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E' finita la magia? Il Bologna dopo cessioni per oltre 80 milioni sta steccando la stagione della consacrazione. Cosa c'è dietro un'annata che per ora è un mezzo flopTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 00:00Editoriale
di Raimondo De Magistris

E' finita la magia? Il Bologna dopo cessioni per oltre 80 milioni sta steccando la stagione della consacrazione. Cosa c'è dietro un'annata che per ora è un mezzo flop

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale, conduttore per Radio Sportiva
Con sei punti conquistati negli ultimi due mesi, il Bologna è la seconda peggior squadra di Serie A contando i risultati di dicembre e gennaio. Bisogna partire da questo dato, dal fatto che solo il Pisa di Alberto Gilardino ha fatto peggio nelle ultime dieci gare, per analizzare il momento di una squadra che soltanto in autunno non pensava di ritrovarsi poco dopo il giro di boa in un campionato del tutto anonimo. La classifica dopo l'ultima sconfitta dice -10 dal Como sesto in classifica, ormai anche l'Atalanta che pure era partita malissimo sembra aver preso il largo. Arrivare tra le prime sette dopo 22 giornate sembra assai difficile e questo rende il ritorno in Europa possibile (di nuovo) solo in caso di successo nelle coppe. Il passo falso contro il Celtic così come la clamorosa sconfitta di Genova sono addebitabili a uno Skorupski tornato in campo come peggio non poteva, ma sarebbe un errore fermarsi qui nell'analisi di una stagione che doveva essere quella della definitiva consacrazione e che invece si sta trasformando in tutt'altro. Già, perché le premesse dopo la vittoria della Coppa Italia erano ben altre. La storico trionfo in finale contro il Milan s'era trasformato nel boost necessario per convincere Vincenzo Italiano a non raccogliere il posto lasciato vacante da Sergio Conceicao. A dire no proprio alla società rossonera per rinnovare il contratto con quella rossoblù. Una decisione che chissà se oggi l'allenatore nato a Karlsruhe rifarebbe dato che il Milan è lì, a -5 dalla vetta della classifica, e il suo Bologna naviga a metà classifica anche perché lui non sta riuscendo ad andare oltre come lo scorso anno, a overperformare. Ma soprattutto perché la società ha deciso di non investire su profili di livello più alto quando c'era da trasformare una bella sorpresa in una solida realtà. Per la seconda estate consecutiva il Bologna a inizio stagione ha chiuso la campagna trasferimenti con un saldo ampiamente positivo. Se nel 2024 era toccato a Zirkzee e Calafiori, questa volta sono stati Beukema e Ndoye i sacrificati per finanziare la campagna acquisti. Oltre 80 milioni di euro nelle casse della società rossoblù contando anche le uscite di Posch ed Erlic per definire acquisti per poco meno di 60 milioni. Innesti che, almeno fino a questo momento, non stanno dando nulla alla causa rossoblù. E qui arriviamo al punto. La campagna acquisti del Bologna è stato un mix tra giocatori in parabola discendente e scommesse ormai troppo rischiose per una società che dopo gli ultimi due anni non può più essere soddisfatta se disputa un campionato da metà classifica. Per il salto di qualità s'è puntato sul ritorno in Italia di Ciro Immobile un anno dopo che la Lazio l'aveva salutato e ceduto al Besiktas e l'acquisto di Martin Vitik dallo Sparta Praga. Sul ritorno in Serie A di Federico Bernardeschi tre anni dopo il suo trasferimento a Toronto e su quel Jonathan Rowe scelto per sostituire chi con Orsolini è stato il miglior calciatore rossoblù dell'ultima stagione. Una campagna acquisti che non ha migliorato la squadra, ad oggi i migliori acquisti sono Heggem e Zortea e non sono propriamente due giocatori che spostano gli equilibri. Difficilmente li sposteranno anche Helland e Sohm appena arrivati. Ad oggi il progetto sembra essersi arrestato sul più bello e chissà a questo punto come si svilupperà in futuro. Se in Primavera Vincenzo Italiano, dinanzi alla chiamata di un'altra big, risponderà di nuovo picche o questa volta deciderà di salire sul treno. Se il Bologna continuerà ad avere lo stesso appeal anche se magari non avrà più dalla sua le coppe come arma da mettere sul piatto per convincere i giocatori a dire sì. Perché è vero che la piazza e la storia renderanno sempre e comunque Bologna un posto speciale in cui cimentarsi, ma l'impressione è che quest'anno si sia sprecata una buona occasione per iscrivere stabilmente la squadra rossoblù al tavolo delle sette sorelle.