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Daniele Conti si racconta: "Andarmene da Roma e dai paragoni con mio padre fu la chiave"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 11:23Serie A
di Niccolò Righi

Daniele Conti si racconta: "Andarmene da Roma e dai paragoni con mio padre fu la chiave"

Dalla Roma al Cagliari, nel segno di papà Bruno. Daniele Conti si è raccontato questa mattina a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo la sua carriera e in particolare l’addio ai giallorossi in gioventù per approdare in Sardegna e diventarne una bandiera. Queste le sue parole: “Andare via da Roma e dai paragoni con mio padre è stata la chiave per farcela. Avere un papà così è stato scomodo. Devi andare al doppio degli altri per toglierti l’etichetta del raccomandato e del “figlio di”. A Roma poi, ancora peggio. Io in giallorosso ho esordito in Serie A, ma poi sono stato contento di andare via. Avevo bisogno di fare il mio percorso. Papà mi portava sempre in spogliatoio, fin da piccolissimo - continua il racconto parlando del padre Bruno -. Una volta il presidente Dino Viola mi chiese con che maglia avrei voluto vedere mio padre, che al tempo era in scadenza. Gli risposi che avrei scelto il Napoli, perché c’era Maradona. Due ore dopo gli aveva già rinnovato il contratto. Io e lui parlavamo poco di pallone, mi diceva solo che prendevo troppi cartellini”. Sul Cagliari: “Ci ho giocato 16 anni, raccogliendo 464 partite. Salutai con la retrocessione in B nel 2015. Mi sarebbe piaciuto chiudere in maniera diversa, sono stato male per Cagliari e per i nostri tifosi. Non ho festeggiato perché non c’era niente da festeggiare. Era un giorno triste per la Sardegna, mica per me che smettevo. In carriera sarei potuto tornare alla Roma, a Napoli, a Firenze, in Germania, una volta Ranieri mi chiamò anche al Monaco, “come faccio a lasciare questa gente” gli dissi. Sapevo che lui poteva capirmi. Cellino? Ha sempre avuto fiducia in me e mi ha sempre difeso. Poi era particolare, fissato con la scaramanzia. Una volta giocai con un paio di scarpe viola, venne da me e mi disse: “Se perdiamo te le brucio”. Vincemmo, ma non le ho mai più messe per sicurezza”.