Valerio Aprea: "Dietro l'esonero di De Rossi retroscena che neanche in Boris. Una barzelletta"
Valerio Aprea, attore e noto tifoso romanista, torna sulle sue parole seguite all'esonero di De Rossi come tecnico della squadra capitolina: "È un tema scottante e so di andare controcorrente ed essere impopolare, ma quella vicenda fu così grottesca che l’ho davvero accusata. Il fuoco sotto la cenere c’è ancora, ma davvero mi sono bruciato tanto e non solo per De Rossi, al quale voglio un bene incommensurabile: quello che gli hanno fatto è stata una barzelletta, ci sono retroscena che neanche in Boris, e questo mi rende impossibile credere ancora nel sistema. Mi sto leccando le ferite", ha detto in una intervista a Repubblica.
È stata la sua apocalisse calcistica: davvero non ha più rimesso piede allo stadio?
"Mai più, anche perché il lavoro in questo periodo mi ha consentito a stento di vedere le partite".
'Boris' e 'Smetto quanto voglio' tra i suoi successi sul piccolo e grande schermo
Valerio Aprea, è un attore romano legato a grandi successi nella commedia contemporanea. Il picco di fama arriva indubbiamente con il ruolo di uno dei tre sceneggiatori nella serie e poi nel film Boris - Il film (2011), ma è la saga di Smetto quando voglio (2014) e i suoi sequel, diretti da Sydney Sibilia, a consacrarlo sul grande schermo nei panni del latinista-lavapiatti Andrea De Sanctis. Tra le altre pellicole significative spiccano Moglie e marito (2017), il drammatico e toccante Figli (2020), basato sul monologo di Mattia Torre con cui Aprea ha un sodalizio artistico storico, e il recente Santocielo (2023).
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