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Milan: il lavoro di Allegri (e l’opzione Real). Inter, la memoria corta sui nerazzurri di Chivu. Juve, Spalletti e l’importanza del rinnovo. De Rossi, il Var e la lezione del BayernTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Fabrizio Biasin

Milan: il lavoro di Allegri (e l’opzione Real). Inter, la memoria corta sui nerazzurri di Chivu. Juve, Spalletti e l’importanza del rinnovo. De Rossi, il Var e la lezione del Bayern

Parttiamo con un refuso. Se ve ne siete accorti significa che siete attenti e, quindi, bravi. Se non ve ne siette accorti sappiate che ne ho già piazzati due per vederre se siete attenti. E siamo a tre. Basta, il gioco ha già ampiamente rotto le balle. E veniamo al calcio. Alle nostre cose. Alle polemicucce. Al caos che tanto amiamo anche se diciamo che “no, non lo vogliamo, dateci un calcio migliore”. Sì, certo, come no. Nella nota trasmissione dove gli arbitri assolvono loro stessi hanno detto “Ricci nel derby non ha commesso alcun fallo da rigore”. Ed è giusto ascoltare ed accettare quel che dicono. Perché non è che ti possono piacere solo quando ti danno ragione, gli arbitri. E, quindi, ok, tutto giusto. Anche a Lecce in Lecce-Cremonese? Sì, dicono che anche lì son stati bravi. Che è giusto così perché “il var non doveva intervenire”. Lo stesso var che fino a due settimane fa interveniva ovunque, ma ora non deve più intervenire, solo in caso di evidente errore. Prima invece poteva intervenire anche senza evidente errore. Ma prima ancora no, non poteva intervenire. In questa stagione in effetti hanno già cambiato un’infinità di volte: “Non deve intervenire se non in casi eccezionali”, ma poi “deve dialogare più spesso con l’arbitro”, ma anche “non deve interferire con le decisioni di campo se non in caso di clamoroso errore”, e pure “deve dare il suo contributo”. E quindi deve farlo. Non deve farlo. Deve farlo. Non deve. E a volte anche il guardalinee può e deve dare una mano. Anzi no, non è vero. Boh. Ecco, nella nota trasmissione in cui gli arbitri assolvono loro stessi dovrebbero riconoscere che, sì, loro hanno quasi sempre ragione, ma in relazione a un protocollo che in maniera del tutto non-ufficiale e del tutto inaccettabile, in questa stagione, è stato stravolto tante, troppe volte. E questa cosa non può fare altro che creare confusione nei tifosi che osservano, ma anche e soprattutto negli stessi arbitri o varisti che ogni volta non sanno a che protocollo del menga devono fare riferimento: l’ultimo? Il penultimo? Il prossimo? Mah. Il Como. Il Como lo riassumiamo con un esempio (uno tra i tanti che potremmo fare): Lucas Da Cunha, 24 anni, pagato 400 mila euro nel gennaio 2023 e tra i migliori centrocampisti del campionato. Dicono “Il Como? Facile con i soldi”. E dicono boiate. E mentre le dicono il Como moltiplica il valore di ogni singolo euro investito. E questo vale a prescindere dal sogno quarto posto. “Facile con i soldi”. No, facile con chi li sa spendere, i soldi. De Rossi. De Rossi lo riassumiamo con i 90 minuti di Genoa-Roma 2-1. Viene diffuso l’11 del Grifone e il pueblo sbraita: “Ma che formazione è mai questa? Ma che fa, si scansa?”. E invece no, banalmente, De Rossi si dimostra enorme stratega, incarta il ben più esperto Gasperini e nel match che a suo tempo gli costò il posto in giallorosso dimostra di essere un grande: grande gestore, grande psicologo, grande promessa della panca. Allegri. Allegri è una sorpresa solo per chi non ha capito chi è Allegri, ovvero uno dei migliori tecnici in circolazione da tanto tempo. E se pensate “non fa giocare bene il suo Milan” limitate il ragionamento a un aspetto che certamente ha una sua importanza, ma arriva molto dopo altre questioni. Allegri riesce a trasmettere la sua idea di calcio? Eccome se ci riesce. Allegri è bravo a capire le partite e gestire i 90 minuti? Eccome, comprende punti di forza e punti deboli dei suoi avversari meglio di chiunque altro. Allegri è bravo a comunicare? Eccome, non si mette quasi mai in situazioni complicate e mai si aggrappa agli alibi, anche quando potrebbe. Allegri dà valore a ogni componente della sua rosa? Sì, non esclude nessuno, lavora con quel che ha. E infatti lo corteggia il Real (è così). La Juve sta per annunciare il rinnovo di Spalletti e fa benissimo. Scelta doverosa a prescindere da come finirà la stagione e che distingue una dirigenza forte da una che si fa condizionare dai risultati. Che la Juve conquisti o non conquisti un posto nella prossima Champions ha bisogno assoluto di una guida che sappia costruire qualcosa di solido. E quella guida già ce l’ha. Per il resto si tratta di garantire un mercato – il prossimo - non tanto dispendioso, semmai minimamente più logico di quelli che hanno portato un sacco di nomi sfavillanti e, però, molto poco funzionali. La Roma. La Roma vive un contrasto tra un tecnico bravissimo ma perennemente insoddisfatto e una dirigenza a disposizione e però anche in difficoltà, proprio per quella eterna insoddisfazione. Gasp è un fenomeno che non smette di pretendere e non si accorge che quel che gli è stato dato è già moltissimo. A fine stagione è probabile che ci si ritrovi di fronte a un importante bivio: una Roma con Gasp ma senza Massara, o una Roma con Massara ma senza Gasp. Più facile la prima (e occhio a Giuntoli). L’Inter. Il 30 giugno 2025 l’Inter del tecnico “esordiente” Cristian Chivu viene eliminata negli ottavi del Mondiale per Club dalla Fluminense. Non tira una bella aria e prima del rompete le righe capitan Lautaro Martinez prova a dare una scossa allo spogliatoio: “Il mio messaggio è chiaro: chi non vuole restare all'Inter vada via, qui si deve lottare per obiettivi importanti". Buona parte dell’opinione pubblica è severa, parla di “squadra spaccata”, “gruppo alla deriva” e ipotizza un futuro più nero che nerazzurro. Guarda un po’, sono gli stessi che oggi minimizzano il primato in classifica a +7 sul secondo posto e “che brutta Inter”. Il +7 sul secondo posto non è affatto un obiettivo raggiunto ma “che brutta Inter” detto da chi solo otto mesi fa prevedeva l’apocalisse sportiva… fa abbastanza sorridere. Due cose su Atalanta-Bayern 1-6 1. Che il Bayern sia su un altro pianeta non è notizia di ieri. E in Europa, tra l’altro, i tedeschi sono in ottima compagnia. La disastrosa finale di Monaco ha azzerato ogni genere di ragionamento sensato, ma la verità è che per come è messo il nostro calcio (non bene) le due finali in tre anni dell’Inter sono state un vero miracolo sportivo. 2. Gli applausi dei tifosi della Dea sono quelli di chi negli ultimi anni ha vissuto momenti meravigliosi, ma non si è dimenticato da dove è partito. Sono gli applausi di un pubblico maturo che sa essere riconoscente anche dopo un 1-6. Sono una cosa realmente bella. E per nulla scontata.