere rilevanza penale. A lui e Gervasoni, la solidarietà di Dino Tommasi, nella sua prima uscita da designatore a Open VAR: “Un messaggio di vicinanza forte. Siamo sereni, cerchiamo di terminare con stabilità e determinazione il finale di campionato”.
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