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Nove gol, talento infinito. PSG-Bayern è un manifesto del calcio: l'andata finisce 5-4

Nove gol, talento infinito. PSG-Bayern è un manifesto del calcio: l'andata finisce 5-4
© foto di www.imagephotoagency.it
ieri alle 23:00Serie A
Michele Pavese

La magia della Champions, i grandi campioni che si esaltano nelle partite che contano davvero. Due squadre meravigliose e offensive, un livello tecnico semplicemente clamoroso, ritmi forsennati e occasioni continue. Paris Saint-Germain-Bayern Monaco è tutto questo e molto di più: la semifinale d'andata finisce 5-4, una serata indimenticabile.

In un momento in cui il calcio italiano si lecca le ferite per la terza esclusione Mondiale consecutiva e viene travolto dall'ennesimo scandalo, la Champions ha rimesso al centro il campo, il talento, la bellezza pura del gioco. Perché raramente si è vista una concentrazione così alta di giocatori capaci di saltare l’uomo, creare superiorità e trasformare ogni azione in potenziale pericolo.

Quarantacinque minuti folli
Il primo tempo è già manifesto di questa grandezza. Il Bayern di Vincent Kompany parte fortissimo, trascinato da un Michael Olise devastante (suo il gol del 2-2) e da un Luis Díaz a tratti imprendibile, con Harry Kane a cucire il gioco come un regista offensivo e ad aprire le marcature dal dischetto. Dall’altra parte, però, il PSG risponde con il talento puro di Khvicha Kvaratskhelia e Ousmane Dembélé (entrambi a segno), due interpreti diversi ma ugualmente devastanti nell’uno contro uno. Il georgiano è poesia in movimento: parte largo, si accentra e segna con naturalezza disarmante. Il Pallone d'Oro è caos creativo, imprevedibilità pura ma anche abnegazione. E poi c’è la nuova generazione, incarnata da Desiré Doué e Joao Neves, simboli di un PSG che oggi è squadra vera, matura, convinta. Tre a due all'intervallo, 45' da incorniciare.

Uno-due PSG, uno-due Bayern
Il secondo tempo amplifica tutto. Il PSG vola sul 5-2 (ancora con la coppia d'oro), ma il Bayern non si arrende mai. Colpisce, reagisce, torna dentro la partita con la forza dei suoi singoli (Upamecano e Diaz) e sfruttando il rilassamento dei padroni di casa. È una partita in cui si segna quasi a ogni tiro: non per errori difensivi, ma per la precisione e la qualità irreale degli attaccanti. Difese rivedibili, ma quando in campo ci sono giocatori di questo livello, la fase difensiva diventa quasi secondaria, schiacciata da un talento offensivo che sembra impossibile da contenere.

È stata una partita totale, senza pause, senza calcoli. Una sfida che ha esaltato Olise e Kvaratskhelia sopra tutti, ma anche Díaz e Dembélé, protagonisti di una notte che resterà a lungo nella memoria collettiva.

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