Guidonia, Lucchesi: "A Roma c'è spazio per una terza squadra ma serve tempo"
Ascolta il podcast
tmwradio /
00:00
/
00:00
Fabrizio Lucchesi, direttore generale del Guidonia Montecelio, è intervenuto nel corso dell'appuntamento mattutino della trasmissione A Tutta C, in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre.
Fabrizio, vorrei partire da questa sfida che stai portando avanti con il Guidonia: capire se a Roma, città di due giganti come Roma e Lazio, possa esistere una terza realtà con una propria identità. Qual è il percorso e quali sono le difficoltà?
"L’analisi deve partire da dati oggettivi. Roma, dopo Londra, è la più grande metropoli della vecchia Europa. I numeri ci sono per avere un bacino d’utenza che possa sostenere una terza squadra. A Londra ci sono sette-otto squadre professionistiche. È chiaro che le risorse finanziarie sono diverse, ma i numeri consentono questo tipo di progetto.
In passato però altri tentativi nella Capitale non hanno avuto continuità. Serve innanzitutto una proprietà solida e una visione di lungo periodo. Non un progetto del tipo “oggi ci siamo, domani forse”. Alla base ci devono essere le infrastrutture. Noi abbiamo scelto di partire da lì, abbiamo lavorato sullo stadio di Guidonia, che a giugno sarà pronto, in attesa del Flaminio, una struttura in grado di ospitare eventi di Serie C o Serie B. Poi inizieremo i lavori sul centro sportivo e, passo dopo passo, costruiremo anche un settore giovanile. Roma e Lazio prendono una parte di questo enorme bacino, tante squadre d’Italia vengono a pescare a Roma. E allora mi chiedo: perché una parte di questo percorso non può riguardare anche noi?".
È un progetto che richiede tempo e investimenti importanti.
"Certo. In una prima fase serve qualcuno che finanzi l’operazione, la sviluppi e la renda sostenibile. Il meccanismo va messo in moto e servono anni prima che inizi a restituire qualcosa. Questo è il percorso che abbiamo iniziato e che stiamo cercando di portare avanti".
La tua presenza facilita il dialogo con Roma e Lazio. Ma come vivono i due club l’idea di una terza realtà nella Capitale?
"Secondo me in maniera positiva, perché possiamo essere anche uno strumento al loro servizio. Se noi lavoriamo su un target diverso dal loro, non c’è sovrapposizione. Roma e Lazio avranno sempre il target di primissima scelta. Ma hanno 25 ragazzi ciascuna nei loro settori giovanili. E tutti gli altri milioni di giovani dove vanno? Noi possiamo essere un bacino su cui anche loro possono attingere. Abbiamo rapporti cordiali con entrambe e non c’è conflittualità. La convivenza è nell’interesse nostro e anche loro".
Arriviamo al tema chiave: l’identità. Il Guidonia può davvero costruirne una propria?
2Questo è il vero nodo. Oggi nel Lazio il tifoso è al 90% romanista o laziale, poi simpatizza per altre squadre. Il nostro sostenitore oggi è tifoso di Roma o Lazio e poi diventa del Guidonia. Ci vorranno anni affinché qualcuno dica: “Io tifo Guidonia e poi simpatizzo per Roma o Lazio”. Oggi è l’opposto. È un percorso lungo, come è successo al Chievo o all’Empoli. All’inizio erano tutti tifosi di Verona, Fiorentina o Juventus. Ci sono voluti 10-15 anni, ma poi si è creata un’identità vera".
Vedi il rischio che il Guidonia possa diventare una sorta di seconda squadra di Roma o Lazio?
"È una scelta strategica che potrebbe arrivare un giorno. Le grandi squadre hanno bisogno di un serbatoio per far crescere i giovani. La Serie C è un palcoscenico importante per la maturazione dei talenti. E il Guidonia è a Roma, questo è un valore enorme".
Prima di salutarci, una riflessione sull’Alcione, che sta provando a ritagliarsi uno spazio a Milano accanto a Inter e Milan.
"È una società seria e sana. Ho conosciuto la proprietà e il presidente, una persona di grande preparazione. È uno di quei dirigenti che porta opportunità e visione. Milano è una città più piccola di Roma, ma con più risorse economiche e finanziarie. Sono realtà diverse, ma entrambe possono fare bene se il progetto è serio e strutturato".
Altre notizie
Ultime dai canali
Primo piano






