Palermo, Inzaghi: “Monza pronto per la Serie A. Grande partita, ma non decisiva”
Il big match di questa 30ª giornata di Serie B è senza dubbio Monza-Palermo, sfida due delle prime quattro formazioni del torneo cadetto. Un match, quello dello 'U-Power Stadium', che potrebbe ridefinire il volto della lotta per la promozione in Serie A. Queste le considerazioni della vigilia del tecnico dei siciliani Filippo Inzaghi nel corso della consueta conferenza stampa prepartita.
Mister, la presenza di circa 4.000 tifosi domani a Monza certifica la grande aspettativa della piazza per questo scontro diretto. Che valore attribuisce alla partita a nove giornate dalla fine?
“Sono molto contento perché penso che la nostra gente ci sia, perché la squadra ha trascinato i tifosi. Nelle ultime 17 partite abbiamo dimostrato di essere una squadra vera, con un’anima. Questa è la cosa che mi rende più felice, al di là della partita di domani e del risultato. Sappiamo l’importanza della gara, ma ora sappiamo anche che ci siamo: abbiamo riconquistato la nostra gente. Sappiamo vincere giocando bene e sappiamo vincere soffrendo. Perderemo ancora, ma la cosa più positiva da quando sono arrivato è che volevo si creasse tutto questo e ci siamo riusciti. Adesso siamo nelle mani di una squadra che ha un’identità, che ha grandi capitani e che ha capito cosa significa indossare la maglia del Palermo. Con questi tifosi basta combattere e lottare per conquistarli. La strada è tracciata: non so dove arriveremo e quando, ma questo è il primo grande risultato. Non era facile. Abbiamo lavorato tanto e puntato su questo gruppo che ci sta dando moltissimo: non vinci nove partite consecutive in casa, cosa mai successa nella storia del Palermo, e non perdi una partita su 17 per caso. Tutto questo ci deve rendere forti e orgogliosi, ma dobbiamo continuare a crescere. Andiamo a giocare una grande partita contro una squadra retrocessa dalla Serie A con un organico da Serie A, una corazzata. Però siamo forti anche noi e abbiamo un pubblico straordinario alle spalle. Sappiamo quanto conta la partita, ma qualunque risultato non deciderà nulla: mancheranno ancora otto finali”.
In questa fase del campionato c’è più pressione nell’inseguire o nell’essere inseguiti?
“Sono ragionamenti giusti, ma io penso soprattutto a quello che cerco di trasmettere ai ragazzi. Se non avessimo davanti due squadre da Serie A e un Frosinone che sta facendo molto bene, probabilmente con questi punti saremmo primi o secondi. Quest’anno però è un campionato anomalo, con squadre fortissime. Noi non dobbiamo guardare la classifica: abbiamo accorciato perché nelle ultime 17 partite abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Ma sappiamo anche che se molliamo anche solo un centimetro diventiamo una squadra normale, e questo non lo voglio. Mi fido dei miei ragazzi, sono felice di allenarli e orgoglioso di essere a Palermo. Sento la fiducia e vedo una squadra che lotta. Le difficoltà arriveranno, ma sono sicuro che venderemo cara la pelle”.
Arrivate a questo scontro diretto più vicini al Monza rispetto all’andata. Se l’aspettava?
“Otto partite fa avevo fatto una sorta di tabella con la squadra, anche scherzando, e speravo di arrivare a questo scontro diretto più vicini. All’andata quella partita ci è servita per capire che eravamo molto lontani dal Monza. Adesso ci siamo avvicinati sensibilmente ed è merito del lavoro della squadra. Questo ci deve convincere che siamo forti. Affrontiamo una grande squadra, ma avremo tantissimi tifosi e sembrerà quasi di giocare in casa. Abbiamo una grande opportunità per fare una grande partita. Non so come finirà, ma dirò alla squadra che l’anno scorso con il Pisa andai a Spezia e persi, ma in quella partita capii che saremmo andati in Serie A. Si può vincere o perdere, ma dobbiamo dare l’idea che ci siamo”.
All’andata il Monza fu nettamente superiore. Oggi il Palermo arriva con maggiore consapevolezza?
