12 ottobre 1944, nasce Luigi Polentes campione d'Italia con la Lazio del '74
«Quando sai di esserti allenato come si deve, e giochi al massimo delle tue possibilità, nessun avversario ti può fare paura: se è più bravo di te vincerà il duello, altrimenti lo vinci tu», raccontava
. E in quella frase c'è tutto Gigi Polentes: massima serietà e impegno, sapendo però che nello sport si vince e si perde.
Luigi Polentes (San Giacomo di Veglia, 12 ottobre 1944 – Vittorio Veneto, 21 aprile 2011) è stato un calciatore italiano
Classe 1944, sangiacomese purosangue, Polentes cominciò a giocare a 15 anni nel San Giacomo, da dove passò subito al Vittorio, esordendo appena diciottenne in serie C, e giocandovi tre campionati.
Dopo due stagioni all'Empoli in C, nel 1968 passò al Perugia, dove giocò due anni in B.
A novembre 1969 il salto alla Lazio, in serie A. A Roma visse la parentesi più importante della sua carriera sportiva: sette anni tra A e B, con la storica conquista dello scudetto nel 1974.
Era la Lazio (che ieri sul suo sito internet ha dato la triste notizia ai propri tifosi) di Giorgio Chinaglia e mister Maestrelli. Visse la sua stagione di popolarità con grande serenità, facendo la vita di sempre, perché «mi sentivo sempre lo stesso: l'importante è avere il proprio spazio, né più, né meno».
Dopo un anno a Modena in B, il ritorno al Vittorio, con due stagioni in Promozione, prima di ritirarsi nel 1980.
Difensore roccioso, prima stopper e poi terzino. «Il più forte attaccante che ho incontrato era Boninsegna - raccontava - Stava fermo in area, ma se ti distraevi eri fritto».
La sua lealtà lo fece rispettare da tutti gli avversari. Una volta smesso, uscì dal calcio, anche se continuava a seguire le gesta del Vittorio, perché «quando faccio qualcosa mi piace farlo bene, e allora se mi stanco al lavoro, cosa posso insegnare alla sera sul campo di calcio?».
Fondò con alcuni amici le Vecchie Stelle Rossoblù, il sodalizio degli ex calciatori vittoriesi, di cui fu presidente a lungo: quando l'associazione visse un momento difficile, lo richiamarono alla presidenza per rimetterlo in sesto. Lo fece, e se ne uscì di nuovo.
La città si stringerà attorno al vecchio campione e amico, alla moglie Stanilla, alle figlie Paola e Daniela, ai generi, ai sei nipoti e alla sua famiglia al funerale di domani alle 9 a San Giacomo di Veglia.






