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Pierpaolo Marino: "Per l'Atalanta ultima chiamata Champions. Napoli? Senza infortuni era Scudetto"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 07:45Serie A
di Filippo Davide Di Santo

Pierpaolo Marino: "Per l'Atalanta ultima chiamata Champions. Napoli? Senza infortuni era Scudetto"

Domenica ci sarà Atalanta-Napoli, e la Dea vuole ancora una vittoria interna per riaprire il discorso Champions League. In esclusiva ai microfoni di TuttoMercatoWeb, ha parlato l'ex direttore generale nerazzurro e partenopeo Pierpaolo Marino: tra il momento di entrambe le squadre e anche qualche ricordo. Domenica Atalanta-Napoli: giusto definirlo uno scontro Champions? “Uno scontro diretto soprattutto per l’Atalanta: l’ultima possibilità di riaprire i giochi per la Champions League. Prima dell’arrivo di Palladino tutto sembrava compromesso, poi il mister ha fatto una media punti eccezionale dando questa chance importante. Ambiente e società ci sperano, e per il Napoli non sarà facile”. Palladino su quali aspetti si sta dimostrando all’altezza dell’eredità lasciata da Gasperini? “Appena è arrivato ha risolto la situazione dopo quello che è successo con Juric. Era una classifica inaccettabile per i valori dell’Atalanta. Ho visto insieme ai Percassi la gara ad Udine contro l’Udinese e fu una delusione totale. Lui ha riproposto quei “concetti gasperiniani” con l’obiettivo di buttare il cuore oltre l’ostacolo e l’Atalanta si è ritrovata. In campionato può fare un piccolo miracolo nonostante le difficoltà in Champions League”. Secondo lei l’Atalanta come ha gestito la questione Lookman? “I Percassi sono stati molto bravi a gestire questa situazione. Una società non si deve piegare ai capricci di questi giocatori: Bergamo l’aveva accolto portandolo poi sul tetto d’Europa. L’Atalanta ha dato una grande prova di forza e anche una lezione morale a tutti”. Sulla stagione del -6 (2011/2012) lei disse “questa Atalanta è più dura del cemento armato”: cosa ricorda di quell’annata? “Fu una stagione straordinaria. Nonostante la penalizzazione lottammo su ogni pallone e sfiorammo addirittura l’Europa: senza il -6 eravamo lì per giocarcela. Ricordo anche il 2014 che facemmo 6 vittorie consecutive riaprendo i giochi a sei giornate dalla fine dove i tifosi ci accolsero al casello di Bergamo dopo la vittoria di Bologna. Peccato che perdemmo in casa contro il Sassuolo in una bella giornata di sole: un po’ come il Brasile quando perse il Mondiale in casa con l’Uruguay. Però sono stante annate con grandissime soddisfazioni. Nutro grande stima e rispetto nei confronti della famiglia Percassi”. Che ricordi ha di Bergamo e dei bergamaschi? “Con il popolo bergamasco è stato un grande amore che è scattato dalla prima gara in casa contro il Palermo: aiutai i giardinieri a sistemare il campo nonostante la pioggia, e riuscimmo a far riprendere una partita a rischio rinvio che poi vincemmo. C’è stata grande empatia con la gente dell’Atalanta dove mi sono ritrovato nei loro grandissimi valori. Un viaggio bellissimo, mi hanno accolto anche quando sono tornato a Bergamo da dirigente dell’Udinese: uno striscione dove dentro c’era tanto affetto e andai proprio in Curva a salutare i tifosi”. Lei fu artefice dell’accoppiata Denis-Moralez: cosa ricorda di quelle trattative? “Quella di Denis fu una trattativa importante dove riuscimmo a portarlo a Bergamo spendendo 3 milioni di euro: “El Tanque” divenne poi il miglior cannoniere straniero in tutta la storia dell’Atalanta, e fare tanti goal alla Dea non era facile ai tempi. Maxi Moralez lo seguivo già dai tempi del Napoli avendo masticato molto calcio argentino. Insieme al capo scouting Beppe Corti lo portai all’Atalanta per 5 milioni. Entrambi formarono un grandissimo tandem: portarono risultati e spettacolo all’Atalanta. Mi ricordo quando vincemmo entrambe le partite contro l’Inter nel 2013, dove a San Siro vincemmo 3-4 dopo essere passati in svantaggio di due goal”. Cosa ricorda della “Festa della Dea”? “Ricordo quella serata del carro armato. Avevamo preso German Denis e i grandissimi ultrà dell’Atalanta ci fecero una sorpresa: ci trovammo un carro armato vero dove salimmo tutti insieme. Fu una serata indimenticabile dove erano presenti 20 mila tifosi atalantini: gli ultrà nerazzurri sono stati meravigliosi e li porterò per sempre nel mio cuore. Bergamo mi ha dato tanto”. E dell’arrivo di Facundo Parra con la mongolfiera? “Parra fu un parametro zero e fu preso per fare il vice-Denis. La mongolfiera non ha portato fortuna rispetto al carro armato (risata ndr).” Curiosità: vero che lei quando portò Lavezzi al Napoli nel 2007 lo soffiò proprio all’Atalanta? “Quando presi Lavezzi, Ivan Ruggeri (presidente Atalanta ndr.) si trovava li a Buenos Aires per comprarlo offrendo 4 milioni di euro. Io avevo il rapporto diretto con il giocatore attraverso Ramon Diaz che è stato un mio giocatore ad Avellino. Loro stavano trattando con il club, ma riuscimmo a portarlo a Napoli”. Parlando di Napoli e del “suo” Napoli, che ricordo ha tra lo Scudetto del 1987 e la promozione a Genova nel 2007? “Ho vissuto il ritorno da Ascoli Piceno dopo lo Scudetto e poi la notte della promozione del Napoli. Il Napoli era da quasi 10 anni che non era più in A, e la festa che fecero all’una di notte fu una cosa mai vista: per certi versi c’era più gente lì rispetto all’anno dello Scudetto. Vincemmo il campionato di Serie B, che ai tempi fu la più competitiva di sempre: c’era anche la Juventus che aveva ceduto soltanto Ibrahimovic”. Tornando al presente, come giudica il percorso del Napoli? “Io non sono d’accordo con quelli che etichettano come fallimentare l’annata del Napoli. Va fatto un grande applauso ai giocatori del Napoli che stanno dando tutto nonostante i tantissimi di infortuni: hanno lottato sempre per vincere. Giocare con queste problematiche diventa difficile anche per un mister come Antonio Conte”. Senza questi infortuni il Napoli sarebbe in piena lotta Scudetto? “Certo che si. Il Napoli in questa stagione ha riscontrato una trentina di infortuni complessivi. Senza questi problemi i partenopei potevano vincere questo Scudetto: è l’unica squadra che ha saputo fermare l’Inter, ma i ko fisici hanno influenzato non poco l’intera stagione. Al completo, poteva lottare fino in fondo”. La gara di Bergamo è l’ultimo crocevia per credere nel tricolore? “No, io penso che per lo Scudetto può fare ancora qualcosa il Milan. Il Napoli deve pensare solo alla Champions con quello che ha passato: bisogna solo che applaudire Antonio Conte e i suoi ragazzi. I tifosi sono stati fantastici visto il loro sostegno”. Quali sono secondo lei gli ingredienti perfetti del direttore generale per avere una grande intesa con società e allenatore? “Ci vogliono secondo me carisma, umiltà e pazienza”.