“È una domanda corretta. A ottobre era normale essere distanti dal Monza perché loro hanno praticamente una squadra da Serie A, con tanti giocatori che hanno fatto la A per anni ed erano più pronti di noi. Noi dovevamo avvicinarci con il lavoro, mese dopo mese, e penso che ci siamo riusciti. La differenza finora è proprio lo scontro diretto dell’andata, che abbiamo perso meritatamente ma che ci è servito per capire che dovevamo lavorare meglio. È servito anche a me per capire che andavano fatte determinate scelte. La strada sembra quella giusta, ma pretendo sempre di migliorare perché questa squadra può crescere ancora molto, anche grazie a tanti giocatori giovani”.
Nel Monza c’è anche Hernani, che lei conosce bene. Va studiata una marcatura speciale per lui?
“Con Hernani ho un feeling particolare, lo sento spesso. Se non avessi avuto Ranocchia probabilmente sarebbe qui con noi. Con lui ho passato un anno straordinario e ho fatto di tutto per portarlo a Reggio Calabria. Però se pensi di fermare solo Hernani, poi ti accorgi che c’è Pessina che fino a poco tempo fa era in Nazionale e ha vinto l’Europeo. Il Monza ha tanti giocatori forti. Per vincere servirà una grande partita di squadra, senza preoccuparci troppo dei singoli. Abbiamo grande rispetto per loro, ma se siamo lì a giocarci questo scontro diretto significa che abbiamo fatto qualcosa di importante”.
L’allenatore del Monza ha detto che il Palermo è tra i favoriti e che lei ha la capacità di farsi prendere i giocatori che vuole…
"Parliamo di cose serie (ride, ndr.). Io penso al Palermo, ma ho gran rispetto del Monza che ha a gennaio ha preso Cutrone, Hernani e Caso e quindi anche loro sono bravi a prendere i giocatori. Io sono convinto che siamo una squadra forte e faremo una grande partita”.
Questa partita si è preparata quasi da sola? Che cosa ha visto negli occhi della squadra? E quanti dubbi di formazione ha?
“Se avessi visto più impegno questa settimana mi sarei arrabbiato. L’impegno deve esserci sempre, non esiste il big match o meno: per noi sono tutte finali. Ho visto il solito atteggiamento e la stessa voglia di giocare da parte di tutti. Ho fatto i complimenti a chi è entrato nell’ultima partita perché i subentrati ci hanno dato tanto. I dubbi di formazione ci sono, ma sono contento che martedì si giochi di nuovo: qualcuno che non partirà titolare domani giocherà in quella gara. Per me chi entra è fondamentale. Ho 21 giocatori di movimento, più i tre portieri, tutti prontissimi. L’imbarazzo della scelta è un vantaggio”.
Come vive questo rush finale e come si gestisce lo spogliatoio in una fase così delicata?
“Sono molto orgoglioso di questi ragazzi. A fine partita, quando vinciamo, non guardo chi ha segnato o chi ha giocato ma chi non ha giocato. Ho sempre visto tutti andare sotto la curva e festeggiare con i tifosi. Ho cercato di creare questo gruppo, facendo sentire tutti importanti. Abbiamo una grande occasione. Spero che i ragazzi abbiano capito cosa potrebbe succedere a Palermo: sarebbe qualcosa che si porterebbero dentro per tutta la vita. Dobbiamo dare tutto. Dopo Carrara trovare i tifosi in aeroporto a mezzanotte e mezza per incitarci è qualcosa che succede solo a Palermo. Questa responsabilità deve renderci più forti”.
A Carrara ha elogiato i subentrati. Che giudizio dà sull’ingresso di Giovane e cosa si aspetta da chi ha giocato meno, come Vasic?
“Giovane ha dimostrato che in queste sei partite l’ho fatto giocare troppo poco. Gli ho fatto i complimenti davanti a tutta la squadra. È quello che devono fare i giocatori quando entrano: lui si allena sempre al massimo, giochi o non giochi ha sempre lo stesso atteggiamento. Lo stesso vale per Vasic. Io vedo queste cose, ma purtroppo devo fare delle scelte. L’atteggiamento di ragazzi come Giovane, Vasic e Corona sarà fondamentale. Ho detto a Giovane che magari i suoi dieci minuti possono essere decisivi per il nostro sogno. Quando un giocatore ti dimostra che lo hai fatto giocare meno del dovuto, ha già vinto”.
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